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Bene Pistorius, ma preferisco le Paralimpiadi

Per la velocista paralimpica Giusy Versace, Oscar non rappresenta tutti gli atleti disabili

Oscar Pistorius nel meeting dello scorso 25 maggio in Repubblica Ceca (Credits: AP Photo/Petr David Josek)

La notizia è ufficiale: Oscar Pistorius sarà il primo sportivo con arti artificiali a partecipare alle gare di atletica delle Olimpiadi. La Federazione sudafricana lo ha convocato sia per la staffetta dei 400 sia per la gara individuale. Una gioia senza precedenti per l’atleta sudafricano, che poco dopo l’annuncio della federazione ha postato sul suo profilo twitter “E’ uno dei giorni più belli della mia vita: sarò a Londra per Olimpiadi e Paralimpiadi”.

Una notizia che ha fatto ovviamente il giro del mondo e che ha raggiunto anche chi, Oscar, lo ha visto correre sulle piste e lo conosce di persona. Come Giusy Versace (nipote di Santo, Gianni e Donatella), prima donna dell’atletica italiana a correre con protesi a entrambe le gambe (proprio come Pistorius) e ora in attesa di un pass per le Paralimpiadi.

Giusy Versace, la notizia è che Oscar Pistorius correrà sulla pista di Londra con gli atleti normodotati. Che effetto le fa?

“Sicuramente sono molto contenta per lui. Ci teneva moltissimo e se lo merita per il ragazzo che è, e per tutta la fatica che ha fatto. Oscar è cresciuto con le protesi e ha avuto da sempre l’ambizione di correre con gli atleti normodotati. Per me il discorso è un po’ diverso. Ho perso le gambe a 28 anni (in un incidente stradale ndr) e le Paralimpiadi le vedo già come il massimo della soddisfazione, D'altrone credo che se esistono delle categorie sia giusto rispettarle. Diciamo che se umanamente faccio il tifo per Oscar, sportivamente ho idee un pò diverse".

Cos’ha spinto Pistorius, secondo lei, a voler raggiungere a tutti i costi questo risultato?

“La sua è una volontà personale, non rappresenta quella di tutti gli altri atleti disabili. Si può vincere anche solo sfidando i propri limiti o primeggiando nelle proprie categorie. Io personalmente mi sento una vincente anche solo quando mi alzo ogni mattina e vado a correre con le mie protesi. Ho iniziato 5 anni dopo l’incidente. Volevo un modo per sentirmi viva, libera. L’emozione di tutti i giorni si è trasformata in competizione quando mi hanno detto che ero l’unica donna in Italia a correre senza entrambe le gambe e che potevo diventare un esempio per gli altri. In calabria, la mia terra, c’è ancora molto ignoranza nei confronti dell’handicap e ho voluto dare un segnale forte”.

Si è parlato, e se ne parlerà ancora molto, delle polemiche sull’uso delle protesi del sudafricano che darebbero (secondo la Iaaf) un vantaggio del 30% . Lei corre con protesi simili a quelle di Pistorius?

“I piedi di Oscar sono esattamente identici ai miei. L’azienda che produce le protesi è la stessa per molti atleti disabili, ma non sono i piedi a vincere le gare. Le protesi servono a riprodurre la spinta della caviglia e bisogna anche imparare ad usarle, altrimenti si può persino cadere. La differenza la fa tutta l’atleta: se sei forte, vai forte. Protesi o non protesi.

A fine agosto arriverà il momento delle Paralimpiadi, ci sarà anche lei?

“Io mi sono qualificata per i 100 metri e a Luglio proverò la qualificazione nei 200. Purtroppo dobbiamo aspettare il 5 di agosto prima che il comitato Paralimpiaco scelga gli atleti che possono partire per Londra. Tengo le dita incrociate perché sarebbe un’emozione incredibile. In questo senso il merito di Pistorius è aver acceso i riflettori sul fenomeno Paralimpiadi di cui molti ignoravano persino l’esistenza. Dico solo che forse non c’era bisogno di lui perché la gente scoprisse quanti atleti forti e pieni di talento ci sono nelle gare per disabili. La differenza rispetto ad Oscar è che lui, per accettarsi, ha avuto bisogno di sfidare il mondo.

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