Derby alle 12,30? E noi quando beviamo?

Segui Blucerchiando su Facebook e Twitter Anno 2024. Genova. “Amore, svegliati…” “Mmmmm…” “Amore è tardi, devi svegliarti…” “Mmmm, ma che ore sono?” “Sono le tre di notte…” “E allora? “Ti sei dimenticato? Stanotte gioca la Sampdoria…” “Ouh belin…” Alzarsi in …Leggi tutto

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Anno 2024. Genova.

“Amore, svegliati…”
“Mmmmm…”
“Amore è tardi, devi svegliarti…”
“Mmmm, ma che ore sono?”
“Sono le tre di notte…”
“E allora?
“Ti sei dimenticato? Stanotte gioca la Sampdoria…”
“Ouh belin…”

Alzarsi in fretta e furia, felpa, sciarpa, due pan di stelle e via di corsa verso Marassi. Il calcio ultramoderno proprio non lo capisco, vendere i diritti televisivi in Usa ha portato nuovi soldi nelle casse della società ma tutto è diventato irreale, ovattato. L’anticipo delle tre di notte è quello che mi pesa e che odio di più. Siamo comparse dello stadio, cornice per chi ci vede e applaude dall’altra parte del mondo. Non siamo indispensabili ma se ci siamo il prodotto si vende meglio.

Poco importa dove va a morire la passione, la storia, i colori di una città. Alle 18 di Seattle adesso vanno matti per il calcio, comandano loro. E a nessuno interessa se non sanno neanche cos’è il meali. E’ stato un crollo verticale, da quel primo derby alle 12,30 del 2014 in un orario congeniale al mercato cinese.

Ma venissero qui loro a vedersi la partita. Magari portando anche un po’ di palanche per Genova. Gli potremmo mostrare la nostra storia, le nostre strade, farli innamorare di una città che muore ogni giorno di più. No, siamo noi che cambiamo i ritmi per loro. Incredibile.

Giocare alle tre di notte è follia pura. Capisco ancora il posticipo della mezzanotte, al sabato ci sta, ti mangi una pizza e fai serata. Ma il resto non tiene in considerazione la vita delle persone, le esigenze di chi per amore fa sacrifici economici e personali.

Tutto è iniziato lì.

Da quel derby alle 12,30.

Alle 12,30 di domenica tra l’altro, con il sabato sera a pesare sugli occhi e sul fegato. Un derby senza pre-partita, con doriani e genoani costretti ad allungarsi il latte con la vodka. Sbadigli in gradinata, segni del cuscino sulle facce hangoverate, meno tensione del solito. Il derby alle 12,30 fu il primo senza un pre degno della tensione di un evento così speciale. Fu la fine, vera coltellata al blasone della stracittadina più bella del nord Italia, al tifo, al calcio.

Ricordo ancora la preoccupazione, le proteste. Un problema di valori.

“E noi? Quando beviamo? Alle 9?”
“Questo è il messaggio che vogliamo dare ai nostri figli? Al derby sobri?”
“Avete avvantaggiato loro che con la stagnola dei panini ci hanno fatto coreografie per anni”
“Ho saputo di persone che hanno fatto l’after e ora sono morte”
“Che i cinesi vengano a vedere le due ore prima del derby e a farsi un’idea di quanta gente lavora con birre e panini prima e dopo una partita…”

Se solo avessero saputo, se solo avessero immaginato come sarebbe finita dieci anni dopo…
Il mio problema è quello di tutti coloro che la amano: c’ero, ci sono e ci sarò.
Stanno facendo di tutto per toglierci dallo stadio e portarci in poltrona.
Ma non ce la faranno: ho un’amore che mi sveglia per un amore che mi tiene sveglio.
Anche alle tre.

 

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