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Il nuovo Bolt, mito triste senza record

A Mosca si è confermato irraggiungibile anche se lontano dai suoi primati . Con 8 ori (e 2 argenti) ha raggiunto Lewis. E a Rio nel 2016... - L'oro mondiale nei 100 metri - La doppietta nei 200  - il suo ritratto  

Non fosse per la falsa partenza di Daegu, il percorso sarebbe stato completo. Tripletta a Berlino nel 2009, l'anno della grande rivelazione, poi la conferma nel 2011 in Corea e la consacrazione a Mosca. Invece no. Quella falsa partenza che eliminò Usain Bolt dalla scena dei 100 metri a Daegu prima ancora di muovere dai blocchi gli impedisce di essere già il numero uno di sempre nella velocità. Questione di numeri, però, perché la facilità con cui il giamaicano ha dominato anche i Mondiali di Mosca nei quali partiva strafavorito, ma anche col peso psicologico dello scandalo doping sulle spalle, è stata disarmante.

Bolt ha fatto tripletta: 100 metri (9''77), 200 metri (19''66) e staffetta 4x100. Il suo bottino è pieno come quello di Carl Lewis, il mito che ormai insegue e ha messo nel mirino e che fu capace nel corso della sua straordinaria carriera di conquistare 8 ori, un argento e un bronzo mondiali. Bolt è a quota 8 vittorie e 2 argenti, quelli conquistati nel 2007 a Osaka quando era un promettente sprinter ma non ancora un fenomeno. Mettendo insieme anche i Giochi olimpici si arriva a 16, perché il dominio di Usain è ormai ininterrotto da Pechino 2008 (3 ori) passando per Londra 2012 (altri 3 ori).

Inutile stare a fare l'elenco dei grandi nomi che Bolt si è messo dietro illuminando il grigiore di un Mondiale che non ha attirato le grandi folle, non ha acceso la fantasia dei tifosi e, in tutta onestà, sarà ricordato più per le polemiche sulla legge anti-gay che per le prestazioni in pista e pedana. Il giamaicano aveva gli occhi di tutti addosso, a maggior ragione dopo la black sunday e i sospetti sui compagni di squadra. Che vincesse era scontato. Che corresse ancora su livelli che paiono normali, ma lo sono solo per lui, lo era molto meno.

Il 19''66 di Mosca (senza vento) rappresenta la miglior prestazione stagionale mondiale (Bolt occupa tre delle prime quattro posizioni nel ranking) e la decima all time della sua carriera. E' rimasto a distanza di sicurezza dal fantascientifico record di 19''19 stabilito a Berlino nel 2009 e anche dal 19''30 di Pechino di un anno prima. C'è chi ha detto che Usain ha dato ormai il meglio di sé e da qui in poi potrà solo cercare di prolungare il più possibile la sua unicità: probabile, leggendo la progressione dei tempi, però anche così rimane un metro davanti a tutti.

Il nuovo Bolt è più misurato di quello cui ci siamo abituati. Non è solo una questione di festeggiamenti e cerimonie, nelle quali rimane comunque un modello per tutti. Il nuovo Bolt è diventato un velocista capace di amministrarsi in gara. La distribuzione del suo sforzo nella finale dei 200 metri spiega bene la differenza rispetto al passato: primi 100 corsi in 10''14 e seconda parte in 9''48. A Berlino nel 2009 ci aveva messo rispettivamente 9''92 e 9''27. Meno esplosivo, insomma. Poteva forse spingere di più, ma ha preferito controllare Weir che lo seguiva a distanza di sicurezza ma in piena rimonta nella retta finale.

Anche così può pensare di puntare a Rio 2016 sperando di compiere un'impresa che lo renderebbe unico più di quanto già non lo sia. Ai Giochi avrà 29 anni, età che per un velocista rappresenta quasi le colonne d'Ercole di una carriera agli sgoccioli. Come arrivarci progettando l'ennesima tripletta? "Non mi sento ancora vecchio, però dovrò stare attento a non commettere errori, a non puntare su traguardi cronometrici troppo ambiziosi" è il piano che Bolt ha in mente e ha già spiegato con chiarezza. Dunque dimentichiamoci i fulmini e i lampi, record e tempi da fantascienza. Passato che difficilmente tornerà. La strada per la leggenda è tracciata. Solo un po' meno veloce, ma spianata davanti a Bolt.

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