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US Open: certezza Nadal, dubbi Federer e un quesito sulla Williams

Jacopo Lo Monaco analizza l'ultima edizione del torneo. E risponde alla fatidica domanda su Serena: "Può giocare contro i maschi?"

Con sullo sfondo i grattacieli di Manhattan, Rafael Nadal mostra orgoglioso il trofeo appena conquistato agli Us Open. (Credits: Ansa).

“Il Rafa che ho visto in finale all’Arthur Ashe Stadium è più forte di quello che vinse nel 2010. Nessun numero uno nella storia è mai stato capace di migliorarsi così tanto. Lui lo ha fatto perché non si è mai accontentato”.

E’ questo il segreto di Nadal secondo Jacopo Lo Monaco, che lo Us Open lo ha vissuto e raccontato dalla cabina di commento. In effetti ad avvalorare la tesi del telecronista di Eurosport ci sarebbero anche i 13 titoli dello slam vinti dal maiorchino, le diciotto finali giocate, i dieci successi stagionali e i due soli set persi in tutto il torneo. Ma non è solo una questione di numeri. Dietro la vittoria di Rafa c’è la fame di chi una volta arrivato in vetta non ha mai smesso di chiedere qualcosa in più al suo gioco, e a se stesso.

“La cosa che più mi impressiona è che continua a migliorare. Ogni anno riesce ad aggiungere qualcosa al suo gioco tanto che ora accorcia gli scambi, è più propositivo, soprattutto in risposta, e gioca con i piedi dentro al campo”.

Ed è stato capace di tornare al top (tra poco tornerà anche numero uno ndr) nonostante i problemi fisici degli scorsi anni…

“Questo è dovuto in parte al suo immenso talento e di nuovo alla sua convinzione in se stesso, che lo ha portato a fare sempre qualcosa in più. Quali altri giocatori sono stati capaci di migliorare così tanto tecnicamente essendo già al numero uno del mondo? Credo nessuno”.

Cosa hai pensato dopo i 54 colpi (in 58 secondi) della finale contro Djokovic, in quello che è stato definito “il miglior punto di sempre”?

“Ho pensato che non avevo mai visto Nadal attaccare in quel modo, e poi alla mobilità spaventosa che hanno lui e il serbo. Sono capaci di spostarsi da un corridoio all’altro senza perdere equilibrio. chiudendo sempre il movimento alla perfezione”.

Cosa ne pensi della finale di Novak?

“Djokovic non è il giocatore del 2011. Ha dei momenti in cui gli assomiglia ma in generale è troppo altalenante. Quando è al massimo sul cemento è superiore persino a Nadal ma per battere lo spagnolo gli servirebbero 3-4 ore del suo miglior tennis, cosa che in questo momento non è in grado di dare. Basti vedere quanto è calato negli ultimi tempi con il servizio”.

E Federer?

“Questa volta la sua sconfitta è stata preoccupante. Innanzitutto perché è arrivata contro un giocatore (Tommy Robredo ndr) contro cui non aveva mai perso. E poi perché, fatta eccezione per i match contro Nadal, non lo avevo mai visto andare in crisi di fiducia in quel modo…”.

Cosa vuoi dire? 

“Se per un attimo si fosse fermato e avesse pensato in maniera lucida non avrebbe mai potuto perdere. E invece è andato in tilt, giocando soluzioni folli quando doveva trasformare le palle break e perdendo per due volte il servizio a zero dopo averlo sempre tenuto con estrema facilità”.

Non è l’atteggiamento di chi sente di non riuscire a fare le cose di un tempo?

“In realtà contro Robredo alcuni dei suoi “colpi” si sono visti. Secondo me è stato soprattutto un problema di stato d’animo, il che è ancora più preoccupante”.

Ci sono ancora possibilità che lo svizzero possa vincere uno Slam?

“Ora inizia la stagione indoor e Federer al coperto ha sempre giocato bene. Persino meglio che a Wimbledon. Gli darei un’ultima chance ma se non ottiene risultati né Parigi né al Master allora diventa difficile pensare che possa tornare tra i primi quattro”.

Chi ti ha sorpreso del tabellone maschile?

“Direi Murray, in senso negativo. A tratti mi è sembrato essere tornato il giocatore di due anni fa. D’altra parte dopo la vittoria a Wimbledon è in un momento delicato della sua carriera, in cui deve chiedersi “sono in grado di essere un numero uno?". Mi ha detto che vorrebbe vincere l’Australian Open e arrivare in finale al Roland Garros. Ci può stare, ma il vincitore di Londra non può perdere tre set a zero seppur contro un ottimo Wawrinka…”.

Veniamo alle donne. Qui non c’è dubbio che la sorpresa sia stata la “nostra” Pennetta..

“Francamente nessuno se lo aspettava. Flavia ha un tennis molto pulito e bello da vedere. Le manca un po’ di potenza e lo si è visto nella semifinale persa contro l’Azarenka (sconfitta poi in finale dalla Williams ndr) che però è stata l’unica capace di tenere testa a Serena sul cemento”.

Come è possibile che Flavia fosse scivolata al numero 130 del mondo?

“La Pennetta ha avuto un brutto infortunio al polso. Forse ci ha messo tanto a recuperare ma non è facile a 31 anni ripartire da zero, o quasi, giocando i tornei di qualificazione. E’ stata umile, per questo si è meritata la semifinale agli Us Open e il ritorno tra le prime trenta giocatrici del circuito”.

Chi ti ha deluso?

“La Errani. Non perché ha perso con la Pennetta, che ci può stare, ma per il modo in cui ha accettato la sconfitta. Anche per lei vale il discorso di Murray: deve capire se è in grado di mantenersi ad alti livelli durante tutto il corso della stagione. Chi mi è piaciuta invece è stata Camila Giorgi. Contro la Wozniaki ha giocato da top ten. Ora da lei mi aspetto più costanza dato che sembra riuscire ad ottenere buoni risultati solo negli slam”.

La Williams è la giocatrice più dominante di sempre?

"Non si possono fare paragoni con epoche diverse, però mettiamola così: quando Serena gioca al suo massimo non credo ci sia mai stata una giocatrice in grado di contrastarla. Se continua così per altri due anni arriverà sicuramente a 20 slam. Non saranno i 22 della Graf ma ricordiamoci che alla tedesca"tolsero" la principale avversaria, Monica Seles...".

La Williams sarebbe davvero in grado di vincere anche contro gli uomini?

"Non scherziamo. Non riuscirebbe a vincere un game. C'è troppa differnza nella velocità di piedi, e negli spostamenti. E poi se è vero che le sue battute toccano velocità anche superiori agli uomini bisogna considerare che nel tennis femminile le palline hanno un diametro leggermente più piccolo".

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