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Tutto quello che c'è da sapere sugli Internazionali d'Italia

Dietro le quinte degli Internazionali: come funziona il circo romano del tennis, una macchina da 20 milioni di euro.

Internazionali Bnl d'Italia, Roma 15 maggio 2013. Credits: (ANSA/ALESSANDRO DI MEO)

A Roma c’è un uomo che in questa settimana compulsa almeno ogni tre ore i siti delle previsioni meteo. E’ Sergio Palmieri, direttore degli Internazionali di tennis  da 14 anni, uno che nella vita è stato anche il manager di John Mc Enroe  e che al Foro Italico «attacca» alle 7 e «stacca» a notte fonda, dopo l’ultimo match. Perché la pioggia è il nemico numero uno del torneo, spiega Palmieri a Panorama.it :«Scombina tutto, non si sa se e quando smetterà, ti costringe insomma a rivedere in fretta tutti i programmi». Come successe lo scorso anno con un temporale che trasformò in stillicidio la finale femminile (tutto un metti il telone e e togli il telone sul campo centrale) tra Maria Sharapova e Li Na e costrinse a rimandare all’indomani quella maschile tra Rafael Nadal e Nole Djokovic.

Una tragedia, considerando pure la difficoltà nel preparare gli orari di gioco: ogni sera un comitato composto da Palmieri stesso, da un rappresentante dell’Atp (l’associazione giocatori) della Wta (quella delle tenniste) uno della produzione tv e un supervisor si riunisce per stilare la programmazione degli incontri. Altro rebus  visto che negli  orari clou dev’esserci un big, che c’è da assecondare chi non ama giocare nel serale e altre esigenze varie, vedi appuntamenti agli stand imposti dagli sponsor ed esibizioni probambini. E poi c’è la grana  degli allenamenti mattutini: quest’anno con i 6 campi a disposizione del  Villa Pamphili, uno degli hotel che ospitano i campioni (allestiti con la stessa terra e la stessa velocità di quelli del torneo) la direzione è stata un po’ alleviata dalle pressioni  degli staff dei tennisti, tutti con le loro esigenze di orari. Che si sommano a quelle  relative alla dieta, agli autisti e alle scaramanzie varie: il servizio della «trasportation» conta su 200 autisti, soprattutto studenti che tirano su qualche euro nella settimana degli Internazionali, e pare che qualche tennista insista per avere sempre quello che  gli ha portato fortuna nel match precedente. «Stesso discorso per le targhe delle auto» continua Palmieri «alcuni salgono solo su quelle che hanno il 7 o il 13 nella targa».     

Far funzionare gli Internazionali d’Italia Bnl, un circo del tennis che quest’anno in biglietteria segna l’incasso record di 6 milioni di euro non è, insomma una cosa facile. Lo dicono innanzitutto i numeri: 300 giornalisti «cartacei» italiani e stranieri accreditati, 300 radiotelevisivi e 100 fotografi, alcuni dei quali con strane richieste, come quella di avere a disposizione un’auto elettrica per il tragitto che va dalla sala stampa alla Supertennis Arena (800 metri circa). Giornalisti a parte sono 3000 persone che ci lavorano:  tra personale di controlleria, staff tecnico, addetti alle pulizie, 250 giudici di linea, 20 giudici di sedia, 250 raccattapalle oltre ai giocatori e alle 4 persone a testa dei loro team che hanno diritto a un passi. Ma il Foro Italico significa anche sponsor (hanno  sborsato 8 milioni di euro) stand (relativi a 25 aziende), tv (la cessione dei diritti tv ha fruttato 2 milioni e mezzo di euro) che royalties comprese (un milione e mezzo di euro) realizzano un fatturato totale  di 20 milioni di euro. Contro 15 milioni di costi .

Si capisce quindi perché per  far fronte alle esigenze di giocatori, stampa, sponsor, per far quadrare  tutto insomma, ogni mattina sia prevista una riunione pure tra Palmieri, il direttore della comunicazione Massimo Caputi e il direttore generale del torneo Diego Nepi, responsabile degli impianti e della logistica, fiero che con la creazione delle piazzette in stile Wimbledon oggi la permanenza media di uno spettatore nell’impianto arrivo a otto ore. E soprattutto che il circo capitolino del tennis, tra spese nei ristoranti, alberghi, taxi «regali» alla capitale 80 milioni di euro di Pil. Il meeting tra i tre responsabili è indispensabile, chiarisce Caputi «Per non far accavallare, ad esempio le conferenze stampa post partita (dieci minuti circa) con gli impegni relativi agli sponsor dei giocatori.

Non solo. Tutti i giorni si presenta all’ingresso qualche attore, calciatore o politico che punta  a un posto (gratis) in tribuna. E, essendo stati tagliati i biglietti omaggio, occorre cavarsela con quelli degli sponsor, o con il ridimensionamento delle celebreties: ieri, ad esempio, i calciatori della Lazio Pereirinha e Gonzalez si sono accontentati di due «distinti», due posti in piccionaia insomma. Sebbene i vip diano lustro al torneo, agli organizzatori stanno più a cuore, comprensibilmente, i tennisti. Bisogna pensare ad esempio anche alla loro sicurezza «soprattutto all’ingresso e all’uscita del campo di allenamento, quando sono meno protetti rispetto al centrale», spiega Palmieri. Ci pensano i 25 addetti alla sicurezza, i cosiddetti «man in black», soprannome che fa riferimento al loro look da Blues Brothers. Alla sicurezza alimentare ci pensano invece gli stessi giocatori. Con il celiaco Djokovic che alla vigilia del torneo invia al Foro i suoi menù . Ma c’è da accontentare pure la Wta, l’associazione delle tenniste, attentissima alla loro dieta. Ha imposto che nel ristorante dedicato fossero bandite le bevande gassate. Poi magari Azarenka and Co. vanno a bersele altrove.

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