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Tennis: l'anno dei 4 moschettieri

Murray, Djokovic, Federer e Nadal hanno vinto uno Slam a testa. Giusto così in uno sport senza padroni

La grinta di Andy Murray, vincitore degli UsOpen (credits: AP Photo/Charles Krupa)

Sono quasi le 4 del mattino in Italia quando Andy Murray solleva nel cielo di New York la coppa del vincitore degli UsOpen di tennis dopo una memorabile finale contro Novak Djokovic. Una vittoria meritata, quella dello scozzese, che corona un periodo d'oro, oro come il metallo del titolo Olimpico a Wimbledon conquistato 35 giorni prima.

5 set interminabili (solo il primo concluso ai tie break 12-10 per lo scozzese è durato ben un'ora e 27 minuti) dove il forte vento non ha abbassato la qualità del gioco, anzi. Una finale degna di un torneo in cui si è visto, soprattutto nella seconda settimana, il miglior tennis dell'anno (opinione personale, of course). Anzi, quello che si gioca a Flushing Meadows è il miglior torneo del circuito, da anni. Wimbledon e Parigi sono troppo legati alla superficie; Melbourne è ad inizio stagione quando è logico non essere al top e le sorprese sono all'ordine del giorno.

Sta di fatto che questo ultimo appuntamento dello slam ha chiuso un cerchio, una stagione all'insegna dei "4 moschettieri".

Se lo scorso anno infatti c'era stato un uomo solo al comando, quel Novak Djokovic autentico cannibale, questo 2012 è girato attorno ai nomi dei soliti noti. Nole in Australia ha dominato, facendo pensare ad un'altra annata record. Poi però si è andati sulla terra, la casa di Rafa Nadal.

Lo spagnolo ha fatto "terra" bruciata dappertutto (unica eccezione la caduta sulla sua Madrid in quel torneo assurdo dove la terra colorata di blu è stata qualcosa di ridicolo e sacrilego) ma poi è stato limitato dai problemi al ginocchio che gli hanno giocare un pessimo Wimbledon e saltare olimpiadi e UsOpen.

Più regolare il cammino di Federer, tornato numero 1 al mondo grazia ad una lunga serie di tornei ad altissimo livello che hanno avuto il loro culmine con la vittoria sull'erba di "casa sua" a Londra.

Poi c'è Murray, lo scozzese conosciuto fino a pochi mesi fa per la mamma più antipatica del circuito (quella che pronuncia dai mille ai duemila com'on a partita), per i suoi scatti d'ira, per quelle promesse di successo mai mantenute. Una testa calda che aveva bisogno di qualcosa di freddo, anzi qualcuno. E chi meglio di Ivan Lendl, il campione Ceco degli anni '80 che a vederlo oggi in tribuna senza battere ciglio nemmeno al match point capisci perché ne abbia vinti 8 di slam nella sua strepitosa carriera. Con il nuovo allenatore Murray è cambiato. Si è calmato (anche se ogni tanto qualche bel dialogo con il cielo lo fa ancora) ma non molla mai la partita. Un esempio? Il Murray prima di Lendl rimontato sui 2 set pari contro quella belva di Djokovic al 5° set si sarebbe sciolto come neve al sole. Il Murray dopo Lendl invece ha trovato le forze per stare nel match, finoi a vincere, contro ogni pronostico.

La morale: è giusto così. Hanno tutti meritato una coppa, hanno tutti perso e poi battuto il rivale. Ci abbiamo guadagnato noi, spettatori di una stagione meravigliosa, senza un dominatore, anzi con 4 dominatori, così diversi, così uguali. Per gli altri (soprattutto per gli italiani) solo le briciole.

Adesso si chiude con il Master, ma si guarda già al prossimo anno. Siamo sicuri, sarà un'altra stagione dei "4 moschettieri" (per gli italiani sintonizzarsi sul canale al femminile, grazie).

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