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Basket, Pittis sull’Europeo dell’Italia: “Ecco perché non è andata bene”

A 7 giorni dal quinto posto a EuroBasket l'ex azzurro spiega il motivo per cui Gallinari e soci non riescono a sfruttare tutto il loro potenziale

E' passata una settimana e il quinto posto dell'Italia ai campionati europei di basket 2015 comincia ad assomigliare sinistramente al più al classico dei bicchieri mezzi pieni o mezzi vuoti. Un 6- sul compito in classe che non sai bene se tornare a casa contento e soprattuto se ti basterà per essere promosso alla fine dell'anno, che nel caso degli azzurri vuol dire guardagnarsi il pass per le Olimpiadi di Rio 2016, passando da un esame finale (il preolimpico) che potrebbe essere già un'impresa vista la possibile presenza di Francia e Serbia.

Ecco che allora, a mente fredda, si insinua il dubbio: "Ma siamo davvero sicuri che sia andata bene?". Abbiamo girato la domanda a Riccardo Pittis, 20 anni nel basket e 1017 partite in nazionale, che abbiamo incontrato alla presentazione di "Allenarsi per il futuro", progetto di formazione di Bosch e Randstad per i giovani liceali, di cui Riccardo sarà uno dei testimonial. Ecco cosa ci ha raccontato.

Riccardo, innanzitutto dicci cosa racconterai ai giovani che oggi si affacciano al mondo del lavoro?

“Le tre parole che mi hanno accompagnato in tutta la mia carriera: sacrificio, ovvero togliere qualcosa di piccolo da te stesso per ottenere qualcosa di ben più grande; perseveranza, soprattutto quando le cose vanno male. E poi fare squadra, che siginifica saper stare con gli altri”.

Cosa diresti invece agli azzurri? Eri stato uno dei più critici dopo la sconfitta contro la Turchia. Hai cambiato idea?

"Sicuramente c'è stata una reazione ma bisogna essere onesti: i difetti cronici di questa nazionale non si cancellano in un giorno, figuriamoci dopo una partita. L'Italia ha dei deficit chiari ed evidenti, soprattutto in difesa, e un talento offensivo immenso che però molto spesso non viene incanalato nel modo giusto. Così puoi perdere con formazioni che di talento ne hanno molto meno di te..”.

Tipo la Lituania?

“La Lituania è una formazione che senza ombra di dubbio ha meno talento fisico e tecnico degli azzurri, ma ha una chiara abitudine a giocare e gestire partite importanti. Proprio quello che servirebbe all'Italia”.

Quindi com’è andato l’Europeo degli azzurri?

“Non è andata bene e non è andata male. Resto convinto che avremmo potuto fare il risultato”.

Ora per le Olimpiadi si fa davvero dura?

“Erano duri anche i campionati europei, eppure avevamo le carte in regola per vincere una medaglia. Certo che ora con il rischio di dover battere la Francia, la Serbia e magari Turchia o Russia (se dovessero ospitare uno dei gironi, ndr) a questo punto la qualificazione è ancora più difficile”. 

Ha visto mancare qualcosa anche dal punto di vista dell’approccio mentale?

“La volontà c’è stata. Da quello che mi ha raccontato chi era sul posto i ragazzi si sono fatti veramente il mazzo. Sono stato il loro team manager in passato e devo dire che sotto questo punto di vista la crescita è stata esponenziale”.

E allora dove sta il problema?

“Manca quella capacità di gestire i momenti importantic he viene solo giocando un certo tipo di partite. E per questo non basta nemmeno l’Nba. O meglio, gran parte dell’Nba non è in grado di darti questa formazione..”.

In che senso?

“Che le squadre che puntano al titolo sono poche e purtroppo non sono quelle in cui giocano, o hanno giocato, i nostri giocatori. Lo stesso Belinelli non ha ricoperto agli Spurs il ruolo che gli è richiesto di coprire in nazionale “.

E Gallinari? 

“Il suo è un ruolo da protagonista a Denver, che però ormai da qualche anno è una squadra in fase di ricostruzione. Sicuramente Danilo ha qualcosa in più di tutti, soprattutto a livello di personalità e di presenza nei momenti importanti; ma anche questi sono talenti che hanno bisogno di essere allenati, cosa che la sua esperienza nel campionato italiano non gli ha permesso di fare completamente”.

A proposito di campionato italiano. Come vedi la prossima stagione?

“Vedendo i roster di quest’anno non mi sembra che il livello si sia alzato, almeno sulla carta. Non prendiamoci in giro, il problema è puramente economico. Oggi siamo la terza quarta scelta, a livello di nazione, per un giocatore di prima fascia". 

E’ questa la grande differenza rispetto alle nazionali della tua generazione?

“E’ evidente. Non è questione di essere più o meno forti. A quel tempo i club italiani dominavano in Europa, mentre oggi siamo dominati. La Lituania ha giocatori che giocano da dieci anni competizioni internazionali di alto livello, e così lo spagnoli. Purtroppo tutte le squadre con elementi abituati a essere protagonisti nelle loro squadre ci saranno sempre superiori in certi microdettagli che poi fanno la differenza”.

Eppure il successo televisivo degli Europei ha dimostrato che il basket in Italia può muovere denaro. Non basterebbe riportare i grandi giocatori per riaccendere l'interesse?

“Purtroppo gli sponsor attuali non hanno la forza di investire in qualcosa che non è in grado di dare un ritorno immediato a livello mediatico. Vedere la gente che viene al palazzo è bello, ma lo stesso calcio si sostiene sui diritti tv. Forse lì dovrebbe cambiare qualcosa”. 


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