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Sognando Mentolelli...

La folle richiesta della Sharapova di cambiare nome per pubblicità e l'incubo degli sponsor sempre più invadenti anche nel calcio. Con un dirigente che telefona per...

Maria Sharapova

Maria Sharapova ha vinto gli US Open femminili superando in tre set la belga Justine Henin-Hardenne. La russa, testa di serie numero tre del tabellone ha superato a sorpresa la più quotata rivale in soli due set.Credits foto: Ansa

Confesso di aver seguito con un certo raccapriccio le notizie provenienti dagli States che raccontavano del tentativo (fallito) di Maria Sharapova di farsi cambiare nome per le due settimane degli UsOpen così da poter essere per tutti Maria Sugarpova, veicolo pubblicitario di se stessa e della linea di caramelle che ha creato e lanciato sul mercato. Campagna promozionale riuscitissima da parte dei geni della IMG.

Lo testimonia la quantità di commenti raccolti sotto l’ombrellone da gente che probabilmente non terrà mai tra le mani in vita sua uno dei pacchetti da 5 dollari e 99 che per i consumatori americani sono diventati uno status symbol: quelli con le labbrone di Maria in bella evidenza e nomi ammiccanti che rimandano dritti alle qualità migliori della ragazza. Ovviamente non si parla di quelle tennistiche.

Ho seguito la vicenda con raccapriccio pensando a quali oscene riflessioni poteva scatenare sotto altri ombrelloni, magari quelli di Forte dei Marmi e dintorni che ospitano le estati dei dirigenti del nostro calcio sempre a caccia di idee per fare soldi da buttare via per poi ricominciare a cercarli. Confesso di essere stato attraversato da un brivido di terrore quando, chiudendo gli occhi, ho immaginato le nostre domeniche popolate di nuovi eroi del marketing.

Il Milan trascinato da Mentolelli o la Juve e il suo Decvez in onore dei rispettivi brand (vuoi mettere le mentine firmate Balotelli o il decaffeinato dell’Apache?). O, ancora, ho cominciato a sudare freddo pensando al giorno in cui saremo costretti a tifare per PirellInter, FlyMilan o JeepJuventus, un po’ come capita in basket e pallavolo con i poveri cronisti ‘ufficiali’, quelli delle tv e delle radio broadcaster, costretti per contratto alla citazione continua di sponsor e altro. Avete mai ascoltato l’ottima Nicoletta Martellini esercitarsi nella cronaca di Unendo Yamamay Busto Arsizio-Rebecchi Normeccanica Piacenza? Roba da denuncia per mobbing.

Non siamo poi così lontani. Non più tardi di un paio di settimane fa, un dirigente di primo piano della nostra serie B (di cui non farò il nome nemmeno sotto tortura), al termine di una lunga intervista radiofonica mi ha contattato lamentandosi che ogni volta che si era parlato di ‘serie B’ non era stato citato il main sponsor Unibet e chiedendo se fosse possibile inserirlo in fase di post produzione. Richiesta ovviamente respinta al mittente, ma quante volte senza nemmeno farci caso abbiamo sentito ripetere come un mantra Serie A-Tim, Serie B-Win e via discorrendo?

Insomma è stata una giornata d’inferno sotto il mio ombrellone, parcheggiato non a Forte dei Marmi ma su spiagge molto meno nobili. Ero arrivato alla sfida Mentolelli-Decvez quando, tutto sudato, sono stato risvegliato da urla scomposte provenienti dal bagnasciuga. Un gruppo di ragazzini inseguiva un pallone che non ne voleva sapere di liberarsi dalle onde e tornare sulla sabbia. Tutto intorno sciure scandalizzate si riparavano dagli schizzi d’acqua. Mi sono rasserenato. Fortunatamente il calcio è ancora una cosa seria.

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