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Ivan Zaytsev tra Europei, tatuaggi e blog (con noi)

Lo schiacciatore-opposto di Macerata e della Nazionale, alla vigilia dell'esordio nel torneo continentale in Danimarca, si confessa a 360 gradi - le foto

Ivan Zaytsev, 24 anni, punta di diamante della Nazionale di pallavolo (Credits: Riccardo Giuliani)

A luglio, in maglia azzurra, è stato eletto migliore schiacciatore della World League e alla Supercoppa 2012, la prima con la Cucine Lube Banca Marche Macerata, migliore giocatore: Ivan Zaytsev, 202 cm per 100 kg, è il presente e il futuro della pallavolo italiana. Potenza strabiliante – le sue battute superano i 130 km orari – elevazione siderale (colpisce la palla a 368 cm) e precisione chirurgica, lo “Zar” nato a Spoleto nel 1988 da genitori russi conta le ore per l’esordio della Nazionale agli Europei (venerdì 20 settembre contro la Danimarca, organizzatrice del torneo insieme alla Polonia). I suoi obiettivi, tra qualche cuiroistà su cresta, soprannome e tatuaggi? Battere una squadra in particolare, magari in finale, e agguantare l’oro, unica medaglia che la squadra guidata dal ct Mauro Berruto non ha ancora messo al collo. Poi, si dedicherà al campionato di serie A1 e a una novità: il blog tutto suo su Panorama.it.

Torna l'appuntamento con gli Europei: alla prima prova importante del nuovo gruppo di coach Berruto, nel 2011, avete conquistato un argento a sorpresa.

"Sì, è stato un grande risultato, assolutamente inaspettato. Però, ci mangiamo ancora le mani per aver sfiorato l’oro".

Com’è cambiata la Nazionale, da allora?

"La nostra forza era il gruppo e lo è ancora. Anzi, è aumentata, perché ci conosciamo di più: dopo tre estati insieme io, Emanuele Birarelli, Simone Parodi. Dragan Travica e Cristian Savani abbiamo raggiunto un’ottima intesa. Ci gestiamo meglio e capiamo quando uno di noi è più in forma e può dare il meglio. I ragazzi che si sono uniti quest’anno – rispetto alle Olimpiadi di Londra sono cambiati diversi elementi – si sono integrati bene: con il tempo, siamo più consapevoli del fatto che possiamo essere la squadra più forte del mondo. E ci siamo stancati di essere terzi! Ai Giochi, alla World League, nel ranking mondiale (con 286 punti, alle spalle di Brasile, a 345, e Russia, a 330, ndr): basta rosicare, è ora di vincere!".

Allora poniamo che l’Italia arrivi in finale. Chi vorresti dall’altra parte della rete?

"La Russia, non la reggo proprio (ride, ndr). Sentire finalmente il peso dell’oro sul petto dopo averla sconfitta sarebbe una soddisfazione immensa".

Arrivi in Danimarca con il titolo di migliore schiacciatore della World League. Avverti la pressione?

"Per niente, anche perché non mi sento il più forte del mondo. Sono contento, ovviamente, lo prendo come un riconoscimento al mazzo che mi sono fatto sin qui, ma proprio non mi aspettavo di essere eletto: l’imbarazzo l’hanno notato tutti dall’espressione stranita mentre dicevano hanno il mio nome".

In premio hai ricevuto un assegno di 10.000 dollari: hai già pensato a come impiegarli?

"Metà va dritto nelle tasse, purtroppo. Il resto servirà per la casa che stiamo per comprare io e mia moglie (Ashling Sirocchi, sposata a maggio, ndr)".

Cosa hai acquistato con il primo stipendio, invece?

"Un Rolex, quando sono stato ingaggiato a Roma. Guadagnavo 1.500 euro al mese e l’orologio ne costava oltre 4.000 ed è stato un buon acquisto: lo indosso ancora".

Proseguiamo con le curiosità: quanti tatuaggi hai?

"Due. Uno sul braccio, criptato, dedicato ad Ashling, lei ne ha uno identico sulla schiena e, sul petto, una rondine con testa d’usignolo e la frase La mia vita, le mie regole in inglese, dichiarazione di indipendenza dei 18 anni, a Roma".

La cresta, che ormai è diventata celebre?

"La porto da cinque anni, ormai. Alta, bassa, da moicano, platino, se agli Europei saliamo sul podio, la tingo di nero".

Cosa avresti fatto, se non fossi diventato uno sportivo?

"Non ci ho mai pensato, a dire la verità. A scuola me la cavavo ma non so se avrei continuato. Ero bravo anche perché lo sport era la ricompensa per i bei voti: è la mentalità russa e ringrazio i miei genitori (Vjačeslav, pilastro della Nazionale negli anni '70 e '80 e Irina Pozdnyakova, argento agli Europei di nuoto nel 1966, ndr) per avermi cresciuto con questa impostazione".

Carattere e fisico: cosa ti piace di te?

"L'umiltà: so quanto valgo, come uomo e atleta, ma non mi sento il migliore. Per quanto riguarda la parte del corpo, risponderei nessuna, quindi riporto il parere di mia moglie: il fondoschiena".

Una volta per tutte, ci dici come si pronuncia il tuo cognome?

"Saizev con la s di rosa".

Perché compagni e ct ti chiamano "Ivano"?

"Perché di solito gridano e la vocale fa la differenza: vuoi mettere quanto rende Ivanoooo rispetto a Ivannn? Non c'è paragone".

Torniamo alla Nazionale: quali sono le vostre qualità in campo?

"Nel complesso siamo a un livello alto. Però, nei mesi scorsi, in World League, abbiamo giocato sotto le nostre capacità. Sono mancati battuta e muro, al cambio palla non siamo stati efficaci come in precedenza, ma abbiamo un ampio margine di miglioramento in ogni settore".

E i limiti?

"Il nostro punto debole è uno: noi stessi. Non abbiamo ancora la mentalità vincente e lo dimostra il fatto che non abbiamo ancora agguantato la medaglia più preziosa. Soltanto quando sali sul gradino più alto del podio, ti rendi conto delle tue capacità e riesci a sfruttarle al massimo. Ai Giochi abbiamo rischiato di farci eliminare dall’Australia, assurdo! Poi, però, siamo stati in grado di superare le corazzate Brasile e Russia. Contro loro abbiamo anche perso ma abbiamo dimostrato di riuscire a contrastarle. Se vinci, sai quanto vali e continui per la tua strada con maggiore tranquillità, senza pensare agli avversari. Forse abbiamo troppa voglia di far bene: quando stiamo perdendo e sappiamo che dovremmo dominare, ce la prendiamo con noi stessi e smettiamo di lottare".

Mauro Berruto: descrivicelo in poche parole.

"È unico. Si pone in modo diverso e ragiona in modo diverso da qualsiasi altro allenatore: è più un mentore che un coach. La definizione giusta è capoccione, nel senso doppio del termine: molto intelligente e testardo. E incarna alla perfezione il gruppo: non ha trofei all’attivo, è umile, conosce i propri limiti e sa che, sfruttando i pregi, può arriva in cima al mondo".

Il capitano, Cristian Savani?

"Nessuno è adatto al ruolo più di lui. A volte è un po’ irascibile ma abbiamo imparato a gestirlo (sorride, ndr). Sava è una bellissima persona e un esempio: il grave infortunio di novembre (distorsione con ferita alla caviglia sinistra, ndr) sarebbe stato deleterio per chiunque. Chiunque avrebbe chiuso lì la carriera. Non lui, che ha recuperato in tempi record grazie a una tenacia e una dedizione allucinanti: la pallavolo, come la maglia azzurra, è la sua vita".

Savani non rientrerà a Macerata con te: passa al Campionato cinese, destinazione Shangai.

"Ci sono partenze e arrivi: anche quest’anno la società ha allestito uno squadrone e ci aspettiamo risultati importanti".

Di cui racconterai nel blog Un metro (e 25 cm) sopra la rete su Panorama.it, che inaugurerai a ottobre. I tuoi tantissimi tifosi (1.500 le maglie con il numero 5 vendute l’anno scorso, record biancorosso in una stagione; il titolo del blog indica la distanza tra rete, 243 cm, e altezza in cui lo "Zar" colpisce la palla , ndr) potranno finalmente seguirti da vicino.

"Sto alla larga dai social network, non utilizzo né Twitter né Facebook: sarà una sfida tutta nuova. Ho accettato la vostra proposta perché il volley sta arrancando, in questo periodo di crisi: spero di diventare uno strumento per attirare l’attenzione, anche di chi mi ha solo sentito nominare. Il rapporto tra noi pallavolisti e appassionati è molto stretto ed è questo che ci distingue dagli altri atleti. Attraverso il blog cercherò di trasmettere le emozioni che provo sotto rete e il messaggio che io e i ragazzi con cui condivido lo spogliatoio siamo persone semplici e raccogliamo i frutti del nostro lavoro dopo aver lavorato duro. Proprio come chi sta sulle tribune".

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