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I 3 mila euro della vergogna alla Pellegrini

Sono il premio per i due ori di Roma 2009; c'è chi nel calcio li guadagna in meno di sei ore (sonno incluso). E se Federica potesse nuotare per un altro Paese?

Federica Pellegrini è stata protagonista anche al Mondiale 2013 di Barcellona con un argento – Credits: Afp

Nello sfogo clamoroso di Federica Pellegrini contro la federnuoto per la suddivisione dei premi esigui del Mondiale 2009 c’è un grave errore che la nostra donna di punta, nello sport della piscina e non solo, compie. Si lamenta per la dimensione quasi offensiva dell’assegno che le verrà riconosciuto per i due ori (200 e 400 stile libero) con record annessi che hanno fatto impazzire gli italiani in quella estate. Quanto? 3.000 euro in tutto, 1.500 per medaglia. Quasi un rimborso spese.

Ha ragione da vendere, Federica, ma sbaglia quando quasi si scusa per lo sfogo e spiega di non avercela con l’esiguità del guadagno (“Non mi lamento dei soldi, assolutamente” scrive in un tweet), ma per la differenza di trattamento tra lei e Alessia Filippi, l’altra grande star del Mondiale romano che vede ripagate le sue medaglie d’oro nei 1.500 e di bronzo negli 800 stile libero con un assegno da 20.000 euro.

Così facendo rende la vicenda una questione di bottega interna al nuoto azzurro, lasciando anche il sapore amaro del sospetto che sotto ci siano invidie e gelosie tra due che sono state rivali in vasca e sulle copertine dei giornali, non si sono mai amate e hanno fatto il minimo sindacale per nasconderlo.

Sbaglia, Federica, perché invece la vicenda dei contributi della Fin relativi al Mondiale 2009 è una questione che riguarda tutto lo sport italiano. Come si può pensare che i migliori di tutti siano pagati così poco? La Pellegrini lo è stata certamente in quelle settimane e poco conta che i guadagni di sponsor e ingaggio dell’Aniene coprano abbondantemente lo sconcio federale. Semmai fa sorridere che lei, come tanti altri personaggi dei cosiddetti sport minori debbano quasi giustificarsi quando scelgono di monetizzare le loro carriere inseguendo qualche contratto pubblicitario o qualche comparsata in tv.

Se Federica prendesse quell’assegno e lo restituisse al mittente perché offensivo della sua immensa classe farebbe, forse, un favore a tutto lo sport italiano costringendolo a misurarsi con i suoi paradossi, Quella cifra (3.000 euro e facciamo finta che siano al netto di tasse e trattenute), Daniele De Rossi, che è il giocatore più pagato del nostro campionato li guadagna in 4 ore e mezza, sonno compreso. Per Balotelli, uno che con la Pellegrini ha avuto qualche duello verbale a distanza, valgono poco meno di 6 ore. Lasciamo stare il paragone col migliore di tutti, che gioca in Spagna e a fare 3.000 euro ci mette giusto il tempo di una partita.

Sono paragoni che non reggono se si segue la logica stretta del mercato per cui ogni atleta guadagna in maniera proporzionale all’indotto che riesce a creare. Però sono anche un abisso da cui il nostro sport dovrà a tutti i costi risalire per non veder disperdere il patrimonio di talenti che miracolosamente produce ad ogni ciclo olimpico, salvo poi impadronirsi di successi che sono frutto del sacrificio dei singoli. Se un Paese paga 3.000 euro la sua sportiva più forte e conosciuta allora merita di perderla e insieme a lei maestri, allenatori e preparatori atletici che ci hanno resi grandi. Se accade, meglio il mercato libero nello sport. Federica ha diritto di andare a nuotare laddove sanno apprezzare (anche dal punto di vista economico) la sua unicità. Tenerla qui a 1.500 euro a medaglia equivale quasi alla schiavitù.

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