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Azzurri alla meta: "Sensazioni simili al 2006...". La Spagna ora ci teme

Da Danzica a Kiev la rivoluzione di Prandelli: "Spagna favorita giocheremo a viso aperto". Del Bosque: "L'Italia ci crea problemi". Un mese fa invece...

Vigilia Italia a Kiev

Prandelli con gli azzurri alla vigilia della finale – Credits: La Presse

In fondo Prandelli ha scelto di tenere la stessa traiettoria da Danzica a Kiev, senza tradire se stesso o snaturare la sua idea di calcio. Senza cambiare la nazionale partita dal disastro sudafricano di due estati fa per arrivare al catino dell'Olimpiyskiy a giocarsi una fetta di storia. Paura? No. Serenità e consapevolezza di non aver rubato nulla eppure allo stesso tempo di aver compiuto qualcosa di importante raggiungendo la finale europea e, soprattutto, cambiando da dentro la mentalità del calcio italiano.

Ascoltare il ct nelle ore di vigilia del confronto con la Spagna ha così il sapore del già sentito: "Giocheremo a viso aperto. La Spagna è la migliore al mondo e la squadra da battere". Loro sono i numeri uno ma questo non cambia nulla a partire dall'approccio a una sfida che ripete quella inaugurale del 10 giugno a Danzica in cui gli azzurri sorpresero per gioco e personalità malgrado le assenze e le polemiche fresche. Sono passati ventuno giorni ma sembra un secolo.

Nessuno parla più di calcioscommesse e opportunità di restare a casa. Nessuno mette più in discussione Prandelli e le sue scelte. Nessuno si sogna di chiedere all'Italia una partita in difesa contro i padroni di tutto che sullo stesso prato di Kiev si giocano un traguardo storico: essere i primi a doppiare un successo all'Europeo e i primi a farlo con un mezzo addirittua un Mondiale. "La loro forza non è solo il possesso di palla, ma la conquista del pallone. E in difesa loro sono molto attenti. Il nostro obiettivo sarà quello di creare superiorità numerica. Dovremo chiudere il più possibile gli spazi per poter conquistare la palla, dipenderà molto dal nostro impegno. Dovremo restare concentrati" spiega Prandelli.

E capitan Buffon gli fa da spalla scaricando sugli altri il peso del pronostico ma allo stesso tempo evocando la notte più bella della sua carriera: "La Spagna è superiore, però si partirà dallo 0-0, ed emozioni e fiducia sono quelle di Berlino. Emozioni e fiducia sono quelle. Per sapere se sarà uguale, bisogna avere la pazienza di aspettare. Ma le analogie sono molte".

Qualcosa in realtà è cambiato dal 10 giugno a Danzica. Allora la Spagna entrava nell'Europeo da padrona di casa. Del Bosque parlava degli azzurri senza però dare la sensazione di averne compreso a fondo la metamorfosi. Ora non è più così. Leggere la stampa spagnola per credere. Ci temono e non solo per la follia dominante di Balotelli. E ascoltare il loro allenatore quando dice che "l'Italia sarà un'avversaria difficile" e che "ci sono stati cambiamenti importanti nel calcio italiano negli ultimi anni".

Facevano il conto alla rovescia verso il trionfo. Adesso si sono fermati a riflettere e anche la scelta di schierare Torres o un 'falso nueve' (Fabregas) come a Danzica diventa motivo di pretattica: "Giocheremo con tre attaccanti, tre uomini davanti che si occuperanno della fase d'attacco, ma tutta la squadra deve supportarli, dovremo essere bravi a rispettare le posizioni".

Guai a sbagliare come insegnano Inghilterra e Germania. Gli azzurri non perdonando anche se adesso sono una squadra che gioca e non fa solo contropiede. Inutile provare a nascondere le tensioni e la pressione: "Sarà la partita più importante del calcio spagnolo, chiaramente la vittoria sarebbe il coronamento degli sforzi fatti abbiamo lavorato molto per arrivare a questo punto" dice Del Bosque. E Casillas: "Credo che a questo punto la storia sia stata già scritta, perché siamo in finale".

Il senso del percorso da Danzica a Kiev è tutto qui. Non ci rispettavano e adesso ci temono. Se sapremo anche vincere il cerchio si sarà chiuso. Altrimenti avremo comunque compiuto per intero il tragitto che Prandelli aveva disegnato raccogliendo l'eredità di Lippi.

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