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La domenica d'oro dell'Italia a Rio 2016: Olimpiadi da sogno

Oro per Basile nel judo e Garozzo nel fioretto, argento Cagnotto e Dallapè e Giuffrida, bronzo per la Longo Borghini. Una giornata da sogno per gli azzurri

Che meravigliosa domenica ci ha regalato lo sport italiano. Un tuffo lungo una giornata intera, emozionante e intenso come raramente è successo nella storia delle nostre Olimpiadi. Certo, anche a Londra avevamo raccolto 5 medaglie tutte insieme come nella prima domenica di Rio de Janeiro, impreziosite allora dal podio tutto nostro nel fioretto femminile con le magnifiche Di Francisca, Errigo e Vezzali. E poi gli arcieri e Tesconi con la pistola in pugno.

Sembrava irripetibile ed eravamo ancora un po' pesti per il sabato che, insieme ai podi di Fiammingo e Detti, ci aveva restituito anche qualche delusione di troppo. Meglio così. Le 5 medaglie portate a casa a Rio dai nostri atleti hanno un gusto ancora più dolce e ci proiettano avanti nel medagliere, spalancando la porta al sogno di restare tra le grandi del mondo. E l'urlo di Fabio Basile dopo aver messo a terra il coreano An vale ancor di più: oro numero 200 della storia italiana ai Giochi. Tutti in piedi.

 

Lo sport è fantastico, una storia meravigliosa. Regala e toglie nello spazio di poche ore. Picchia duro con la malasorte e poi restituisce con gli interessi. Ci stavamo ancora leccando le ferite di Vincenzo Nibali, scivolato inseguendo la leggenda verso la spiaggia di Copacabana, senza accorgerci che il meglio doveva arrivare. Stava arrivando. Era lì, appollaiato in sella alla bicicletta di Elisa Longo Borghini, eroica nel sacrificare le possibilità di vittoria per trascinare le compagne di inseguimento sul podio.

Oppure nascosto nelle pieghe dei volteggi di Tania Cagnotto e Francesca Dallapè, argento dal trampolino perché il destino doveva restituire quanto scippato a Londra in una triste notte di quattro estati fa. O, ancora, portato per mano dalle possenti prese di Odette Giuffrida e Fabio Basile, quest'ultimo straordinario nella sua domenica tutta ippon (il ko del judo) e coraggio. A proposito: da Barcellona 1992 il tatami ci regala medaglie, storica fabbrica che meriterebbe di non essere dimenticata per tutto il resto del tempo tra un Olimpiade e l'altra.

L'ultimo a presentarsi all'appuntamento con la storia è stato Daniele Garozzo. Aveva un compito da portare a termine: vendicare il compagno e amico Avola caduto crudelmente contro lo statunitense Massialis quando una finale tutta italiana pareva essere alla portata. Vendetta consumata a freddo, spietata, non lasciando all'avversario nulla e chiudendo in fretta perché l'americano non riuscisse a ribaltare psicologicamente la contesa come nel maledetto quarto di finale.

Cara e affidabile scherma, che ogni Olimpiade regala oro a profusione innervando d'orgoglio lo sport italiano. Il simbolo di un Paese capace di esprimere eccellenze lavorando in silenzio, quasi di nascosto, clandestini soffocati dal rumore spesso inutile del calcio e dei suoi campioni di carta. Non era scontato poter rivivere una giornata come questa, in coda a un ciclo olimpico di tagli e sacrifici, con i nostri migliori tecnici costretti ad emigrare per veder riconosciuto il proprio valore e gli altri costretti a ripartire da zero.

Non era scontato e per questo è ancora più bello. Fabio, Daniele, Tania, Francesca, Odette ed Elisa. Dal freddo di Bolzano e Trento, culla dei nostri tuffi d'argento, al caldo avvolgente della Sicilia. Non si può non emozionarsi davanti a un capolavoro così. E' l'Italia. Tutti in piedi in un lungo e commosso applauso di riconoscenza.

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