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Io, Marco, sfiderò la Maratona di New York

Questo il diario di Marco Mori, runners per passione, contro i 42 km nella Grande Mela. (- 47 al via )

Marco Mori in allenamento per la maratona di New York 2012

Meno 47: sono i giorni che mancano alla 43^ New York City Marathon , la maratona più amata dai runner di tutto il mondo in programma domenica 4 novembre 2012. Ogni anno le richieste d'iscrizione superano quota 100mila, i partenti sono circa 47mila e tra questi oltre 4mila arrivano dall'Italia, più di uno su 10 dei 35.922 italiani che nel 2011 hanno portato a termine almeno una volta i 42.195 km della più classica delle corse a piedi (record di sempre, secondo i dati dell'annuale Maxiclassifica del mensile Correre ). Dopo gli americani, a New York gli italiani sono il gruppo più numeroso, e tra i nostri connazionali ci sarà anche Marco Mori, 40enne tecnico informatico di Palaia (Pisa) che seguiremo settimana dopo settimana nel suo percorso di avvicinamento alla Grande Mela.

Questo il suo racconto:

"Anche quest'anno e per la quinta volta sarò a Fort Wadsworth in attesa dello sparo che dà il via al grande sogno: correre la Maratona di New York, quella con l'iniziale maiuscola, l'esperienza sportiva più affascinante ed emozionante che esista al mondo. No, non punto a vincerla, a quello pensano solo una decina di atleti che vedrò da lontano solo allo start. Il mio obiettivo è quello di giungere all'arrivo con ancora un po' di lucidità e forza per poter gioire della mia impresa.

Corro da 7 anni, da quando ho abbandonato le 2 ruote con l'unico scopo di fare quella che i miei amici, mia moglie e i miei genitori continuano a ritenere una pazzia. Come mi è venuto in mente di buttarmi in questa sfida? Per caso: era estate, ero in vacanza in Malesia e ho conosciuto un ragazzo che per sfidare se stesso aveva deciso di iscriversi alla maratona di New York. Il suo racconto è stato così emozionante che ho deciso al volo di calzare le scarpette da running e provare a conquistare la medaglia che spetta solo a chi arriva a Central Park.

Il dado era tratto e il tarlo mi rodeva in testa, ma ho dovuto attendere novembre per aver la certezza di aver conquistato un pettorale. Da quel momento si trattava solo di correre, più forte e più a lungo possibile. L'inizio è stato traumatico: alla prima uscita ho fatto 2 km e son tornato a casa con le vesciche ai piedi e dolori dappertutto, ma sono davvero testardo e alla fine, facendo lo slalom tra lavoro e impegni famigliari e senza rubare tempo a nessuno, ho coronato il mio sogno.

La prima volta che sono arrivato al traguardo sventolavo un bellissimo tricolore e dalla gioia piangevo come un bambino. Un'emozione così forte che ora non posso più farne a meno. Non ho né tempo né modo di correre altre maratone, nemmeno in Italia, io faccio solo New York, e durante l'anno sottopongo il mio fisico a stress continui con il solo obiettivo di essere pronto al punto giusto al momento giusto. 42,195 km non sono uno scherzo e la maratona è sofferenza, io corro per la pura passione di farlo, senza velleità di tempi da rispettare e solo per il gusto di mettere al collo quella medaglia che spetta ai finisher e da sola mi ripaga di tutti i sacrifici.

Tabelle, alimentazione, km da percorrere in allenamento, abbigliamento: sono tutti aspetti importanti e che in questo periodo affollano i miei pensieri. Ma la cosa più importante è la passione e la voglia di essere parte di quella marea di teste saltellanti che si raduna a Staten Island quando il sole inizia a fare capolino e arriva a Manhattan dopo aver attraversato il calore umano di migliaia di newyorkesi assiepati lungo il percorso.

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