Calcio

Le parole che non ti ho scritto...

... ovvero, ecco cosa il presidente della Figc aveva in mente davvero per la lettera aperta alla Juventus pubblicata da Tuttosport prima di Italia-Repubblica Ceca

La nazionale sarà ospitata per la prima volta dallo Juventus Stadium per una gara ufficiale. Un debutto dai mille significati che ha spinto il presidente della Figc, Giancarlo Abete, ad occupare un’intera colonna sulla prima pagina di Tuttosport per spedire una lettera aperta alla società bianconera e ai suoi tifosi.

Novantatré righe scritte in perfetto stile democristiano, celebrando l’impianto “modello di riferimento per tutto il calcio italiano” e il “coraggio e la lungimiranza” di Andrea Agnelli, citando il Grande Torino e Gaetano Scirea, giusto per non fare torti a nessuno. Glissando senza troppo pudore sul tema caldo della questione.

Perché è vero, ed è legittimo, che la Figc affermi di provare gratitudine e affetto per una società che ha garantito la spina dorsale di tante nazionali vincenti (e non) e che è sempre stata un punto di riferimento per tutti. Però ad Abete Giancarlo, la cui capacità di restare sempre in equilibrio è nota dagli anni Settanta e Ottanta (trascorsi in Parlamento) e in Federcalcio dal 1989 (siamo quasi alle nozze d’argento), non può certo sfuggire il significato della presenza sua e della Nazionale in casa della Juventus oggi.

Con quale spirito, ad esempio, varcherà la soglia dello Juventus Stadium passando sotto l’effigie che immortala i 31 scudetti rivendicati da Agnelli e dalla Juve? Dirà qualcosa? Si dissocerà? O farà pubblica ammenda per le “non competenze” continuamente opposte ai ricorsi bianconeri?

Un dilemma difficile da risolvere e che ha rovinato il sonno di Abete. Noi siamo in grado – con uno scoop straordinario – di mostrarvi le due lettere che il presidente della Figc aveva scritto a Tuttosport nel corso di una lunga e tormentata notte. Poche righe, parole chiare e senza possibilità di interpretazione. Abete le ha vergate di suo pugno prima di provare a chiudere occhio. Noi ve le proponiamo per come le abbiamo ricevute.

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Ps: La nostra fonte ci ha rivelato che, preso dall’incertezza su quale posizione tenere, Abete Giancarlo ha tormentato carta, penna e calamaio per tutta la notte. Solo verso l’alba è riuscito a prendere sonno. Si è svegliato tutto sudato che erano già le dieci del mattino. Terrorizzato è corso nella hall dell’albergo che lo ospitava e ha sfogliato Tuttosport. Fortunatamente per lui era ancora il solito, vecchio, Giancarlo…

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