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Lucchetta: "Così il volley a Milano sarà davvero da A1"

Già in maglia Gonzaga dal 1990 al 1994, l'ex azzurro dà le sue dritte per una pallavolo che conquisti la metropoli. E si propone come consulente

– Credits: Ansa

Inter e Milan nel calcio, l'EA7 Olimpia nel basket, l'Hockey Rossoblu sul ghiaccio: la Powervolley riuscirà a conquistare la piazza milanese?

"Servirà impegno assoluto. Per suscitare interesse in una metropoli che già offre sport ad altissimo livello è indispensabile partire dalla base, coinvolgere ragazzi e bambini, far nascere in loro la passione portandoli sotto rete. E, insieme, rendere accessibili le partite. Come? Abbassando il costo dei biglietti e degli abbonamenti. Poi io avrei altre idee, ormai è da vent'anni che mi occupo di comunicazione: non ho né diplomi né lauree, ma un bel po' di pratica sul campo, sì".

Idee di che genere?

"Le tengo per me (ride, ndr). Sono disponibile a parlarne con la società: non ho mai ricevuto offerte da nessun club, che si trattasse di proposte come allenatore, direttore sportivo o consulente: mi piacerebbe mettermi alla prova. Milano è un ambiente pieno di stimoli".

Al debutto nella massima serie, quale obiettivi dovrebbe porsi la Powervolley?

"Due. il primo è ragionare nell'ottica del medio periodo: i risultati non arrivano subito, ci vogliono fatica e dedizione. Per vincere serve un progetto serio, concreto e investimenti lungimiranti che si sviluppino sulla crescita del vivaio, tanto per cominciare. Io sono ottimista: le risorse ci sono. La società che ha raccolto l'eredità dello storico Volley Gonzaga è ben radicata, ha buoni agganci in ambito politico e sicuramente diventerà il punto di riferimento del movimento in Lombardia".

Il secondo?

"Un approccio professionistico al cento per cento perché Milano non può accontentarsi del settimo posto: deve essere ambiziosa e lottare per la vetta. Altrimenti conviene che la società faccia un bagno d'umiltà, come Segrate (2 anni fa rinunciò alla promozione e rimase in B1, ndr), e restare in A2".

Qualche consiglio sugli acquisti alla dirigenza, da un grande ex come lei?

"Per quanto riguarda i giocatori, passo; di coach all'altezza ce ne sono diversi. Da Luca Cantagalli a Ferdinando De Giorgi, che rientra dalla Russia, a Luca Monti: Piacenza, purtroppo, ha chiuso i battenti e anche il futuro di Cuneo - come di altri club -  è incerto, purtroppo".

A proposito di giocatori: oltre a essere un fenomeno con la palla, lei era un personaggio - il suo taglio di capelli è entrato nella storia - e a Milano divideva lo spogliatoio con un'altra leggenda, Andrea Zorzi. Oggi, rispetto a ieri, nei palazzetti c'è più bisogno di stelle per attirare il pubblico?

"Non credo, la nostra disciplina è sempre spettacolare e i tifosi continuano a riempire le tribune, non solo alle finali. E se devo essere sincero, non vedo tante stelle in giro: sono davvero pochi gli atleti che attirano l'attenzione dei media, come sono pochi quelli dalle doti tecniche eccezionali".

Il ricordo più bello dei suoi anni a Milano?

"Più di uno. L'organizzazione all'avanguardia: lo staff del Milan che ci seguiva possedeva la mentalità vincente e l'ha infusa in tutti. Ciascuno di noi, in campo e fuori, si è arricchito di un bagaglio di conoscenze e competenze incredibili, attuali ancora oggi. Gli allenamenti con le scarpette rosse dell'Olimpia al Palalido e gli extacomunitari che per strada mi chiedevano notizie della squadra. Eravamo entrati nei cuori delle persone; mi aguro che la Powervolley raggiunga lo stesso traguardo".

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