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Calcio, serie A, 6^ giornata

Perché tifiamo per il Napoli, Cavani ed un campionato un po' meno prevedibile - le foto della 6^ giornata -

Cavani esulta dopo il rigore decisivo contro la Sampdoria (Credits: LaPresse/Francesco Pecoraro)

Tifiamo il Napoli e il suo Matador a scadenza, Cavani che tra qualche mese andrà a farsi coprire d’oro altrove. Speriamo nell’Inter e nella magia fragile e intermittente, a scadenza, che può darle Cassano. Respiratore artificiale di un campionato nel quale, non è difficile da capire, non riusciamo a credere, tanto parte soggiogato dalla tirannide bianconera. Asfaltata anche la Roma, passando sopra come un treno a mille, in fondo sterili, polemiche retrodatate.

Non si sa bene a quale santo votarsi nel deserto di una classifica che non offre grandi speranze con il Milan a -9 e a meno di tutti i suoi guai che lo rendono una squadra normale, dalle ambizioni ridotte.

La Lazio ha ripreso la sua andatura da squadra seria e lo è. Ma è anche corta e piccola di qualità, come in fondo il Napoli quando sarà chiamato a grandi e lunghe guerre di trincea. Insomma, in un lunedì un po’ grigio di pessimismo cosmico, ci pare di essere qui a trastullarci con le pie illusioni. Non c’è da noi quest’anno una squadra in grado di fare la cresta alla Juventus che prima o dopo scapperà via, oppure deciderà di autodistruggersi. Unico caso che potrebbe aprire altri discorsi, ma capite anche voi quanto complicato.

Per trovare qualcosa bisogna tuffarsi (e accontentarsi) del midollo del campionato, dove la bella Fiorentina non possiede ancora la necessaria solidità. Dove il Cagliari con tutti i suoi guai in parte autoindotti, si candida sul serio ad essere il contrario della Juventus. Cioè la squadra che chiuderà stabilmente la classifica. La classe media, cioè quella che di solito dà la misura al valore di un campionato, non si vede. A meno di non voler considerare tale una comunque tosta Sampdoria, un Torino che per una volta esagera addirittura, un Palermo che non riesce a vivere in modo normale e non ci riuscirà mai. Non resta che seguire piccole stelle, storie individuali di giocatori da leggere in controluce dietro la classifica.

Come quella di Alberto Gilardino che ha fatto un sacco di strada, professionale ed economica, e a trent’anni è andato a disintossicarsi nella comunità di Bologna che di solito funziona con i suoi parchi che ti tolgono l’ansia di dosso. Come quella si Stephan El Shaarawy che sembra aver fatto esplodere il suo talento in un ambiente molto diverso, come il campo minato sul quale cammina il Milan. E chi ha 20 anni, le qualità e non troppe responsabilità addosso, visto che doveva essere la penultima ruota del carro, può anche riuscire a camminare leggero sugli inneschi. Come Marek Hamsik, che si era pigliato un anno sabbatico con un po’ di incazzatura dentro, visto che lo avevano incatenato al Vesuvio mentre chiamavano altre sirene. Non lo dice nessuno, ma la condizione non deve essere molto difesa da quella di Cavani: magari qualcuno gli ha già promesso che a fine stagione taglierà i lucchetti. Quindi meglio seminare luce il più possibile per poi andare a far raccolto altrove

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