meet_mike
Basket

Eurolega: Milano batte Malaga nella "Mike D'Antoni Night"

In occasione della vittoria sull'Unicaja, l'Olimpia ritira la maglia n°8 del suo formidabile play, poi coach Nba, presente con la famiglia

Non ricordiamo quale partita di playoff fosse, ma l'azione è perfettamente stampata nella memoria: in una delle frequenti rimonte dell'Olimpia Milano anni Ottanta, quando coach Dan Peterson chiamava la leggendaria difesa 1-3-1, Mike D'Antoni intercetta una rimessa da fondo campo, ma anziché appoggiare la palla facilmente al tabellone, torna rapidissimamente indietro in palleggio, oltrepassa la linea dell'arco e infila il tiro che vale un canestro da tre punti anziché due.

In quella prodezza c'è tutto il Mike D'Antoni giocatore e tanto di quello che diventerà poi un apprezzato coach Nba: un'abilità ai limiti del paranormale nel prevedere le mosse altrui (capacità che gli valse il soprannome di "Arsenio Lupin", perché non recuperava i palloni ma letteralmente li rubava dalle mani degli avversari) e un'intelligenza cestistica che rimaneva lucida anche nei momenti più caldi della partita e che ne hanno fatto uno dei più forti playmaker che abbiano mai giocato in Italia.

 


Quell'8 per caso, ora nella storia
Sicuramente il play più forte nella storia dell'Olimpia Milano, che in occasione dell'incontro di Eurolega vinto contro l'Unicaja Malaga per 90-86 ha ritirato la sua maglia n°8, "rimediato" casualmente all'inizio della sua seconda stagione in biancorosso. "Avevo il 5", ha raccontato D'Antoni al proposito, "ma quando tornai a Milano dagli Stati Uniti dopo essermi fatto male prima a un ginocchio e poi a una mano, Dino Boselli se l'era già preso perché era quello di Iellini, il suo idolo. Pensai agli infortuni e gli dissi: 'Ok tienilo pure, io prendo l'8'... perché in realtà era l'unico libero". Con quel numero, mai più abbandonato e ora nella storia della pallacanestro, D'Antoni ha quindi vinto 5 scudetti, due Coppe dei Campioni e altrettante Coppa Italia, oltre a una Coppa Intercontinentale e una Coppa Korac (cui ne seguì un'altra da allenatore, sempre con l'Olimpia).
In tutto Mike D'Antoni ha disputato 13 campionati in biancorosso: arrivato nella stagione 1977-'78 nell'allora neo-promossa Cinzano Milano allenata da Pippo Faina, venne quindi confermato nella "Banda Bassotti" che vide l'avvento in panchina di Dan Peterson e fu di fatto la squadra-embrione di quell''Olimpia che si impose poi largamente in Italia e in Europa negli anni Ottanta, sotto appunto la regia di un D'Antoni presto naturalizzato grazie alle sue origini umbre.

Tanti record, e una giocata del destino
Miglior marcatore di sempre nella storia dell'Olimpia con 5.573 punti in 455 partite, Mike D'Antoni-Arsenio Lupin è anche il secondo miglior recuperatore di palloni (1.466) della storia del nostro Campionato alle spalle di Riccardo Pittis (che non a caso fu prima suo compagno di squadra e poi suo giocatore quando D'Antoni vinse in panchina due scudetti con Treviso) e quinto assoluto negli assist (1.138), giusto alle spalle di quel Pierluigi Marzorati con cui si sfidò in tanti derby contro Cantù. Lughissima è peraltro la lista degli avversari con cui Mike ingaggiò incredibili duelli in regia (a partire da Larry Wright, nella storica finale Milano-Roma del 1983), così come quella dei compagni con cui D'Antoni condivise tanti successi: da Roberto Premier a Dino Meneghin, dai gemelli Boselli a Vittorio Gallinari (padre di Danilo), da John Gianelli (compagno nel primo scudetto dell'era Peterson nel 1982) alle stelle Nba Joe Barry Carroll e Bob McAdoo, da Ken Barlow a Cedric Henderson e Russ Schoene.
Proprio a quest'ultimo si deve tra l'altro una giocata fondamentale nella vita di D'Antoni: l'aitante Russ aveva invitato a cena una modella americana, che si presentò però in compagnia di un'amica ancora più avvenente. Per riequilibrare le coppie, e forse anche per appioppargli la prima fanciulla, Schoene recuperò Mike al telefono chiedendogli di raggiungerlo nel locale. Una volta lì, D'Antoni decise però che quella volta l'assist doveva proprio farlo a se stesso e strappò lui un successivo appuntamento all'amica. Che di nome faceva Laurel e di cognome fece presto D'Antoni: la stessa bella signora che, insieme con il figlio Michael Jr. ha festeggiato al fianco di Mike la serata dedicatagli dall'Olimpia in quella che rimane la loro città.

Il suo omaggio a Milano
“I miei 17 anni a Milano, prima da giocatore e poi da allenatore, sono stati i più belli della mia vita", ha dichiarato D'Antoni. "Sono stato felice a Phoenix, nella Nba, ma mai come a Milano. Ho giocato con Bob McAdoo: ha vinto due titoli nei Lakers ma anche lui mi ha detto la stessa cosa, che i suoi quattro anni a Milano sono stati i suoi migliori. Eravamo un gruppo speciale". Un gruppo di amici, prima ancora che compagni, che è venuto ad applaudirlo e a sostenere la nuova Olimpia nel vittorioso match sull'Unicaja Malaga che mantiene in vita una piccola speranza di qualificazione ai quarti di finale di Eurolega.

La partita: EA7 Milano-Unicaja Malaga 90-86
Due palloni recuperati (anche se in tabellino gliene annotano solo uno...) per due contropiedi conclusi con altrettanti assist: se c'è un giocatore che per intensità sul parquet incarna lo spirito dell'Olimpia guidata da Mike D'Antoni, quello è Bruno Cerella, che non a caso è il beniamino del pubblico milanese. Per il resto, solita EA7 dell'ultimo periodo, con alcuni giocatori a tirare pesantemente la carretta (23 punti per Gentile, 19 per Samuels, 17 per Brooks, 11 e 6 assist per Hackett) e troppi altri a fare da poco efficace gruppo di supporto (2 punti per Ragland, 3 per Kleiza e per un peraltro poco utilizzato Moss, 4 per il non fisicamente a posto Elegar, 8 per un sempre timido Melli, che rifiuta troppi tiri).

Una squadra a due facce per una partita a doppia frequenza, in cui l'EA7 - dopo l'equilibrio dei primi due quarti - alterna netti break a momenti di black-out che consentono il rientro di Malaga, in cui brillano l'ex-Sassari Caleb Green (22) e la guardia americana Ryan Toolson (15 punti e 4 assist, più i complimenti finali di D'Antoni). A 19" dalla sirena c'è così ancora solo un canestro di differenza (88-86), ma Gentile (dopo aver subìto un fallo tattico) è freddissimo nell'infilare i due liberi che chiudono l'incontro e tengono socchiusa la porta per entrare nei playoff di Eurolega.

Gli highlights

© Riproduzione Riservata

Commenti