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Io, runner, e i pericoli della strada

Le insidie quotidiane di un podista per passione. Nel diario di Marco Mori, corridore che si sta allenando per partecipare alla Maratona di New York

Marco Mori, mentre si allena per la Maratona di New York

Marco Mori, 40 anni, tecnico informatico di Palaia (Pisa) si sta preparando per correre la 43^ Maratona di New York , in programma domenica 4 novembre 2012. Alla sua quinta partecipazione, al via sarà insieme ad altri 47mila partecipanti, di cui oltre 4mila provenienti dall'Italia. Ci ha già raccontato del perché corre solo la maratona di New York e del perché la Grande Mela e i suoi 42 km sono unici al mondo . Questa è la terza pagina del suo diario di avvicinamento alla gara più amata dai runner di tutto il mondo.
 
Ecco il suo racconto.
 
"Una maratona non si improvvisa. Anche se parti con l'unico obiettivo di arrivare al traguardo servono molto allenamento e molti sacrifici. E l'unico luogo in cui farli è la strada. Ci sarebbero anche le strade bianche, ma vanno bene in estate: io mi alleno la sera dopo il lavoro e ora che le giornate si accorciano e diventa buio presto il rischio di prendere una buca e vanificare mesi di allenamento è troppo alto. Per fortuna a Palaia , il piccolo paese in cui vivo in provincia di Pisa, il traffico non è un grosso problema. Però c'è anche il risvolto della medaglia, ovvero che l'illuminazione è scarsa e per me che corro sempre sulla destra è un rischio in più. Sì, lo so che la regola non scritta e osservata da tutti i runner è quella di correre sulla sinistra, ma per la mia esperienza trovo che così sia meglio quando devo attraversare gli incroci. Certo, di spaventi per le auto che mi schivano all'ultimo secondo ne ho presi parecchi, e ora ho imparato la lezione: mi metto addosso un sacco di lucine tanto da sembrare un albero di Natale in movimento e da suscitare l'ilarità di chi ormai in paese mi conosce come il corridore solitario.
 
Anche con questo accorgimento però la convivenza in strada non è sempre semplice, visto che normalmente vige la legge del più forte (o del più grosso). E ovviamente noi podisti siamo in fondo alla scala dopo ciclisti, motociclisti, automobilisti e camionisti. Siamo "odiati" e ce la prendiamo con tutti. Secondo una mia personalissima statistica, almeno una volta a settimana mi capita che qualcuno in auto mi passi talmente vicino che riesco a leggere quanti chilometri ha fatto. A volte può andare anche peggio, come mi è capitato qualche sera fa quando una signora che ho avuto l'impressione fosse appena uscita dal parrucchiere e intenta a fare di tutto in auto tranne che stare attenta mi ha urtato con lo specchietto destro. Le ho urlato di tutto ma non si è nemmeno degnata di fermarsi a capire il perché. Io sono un podista abbastanza litigioso quando si tratta di far valere i diritti dei pedoni, però non va sempre tutto liscio: qualche tempo fa ho mandato a quel paese l'ennesimo automobilista che mi aveva fatto il pelo, e quello ha fatto inversione e mi ha inseguito in auto. Non mi è rimasta altra scelta che tagliare per un campo e seminarlo. E meno male che era un po' che non pioveva…
 
Poi ci sono le rotatorie, secondo me il punto più pericoloso per un podista. Il dubbio ogni volta è: si gira larga o stretta? Se la prendi larga, rischi la vita a ogni diramazione; se la prendi stretta invece hai da ttraversare la strada per uscire. E non si trova mai nessuno che ti lasci passare… I più crudeli comunque sono i ragazzi degli scuolabus: si sporgono dai finestrini e quando l'autobus mi è vicino gridano all'improvviso facendomi prendere degli enormi spaventi. E poi ci sono i cani. Ti vedono da lontano, e ti aspettano, ma io non posso sapere se vogliono farmi le feste o che altro. Per esempio, una volta passando vicino a una casa colonica delle mie parti ho avvistato quattro barboncini. Mi sembravano innocui ma non potendo cambiare strada ho fatto come sempre: ho smesso di correre e ho iniziato a camminare lentamente. Loro scodinzolavano, e mi pareva mi aspettassero festanti, ma quando sono stato alla distanza giusta hanno cominciato ad abbaiare e a rincorrermi che penso di aver corso più veloce di Usain Bolt per riuscire a scappare.
 
Ma non ci sono solo le brutte esperienze. Per esempio capita talvolta che passando davanti a qualche casa mi imbatto in quei gruppi di simpatici vecchietti intenti a passare il tempo. Mi salutano come fossi un marziano e in toscano mi chiedono se voglio da bere: "Oh nini ma avrai 'aldo. Ma unn’hai sete?". E allora approfitto della loro gentilezza e mi fermo per un sorso di acqua fresca. A proposito di acqua, volevo anche raccontarvi come faccio io quando nei weekend faccio "i lunghi" da 28-30 km. Decido il percorso il giorno prima, e la sera passo a disseminare bottigliette d'acqua che raccolgo e bevo durante la corsa. No, non le abbandono, non mi piace la sporcizia in giro per le strade: finito il mio allenamento faccio una doccia, salto in macchina e ripercorro il giro per raccoglierle."

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