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RETROSCENA - E' Baldini la prima vittima del flop della Roma

Due anni senza Europa e i rapporti tesi con Sabatini. Dalla scelta di Zeman al rinnovo di De Rossi, ecco perché il dg potrebbe lasciare la Capitale

La delusione dei giocatori della Roma dopo la sconfitta nella finale di Coppa Italia – Credits: Afp

London Calling: potrebbe essere questa la via d'uscita di Franco Baldini dopo due anni fallimentari alla guida della Roma. Il direttore generale del club giallorosso in questo biennio non è riuscito a dare la svolta che aveva caratterizzato il suo avvento. Una Roma dal respiro internazionale: era questo l'imprimatur della proprietà americana, allorquando nominarono loro rappresentante italiano nonché dg l'ex Real Madrid. Una Roma divenuta, invece, con Baldini una provinciale di lusso. Infatti i giallorossi per il secondo anno consecutivo rimarranno spettatori in Europa: una chimera la Champions, ma neppure un cameo di consolazione in Europa League. La sconfitta nel derby di Coppa Italia mette a nudo tutte le fragilità di un progetto, mai realmente decollato.

A partire dalle scelte dei tecnici: il fascino dell'esotico aveva indotto due estati fa a puntare sui Luis Enrique. Una nouvelle vague degli allenatori, che nella Capitale non ha portato risultati. L'addio a Luis Enrique, paradossalmente, ha rinnovato i problemi. Lo spogliatoio romanista voleva il ritorno di Vincenzo Montella, bloccato tempestivamente dal diesse Sabatini. Baldini ha puntato su un'altra scommessa azzardata: riportare all'Olimpico il boemo Zdenek Zeman. Una decisione rivelatasi disastrosa, tanto da indurre la dirigenza ad esonerare all'inizio del girone di ritorno l'ex allenatore del Pescara. Anche dal presidente americano James Pallotta è iniziata a filtrare più di una perplessità nei confronti di Baldini. Dubbi che hanno avallato l'immediato rinnovo del contratto di Walter Sabatini, al quale è stato demandato di scegliere in prima persona il nuovo allenatore.

Sabatini - che sul mercato è stato artefice dei colpi Lamela, Marquinhos, Destro e Osvaldo - ha virato immediatamente su Massimiliano Allegri. Una scelta nettamente in controtendenza rispetto a quelle operate da Baldini negli ultimi due anni. Diversa anche dalle candidature di Bielsa e Rijkaard, ipotizzate dall'attuale direttore generale della Lupa. La gestione del caso De Rossi, inoltre, ha accentuato la divergenza di vedute. "Capitan Futuro" è passato da giocatore concupito da mezza Europa e dal valore di 25-30 mln, a semplice comprimario. Una situazione che avrà effetti diretti anche sulla sessione estiva di trattative.

Per questo l'ex braccio destro di Fabio Capello è tornato a intensificare i contatti con il patron del Tottenham, Daniel Levy, con il quale Baldini vanta rapporti straordinari. Non è un mister che Levy vorrebbe affidare il management degli Spurs al dirigente toscano. L'intesa anche con il tecnico dei londinesi Andrè Villas Boas è totale. Proprio il lusitano fu il sogno proibito di Baldini per la Roma prima della nomina di Luis Enrique. Per questo le sirene londinesi stanno diventando sempre più forti: lasciare la Capitale per approdare nella City è più di un'idea. Pure la proprietà statunitense non si opporrebbe a questa eventualità: i risultati deludenti hanno minato le certezze che avevano accompagnato l'avvento di Baldini due anni fa.

Senza dimenticare il rapporto mai decollato con il totem giallorosso Francesco Totti, etichettato da Franco Baldini come pigro nel giorno dell'insediamento a Trigoria. Dimissioni o separazione consensuale sono diventate più di un'ipotesi. Il credito presso la tifoseria romanista è ai minimi storici e il traghettatore Andreazzoli non può essere l'unico colpevole sul banco degli imputati di un'annata finita nel peggiore dei modi. Gli americani e Unicredit vogliono spiegazioni...

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