Il sogno, il saluto e le facce nuove strappate al City

Il poker di Icardi, la frangia di Perin, il saluto a Duccio e tutto il retroscena sull’arrivo di MatiCrack Segui Blucerchiando su Facebook e Twitter It was all a dream. Forse era tutto un sogno. Duccio che se ne va, …Leggi tutto

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Il poker di Icardi, la frangia di Perin, il saluto a Duccio e tutto il retroscena sull’arrivo di MatiCrack

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It was all a dream. Forse era tutto un sogno. Duccio che se ne va, un 6-0 in casa, Icardi che ne fa quattro, Pedro che segna il primo gol in serie A. In sette giorni può cambiare tutto e così è stato. Sampdoria – Pescara si è giocata in un clima surreale, lo speaker ha annunciato le formazioni con voce cupa, il minuto di silenzio è stato avvertito nelle ossa insieme al freddo di Marassi. Lentamente l’atmosfera si è scaldata, sempre di più, sfociando in una goleada gustosa, farcita di “grazie”. Non poteva esserci saluto migliore in una giornata che resterà comunque nella storia della Sampdoria. La sciarpata a fine primo tempo, con le immagini di Duccio e lo stadio che intonava “Lettera da Amsterdam”. E poi tanti gol nonostante le tante parate del cantante dei Finley, i titoli sul nostro “bimbo d’oro” di Rosario, come Messi, che ha segnato un poker in campionato, come Messi, e che riempie le prime pagine dei quotidiani argentini. Come Messi.

Gli occhi sono su di lui, classe 1993 che adesso viene conteso anche dalle nazionali. Prandelli lo ha chiamato a vestire la maglia azzurra. Lui ha risposto con titubanza, quasi a voler lasciare aperta una porta laccata d’oro. “Mi sento argentino, se l’Italia dovesse chiamarmi sarebbe una cosa positiva. Nel caso, vedremo, sceglierò la cosa migliore per me”. Frasi che suonano anche come “Sono argentino, mi sento argentino e voglio la nazionale argentina. Ma ho 19 anni e ho capito che in tante situazioni le scelte vanno fatte valutando più fattori, fattori che io da solo non riesco a valutare”. Quel che è certo è che in Argentina il nome di Mauro Icardi è sempre più presente sulla stampa sportiva nazionale. La proposta di Prandelli ha allertato il calcio albiceleste, preoccupato di perdere un potenziale fenomeno. Difficile però che Maurito scelga la maglia azzurra, lui che cresciuto in Spagna, nelle Canarie, ha sempre rifiutato ogni possibilità di iniziare a giocare con le giovanili spagnole. Credo anche che sia giusto così, inutile dire “con Balotelli, El Sharaawy e Icardi sarebbe un gran attacco”. Si parla di nazionali, Icardi è argentino. Non togliamoci anche queste certezze, il calcio moderno è già abbastanza sgradevole e falsato così.

Benvenuto Matias Rodriguez

Lo chiamano MatíCrack e sulla sua nazionalità non c’è alcun dubbio. E’ nato a Buenos Aires, due mesi prima che l’Argentina di Diego Armando Maradona vincesse la Coppa del Mondo in Messico. Una carriera atipica la sua, terzino destro che con gli anni è diventato sempre più offensivo. Tifava Boca, voleva il Boca. Nelle giovanili ci era arrivato ma poi, nel 2006 aveva iniziato a girare il mondo. Va in Ecuador, arriva in Austria. Niente da fare. Alcuni dicono che è dotato di buona tecnica ma che resta un “ibrido”: troppo esile per la difesa, troppo poco offensivo per l’esterno alto. In lui però crede il Nacional di Montevideo e nel 2008 inizia la sua carriera in Uruguay. Matias Rodriguez, MatiCrack, è tutt’altro che ibrido e inizia a rendere eccome con la maglia Tricolores. Lo nota l’Universitad de Chile che lo acquista nel 2010. Con la “U” Rodriguez raccoglie 92 presenze e segna 20 gol diventando uno degli idoli della tifoseria.

Vince 3 campionati, 1 copa sudamericana e per tre volte arriva in semifinale di Libertadores. La sua facilità di corsa lo fa notare dai grandi club e nel dicembre 2011 un’osservatore del City va allo Estadio Nacional de Chile per seguirlo da vicino in occasione della gara contro il Cobreloa che consacra la “U” campeon. Il parere è positivo e la trattativa entra nel vivo. Mancini dà l’ok ma l’Universitad coglie la possibilità di monetizzare e inizia un’asta sottobanco. MatiCrack viene proposto anche al Benfica che si inserisce nell’operazione. A seguire i procuratori collaborano ad aumentare il prezzo coinvolgendo nei rumors anche Lazio, Udinese, Parma e Schalke 04. In estate il City si stanca ed esce dai giochi ma il prezzo di Matias Rodriguez è ormai fissato: 7 milioni di dollari. La “U” non vuole scendere di prezzo, Rodriguez è amato dai tifosi, trattenerlo non è un problema. Tutto si raffredda e forse dalle parti di Santiago, qualcuno si rende conto di aver sbagliato i calcoli. Tutto resta fermo fino a giovedì sera, giorno in cui nella sede del club cileno, intorno alle 22, arriva l’offerta ufficiale della Sampdoria: 4,2 milioni di dollari.

La sua confessione è affidata al giornale cileno La Tercera: “Giovedì è arrivata l’offerta, per me era l’occasione della vita. Ho parlato con il mio procuratore e mi ha detto che dovevo cogliere l’occasione al volo, che il club aveva già trovato l’accordo. Li ringrazio perché hanno capito l’importanza di questa opportunità”. L’ultimo pensiero dedicato all’Universitad de Chile: “Sarò sempre legato a questo club e spero di poter tornare un giorno a vestire questa maglia. Sarò sempre un tifoso della “U” e il mio primo pensiero se dovessi tornare in Sud America sarebbe per questo club”.

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