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Calciomercato-choc: perché il Milan spende e l'Inter no?

Fassone e Mirabelli hanno rifatto la squadra, Suning si muove in silenzio. Ci sono ragioni tattiche, economiche e di filosofia calcistica

C'è una distanza siderale tra i fuochi d'artificio del mercato del Milan e il silenzio operoso dell'Inter. Qualcosa di assolutamente imprevedibile la scorsa primavera, vissuta nell'incertezza sulla consistenza del progetto cinese rossonero e nella certezza che la potenza di Suning avrebbe ribaltato le gerarchie a suon di milioni.

La realtà si sta rivelando molto diversa. Fassone e Mirabelli hanno speso in un battito di ciglia oltre 160 milioni di euro rifacendo la squadra e strappando alla Juve Bonucci con un colpo dal forte valore simbolico, oltre che tecnico. Sabatini, in silenzio, sta trattando e tessendo la sua tela che fin qui ha prodotto solo cessioni per sistemare i conti e accontentare l'Uefa oltre a Borja Valero Skriniar. Pochino per soddisfare la fame dei tifosi nerazzurri che si interrogano perplessi su come si sia ribaltato il mondo a Milano. Ma non erano quelli dell'Inter i cinesi ricchi?


Ovviamente il mercato è ancora lunghissimo e da qui alla fine di agosto Sabatini e Ausilio porteranno a casa qualche giocatore di alto livello, ma lo smarrimento della gente interista è comprensibile, così come si comprende benissimo l'euforia di quella milanista che sta assistendo al ritorno di una grandeur che ricorda l'impatto del primo Berlusconi: arrivo, spendo, compro quello che voglio e (forse) vinco. In realtà è bene spiegare che Inter e Milan oggi hanno due filosofie diverse sul mercato anche per ragioni tecniche ed economiche, aggiungendo che non sempre l'emotività porta a fare le scelte migliori.

Perché il Milan spende così tanto

Il Milan doveva rifare da zero una squadra indebolita da anni di campagne acquisti a saldo zero o quasi. Fassone e Mirabelli avevano davanti un compito arduo, innervare di quantità e qualità una rosa che Montella ha portato in Europa compiendo un piccolo miracolo. Bisognava fare tanto e in fretta, perché adesso viene il difficile, ovvero costruire una squadra logica in campo. Due mesi potrebbero non bastare, ma i dirigenti hanno messo il tecnico in condizione di poter lavorare.

C'era anche una piazza da riconquistare dopo due anni di tira e molla sul closing che avevano profondamente disamorato la gente. Può essere che non tutti i colpi siano azzeccati, però l'obiettivo di riaccendere l'entusiasmo è stato raggiunto e l'anno prossimo San Siro si annuncia pieno anche per il Milan oltre che per l'Inter.

Infine la questione economica, che è duplice. Da un lato la necessità assoluta di entrare subito in Champions League così da dare fondamento all'operazione di Mister Li, che nell'autunno 2018 sarà chiamato a rifondere Elliott dei tanti soldi prestati per prendersi il club e per finanziarne questo mercato. Il dentro o fuori è quasi da all-in pokeristico e Fassone si sta giocando tutto in una sola estate. Che è anche l'ultima senza controllo da parte dell'Uefa per i paletti del Fair Play finanziario.

Da ottobre sarà tutto diverso: il Milan cercherà di stringere il volountary agreement con la Uefa che consentirà alcuni sforamenti, ma di sicuro i numeri degli ultimi bilanci (-250 milioni in tre anni contro i -45 massimi permessi dalle regole) non consentiranno investimenti così massicci. Fassone conosce bene le pieghe del regolamento e si è mosso per tempo. Anche qui la scommessa è poter entrare in Champions League con la sua vagonata di soldi garantiti per far vedere all'Uefa che il piano di sviluppo (bocciato in primavera) non poggia solo su presunti introiti commerciali dalla Cina.

Perché l'Inter non sta spendendo subito

Al contrario l'Inter ha le mani ancora legate dall'Uefa pur avendo rispetto l'accordo del sostanziale pareggio di bilancio al 30 giugno 2017. Tanti hanno raccontato che sarebbe stata un'estate di investimenti senza limiti, sbagliando e confondendo le idee ai tifosi. Il Fair Play finanziario continua ad esistere e fino a quando l'Inter non aumenterà in maniera considerevole il suo fatturato non potrà permettersi di operare da grande club. La leva delle sponsorizzazioni è stata usata in questi mesi da Suning per soddisfare l'Uefa, però nel 2017-2018 il bilancio dovrà ancora essere in pareggio e senza i ricavi della Champions Legue che è stata sciaguratamente mancata la scorsa stagione.

Detto questo, la volontà di spendere da parte di Mr Zhang c'è e Sabatini è stato preso anche per questo. “Noi abbiamo fatto una scelta differente rispetto al Milan che ha ribaltato la rosa, ovvero integrare un organico che già la passata stagione ha dimostrato di essere competitivo” ha detto il nuovo coordinatore del club. Potrebbe essere una strategia intelligente se Spalletti saprà dare un senso logico laddove Mancini, De Boer e Pioli hanno fallito.

Però i tifosi vogliono anche il grande nome che è stato promesso per mesi, senza che nessuno smentisse, e difficilmente si accontenteranno del lavoro di recupero di giocatori che hanno profondamente deluso anche sul piano dell'attaccamento alla maglia. E poi c'è il paragone ad oggi imbarazzante con l'attivismo rossonero. Come si supera? “Ammiro quello che stanno facendo ma non sono un modello per noi” ha provato a rintuzzare Sabatini. E ancora: “Non ci facciamo influenzare dal Milan”.

Tutto vero, però adesso l'operosità in silenzio (“Ci si scatena anche così, non servono i fuochi d'artificio”) deve cominciare a trovare uno sbocco concreto. Sarebbe paradossale che nelle prossime settimane il Milan vedesse esplodere la propria campagna abbonamenti e l'Inter perdesse il titolo di squadra con il maggior seguito in Italia. Paradossale e un brutto colpo all'immagine del progetto Suning che già ha vissuto una prima stagione piena di errori e soldi buttati via

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