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Tennis, Roma: per Djokovic una vittoria al miele

Quello consigliato nel suo libro gastro-tennistico e quello suggerito da questi Internazionali all'insegna del cuore. Che ora puntano alla qualifica di mini-Slam

Novak Djokovic solleva il trofeo della sua terza vittoria al Foro Italico. – Credits: Ansa.

Se manterrà questo ritmo Novak Djokovic vincerà anche gli Internazionali d’Italia 2017, quando - probabilmente - il torneo riuscirà ad avere lo status di mini-Slam che la Federtennis invoca. Il campione serbo, che in un perfetto italiano ha dedicato la vittoria alla sua terra messa in ginocchio dall’alluvione, ha infatti replicato al Foro Italico i successi del 2008 e 2011: un anno sì e due no, insomma. Con la paternità imminente che rendeva questo ancora di più il momento giusto per avere la meglio sul n°1 del ranking mondiale Rafael Nadal, sette volte re di Roma ma ormai non più così invincibile sulla terra rossa (anche a Madrid è stato graziato dal ritiro di Kei Nishikori, che lo stava surclassando).

Dopo essersi fatto sfuggire il primo set per 6/4 grazie a una pioggia di errori, "Nole" deve aver cominciato a sentire gli effetti del miracoloso miele di Manuka magnificato nel suo libro gastrotennistico "Serve to win", visto che si è aggiudicato senza troppi problemi il secondo set (6/3). Nel terzo, con il pubblico del Foro decisamente schierato per lui con applausi e striscioni (ma c’era anche un "Marò liberi") il serbo si è issato subito sul 3 a 1 con un break, quindi si è fatto riagguantare, per poi vincere tre splendidi game di fila: 4/6-6/3-6/4, risultato celebrato con un cuore tracciato con la racchetta sulla terra rossa.

Proprio il cuore è stato il simbolo/tormentone di questa 71°edizione degli Internazionali, con la maglietta "I love Roma" indossata da raccattapalle e giudici (ovviamente schierati con una coreografia a forma di cuore) durante le premiazioni in campo e sfoggiata anche dalla vincitrice Serena Williams e dal suo allenatore Patrick Mouratouglu durante la conferenza stampa. Anche la Williams come Nole (ma un po’ peggio) si è avventurata in un discorso in italiano durante la premiazione sul campo centrale: ha consolato un po’ l’eroica Sara Errani (prima italiana in finale dopo 64 anni), piegata da un infortunio alla coscia sinistra che l’ha costretta poi a ritirarsi dal doppio, quando lei e Roberta Vinci erano sotto 4 a 0. A Sara, scoppiata in lacrime (come nel 2009 quando la Sharapova la asfaltò nella finale del Roland Garros) dopo la stretta di mano con l’avversaria, il conforto del resto non è mancato: prima l’abbraccio del pubblico, poi il presidente del Coni Giovanni Malagò seduto con lei , e quindi la telefonata del premier Matteo Renzi.

Quella dell'Errani è stata una sconfitta (prevista, coscia o non coscia) che niente ha tolto alla sua impresa e al successo di questa edizione del torneo: 8 mila spettatori in più rispetto all’anno scorso (quasi 176 mila in totale), con un milione di euro in più d’incasso (quasi 8 milioni totali). Una crescita che va avanti da undici stagioni, grazie alla quale il presidente della Federtennis Angelo Binaghi ha sottolineato come gli Internazionali d’Italia si meriti (più di Madrid) dall’Atp la promozione a mini-Slam. Per due giorni di gara in più.

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