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Calcio

La crisi di Allegri: Juve come il Milan nel 2012. E' l'uomo giusto?

La parabola dei bianconeri ricorda quella dei rossoneri post cessioni di Ibra e Thiago. E anche allora i dirigenti chiedevano lo scudetto subito

C'è una sinistra coincidenza tra la parabola della Juventus in questo avvio di stagione e quanto accadde al Milan nell'autunno del 2012. Richiami che dovrebbero allarmare Allegri e i tifosi juventini, perché allora come oggi si discute delle difficoltà di avvio di squadre profondamente cambiate dal mercato estivo, protagoniste della chiusura di un ciclo con la partenza di molti punti di riferimento in campo e spogliatoio e obbligate, per rango e obiettivi dichiarati, a non potersi permettere processi di crescita troppo lunghi.

La rivoluzione Milan e lo scudetto di Galliani

Quello che sta accadendo alla Juventus di Max è molto simile a quanto accadde al Milan di Allegri tre anni fa. Allora Berlusconi e Galliani avevano deciso di voltare pagina dopo un biennio coronato da scudetto e secondo posto con polemiche. Questioni anagrafiche e di bilancio avevano spinto lontano da Milanello Ibrahimovic e Thiago Silva, sacrificati per sistemare i conti, insieme alla pattuglia dei senatori spazzata via dalla politica dei mancati rinnovi: Seedorf, Nesta, Zambrotta, Van Bommel, Gattuso e Inzaghi.

Una rivoluzione per nulla indolore, accettata da Allegri con spirito di condivisione aziendalista ma subita nella certificazione della mission se è vero che a Galliani erano bastati i colpi last minute di agosto (Niang, De Jong e Bojan) per pizzicare il tecnico e la sua diagnosi sulla distanza dalla Juventus campione d'Italia: "Allegri si deve preoccupare perchè l'obiettivo del terzo posto non è più quello - aveva detto -. Adesso deve lottare per vincere, con gli ultimi colpi il Milan ha colmato il gap". Era il 31 agosto.

Anche oggi Allegri pensa che alla Juve serva tempo ma...

L'analogia con le ultime settimane a Vinovo è impressionante. La Juve post-Berlino ha scelto di aprire un nuovo ciclo lasciando partire Pirlo, Tevez e Vidal (oltre a Storari col suo peso nello spogliatoio). Ha investito in giovani che hanno un futuro certo, ma che oggi necessitano di tempo per crescere sia individualmente che come gruppo. Allegri non smette di ripeterlo spiegando così anche tanti errori che stanno condannando la Signora all'anonimato in classifica.

E il club? I richiami recenti di Marotta all'obbligo di pensare alla vittoria ricordano molto le parole di Galliani. Allegri si è allineato - anche perché obiettivamente il mercato Juve di quest'anno è molto più ricco di quello del Milan del 2012 -, ma la sintesi del suo pensiero è quella espressa dopo la beffa patita dal Frosinone: "Se non hai esperienza rischi di pagare e se non cresciamo in fretta possiamo vincere o perdere contro chiunque". Ovvero sbancare Manchester e poi fare zero vittorie in casa contro Udinese, Chievo e Frosinone.

Juve 2015 e Milan 2012: stesso andamento lento

L'ultima analogia la regala la classifica che, come tradizione, non mente. Il Milan della rivoluzione gestita a fatica da Allegri aveva raccolto la miseria di 6 punti nelle prime 5 giornate perdendo a San Siro contro Sampdoria e Atalanta e lasciando le penne anche a Udine. Sarebbe andata a passo lento fino al mercato invernale, salvo poi essere risvegliata da Balotelli e dai suoi gol nella volatona finale da 35 punti in 16 giornate con playoff Champions acciuffati all'ultimo tuffo.

La Juventus di Allegri viaggia più o meno alla stessa velocità: 5 punti in 5 partite, rendimento casalingo deficitario e qualche picco in trasferta certificato dalle vittorie a Manchester e Marassi. Max ha nel mazzo le carte per accelerare il processo di crescita anche senza aspettare gennaio. La prima domanda alla quale deve rispondere, che è anche il dubbio che attraversa moltitudini di tifosi juventini, però rimane questa: è in grado di traghettare la Juve dal passato al futuro?

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