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Mondiali di Rugby, Gori: "Così l'Italia uscirà dal periodo buio"

Il mediano della nazionale spiega perché gli azzurri possono scacciare le polemiche e approdare a uno storico quarto di finale

L’esordio è fissato per domenica alle ore 21.00 italiane, nello stadio di Twickenham, ma il cammino dell'Italia ai Mondiali di Rugby in Inghilterra ha già l'aria di un’impresa.

Prima la Francia, vicecampione del mondo, poi Canada, Irlanda e Romania. Per raggiungere quella che sarebbe una storica qualificazione ai quarti di finale gli azzurri di Brunel dovrebbero arrivare almeno secondi nel loro girone, il che vorrebbe dire battere, oltre alle meno quotate formazioni romene e canadesi, i transalpini o gli irlandesi, che al momento sono probabilmente la squadra più forte del lotto.

“Il nostro obiettivo deve essere passare il girone, altrimenti non avrebbe senso essere qui – dice Edoardo Gori, classe 1990 ma già considerato uno dei punti di fermi del presente e del futuro della palla ovale italiana – d’altra parte direi una bugia se dicessi che sarà una cosa facile. Anche se non sempre abbiamo meritato le critiche che ci hanno riversato addosso nell'ultimo periodo…”.

Ti riferisci alle partite di preparazione?

“La partita contro la Scozia (contro cui l’Italia ha rimediato un severo 48-7, ndr) è stata una doccia fredda. Lì potevamo crollare, come squadra e come gruppo, e invece contro il Galles ci siamo ripresi. E’ evidente che non possiamo credere di essere al livello delle squadre più forti, ma se siamo a posto con fisico e testa possiamo giocarcela con tutti”.

Dal punto di vista mentale quando ha influito la polemica sugli stipendi (gli azzurri hanno anche abbandonato il ritiro prima dell’accordo con la Fir, ndr)?

“Sicuramente un po’ ha influito, soprattutto perché ci hanno fatto passare per mercenari quando la verità era un’altra..”.

Ovvero?

“Il vero problema non era economico, tant’è che da quel punto di vista in poco tempo è stato trovato un accordo. Tutto nasce dal fatto che la federazione rugby non è un ente professionistico, quando l’impegno e i risultati richiesti lo sono. Poi è evidente che dal punto di vista mediatico siano stati cavalcati i temi di soldi e assicurazioni, che però sono solo la punta dell’iceberg”. 

C’è stato un danno d’immagine nei confronti di voi giocatori? 

“Sicuramente del danno lo abbiamo avuto, proprio perché sono state dette cose sbagliate. Tra le altre cose in questo periodo io e altri miei compagni, tra cui Venditti, Minto, Campagnaro e Morisi, stiamo portando avanti un progetto di formazione (LGS Gets into the Rugby, ndr) in tema di comunicazione proprio per gestire al meglio l’attenzione mediatica a cui siamo stati sottoposti negli ultimi anni e alla quale non sempre eravamo preparati. Il tutto per puntare a far cresce ancora di più il movimento”.

Pensi che il 15esimo posto nel ranking mondiale rispecchi il valore attuale della nostra nazionale?

“Non lo rispecchia appieno perché dobbiamo considerare che il ranking tiene conto solo del bilancio tra vittorie e sconfitte e in Europa ci ritroviamo a giocare quasi sempre con squadre di altissimo livello. Detto questo, è evidente che tra le "grandi" siamo la squadra con più carenze e che ha bisogno di lavore di più per entrare almeno tra le prime 10”.

Cos’è che ancora manca a questa squadra?

“Fino a un anno e mezzo fa sembrava fossimo a un passo da fare il salto di qualità. Poi abbiamo vissuto un momento complicato a livello di federazione con poche certezze e tanti campioni che sono stati costretti ad andare all’estero. Non si può pensare al rugby solo quando ci sono i Mondiali o il Sei Nazioni. Il nostro è un movimento che va alimentato dal basso per poter competere con nazioni tipo la Francia, che ha 14 squadre professionistiche e un bacino di almeno 400 giocatori di altissimo livello”.

Dove può arrivare questa squadra?

“Il nostro obiettivo, come detto, è arrivare ai quarti. L’importante è non pensare che se non dovessimo battere Irlanda o Francia sarà stato un fallimento, perché a oggi queste squadre ci sono superiori. Se dovessimo farcela invece avremmo compiuto davvero un’impresa storica”. 

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