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Le pagelle del Giro d'Italia 2014

Promossi a pieni voti Fabio Aru e naturalmente il vincitore Nairo Quintana. Bocciati i direttori sportivi e quelli che non hanno voluto o saputo vincere...

Nairo Quintana, vincitore del Giro 2014, e alle sue spalle l'altro colombiano Rigoberto Uran Uran.

Voto 10: lo meritano i corridori che hanno affrontato la tappa con Gavia e Stelvio sapendo di correre in condizioni proibitive (-0,5°C in cima). In compenso in discesa i loro direttori sportivi, salvo Unzue della Movistar di Quintana, hanno dimenticato le regole del ciclismo: se accetti di partire e di proseguire, senza eccepire, se vuoi il ciclismo eroico, non ci sono santi. Il tratto non era neutralizzato, i ds l’hanno considerato tale, era comodo lasciar spazio a chi osava (vedi voto 2).

Voto 9: a Fabio Aru, che nessuno stimava grande fondista capace di due acuti, il primo vincente a Montecampione, dove nessuno degli avversari se l’aspettava (e questo poteva avvantaggiarlo), il secondo nella cronoscalata a Cima Grappa, quando solo uno straordinario Quintana l’ha sopravanzato di pochissimo (17”). Aru ha tra l’altro corso con metà squadra al suo servizio, per ritiro degli altri, sfortunatissimi.

Voto 8: al vincitore Nairo Quintana, che avrebbe potuto essere eroico se avesse osato soltanto un po’, mentre sullo Zoncolan aveva il freno a mano tirato. A 24 anni si può scialare un po’ per lo spettacolo… In ogni caso, una spanna più su di tutti gli altri in salita.

Voto 7: agli organizzatori del Giro, bello e, a volte, impossibile. Perché su Gavia e Stelvio si deve transitare a giugno inoltrato, in ogni altro caso sono una scommessa a rischio eccessivo.

Voto 6: abbonato ai piazzamenti, si conferma al posto che gli compete Rigoberto Uran Uran. Più vincenti di lui i Duran Duran.

Voto 5: a quella parte di Giro che gli atleti non hanno onorato, rendendolo decisamente noioso.

Voto 4: a Ivan Basso, perché non si porta in giro un cognome sapendo di non poterlo onorare. Dal nostro personalissimo punto di vista, correre non è un obbligo soltanto perché ti danno uno stipendio.

Voto 3: a Kittel, velocista di rango cui è bastata qualche linea di febbre per tornarsene a casa, in Germania. Vada a lezione dal francese Bouhanni, che forse non lo vale, ma onora il mestiere (voto 8).

Voto 2: oltre alla figuraccia il giorno dello Stelvio, i direttori sportivi delle squadre avverse a Quintana hanno avuto l’impudenza di richiedere la penalizzazioe di un minuto e mezzo al colombiano, a loro avviso reo di furbizie in discesa. Non si sono resi conto che la maglia rosa poteva soltanto punirli, come ha fatto, nella cronoscalata e il giorno dello Zoncolan. Per la serie: date un’occhiata alla classifica finale e ai distacchi.

Voto 1: a chi dirige il ciclismo internazionale e ha permesso di dilatare il numero di partenti nelle grandi corse a tappe. In 200 al via si cade più di frequente anche perché non pochi in gruppo non ci sanno stare. Causando così sfracelli ben più della pioggia e delle strade del Meridione, che si trasformano in saponette dopo due gocce d’acqua.

Voto 0: al gesto dell’ombrello di Pirazzi dopo il successo, meritatissimo, a Vittorio Veneto. Lo avevamo già preso in considerazione per il coraggio dimostrato in questi cinque anni, ha voluto dimostrarsi “grillino”. Per lui un vecchio adagio a rovescio: Caro Pirazzi, bisogna saper vincere, non solo perdere.

Sergio Meda, autore di questo articolo, è direttore del sito Sportivamentemag  (magazine on line che tutela lo sport e le sue regole) ed è stato la figura di riferimento dell'Ufficio stampa del Giro d'Italia dal 1995 al 2009.

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