Usain Bolt è il dio del vento. Inarrivabile per tutti, re dei 200 metri per la terza volta consecutiva dopo Pechino e Londra dopo aver fatto tris nei 100 entrando nella leggenda. Ha vinto dominando la finale dallo  sparo sino alla linea d'arrivo: 19"78. Non un tempo da record, ma con l'alibi della pioggia che ha condizionato la prestazione di tutti rendendo scivolosi gli appoggi sulla pista di Rio de Janeiro.

Argento al canadese De Grasse (20"02) e bronzo al photofinish per il francese Lemaitre (20"12). E con questo sono 8 titoli olimpici per Bolt in attesa della staffetta e col rischio di perdere l'oro di Pechino per doping di un compagno di squadra: sarebbe un'ingiustizia per l'uomo che ha riscritto la storia della velocità e che a Rio si è presentato con qualche dubbio in più e qualche acciacco fisico che ne avevano minato le certezze.

Tutto cancellato in pista. Lo stadio olimpico è tornato a riempirsi ancora una volta. Il giamaicano, che correva in corsia 6, è partito velocissimo e ha percorso in testa la curva mettendo 4-5 metri tra se stesso e gli avversari. Poi sulla retta ha provato ad allungare e nelle ultime falcate si è un po' indurito. De Grasse e gli altri non sono mai riusciti a impensierirlo. Bolt ha chiuso con una smorfia di delusione per il tempo. Avrebbe voluto regalare un'emozione al pubblico brasiliano, ma la pioggia ha reso il progetto irrealizzabile.

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