Società

Valeria Marini: "Telespettatori, volete me o i politici?"

Ottocento invitati, sponsor famosi, regali in beneficenza e un’esclusiva Rai (con tanto di bestemmia in diretta) che ha sollevato molte polemiche. Valeria Marini non si è fatta mancare nulla per festeggiare le sue nozze. Che presto diventeranno un film

Credits: Ansa

Valeria, quanto ha totalizzato la raccolta fondi matrimoniale?
Ponga meglio la domanda, scusi. Tipo: avete raggiunto l’obiettivo di raccogliere i 150 mila euro necessari a comprare un macchinario per l’Amri (l’associazione per la cura delle malattie reumatiche infantili, ndr)?

Ecco, lo avete raggiunto?
Per ora ne abbiamo raccolti 70 mila. Ma altri ne arriveranno: su ogni invito ho fatto stampare l’Iban per fare le donazioni, c’è ancora tempo.

Chi è stato l’ospite più munifico? 
E che è? Non siamo mica qui a fare le classifiche. Dico solo che Roberta Armani, pur non potendo partecipare alla cerimonia per un evento a Los Angeles, ha fatto una donazione davvero ricca.

Fuori dalla chiesa Umberto Pizzi diceva a tutti di non fidarsi, che alla fine i soldi non vanno mai in beneficenza davvero.
Ma chi è Pizzi?

Il paparazzo più famoso d’Italia. Quello del libro «Cafonal».
Allora scriva che il cafonal, in questo caso, è stato lui.

Il parrucchiere Pablo cerca di darle volume  ai capelli ma Valeria Marini non sembra soddisfatta. «Non me li fare troppo ricci, eh Pablo, che ti conosco» dice. Oppure: «Col dito, Pablo, fa’ col dito che è meglio» sibila, con linguaggio piuttosto oscuro. Al posto di essere in viaggio di nozze col marito Giovanni Cottone, sposato lo scorso 5 maggio all’Ara Coeli di Roma, Marini è nella suite 207 del Carlton hotel di Cannes in compagnia del  coiffeur e della sua assistente personale Elena, pronta a calpestare il tappeto rosso per la prima di un film libanese in concorso, invitata non si capisce bene da chi. La solita Valeria: un po’ misteriosa e un po’ confusionaria, da un lato donna d’affari dalle relazioni tentacolari e dall’altro gigantesca bambina, che accoglie il cronista con una sottoveste color madreperla piena di vedo e pochissimi non vedo, seduta così poco composta (ma con così poca malizia) che viene da chiedersi se le mutandine con disegnato il simbolo della pace che indossa siano parte della sua collezione Seduzioni Diamond oppure un acquisto sconsiderato fatto in una bancarella della Costa Azzurra. «Ma non sono mica al festival per divertirmi» dice, tirando una boccata dalla sigaretta che Elena le ha diligentemente attizzato, piuttosto «per alcuni incontri a livello internazionale in merito a due commedie importanti che voglio produrre».

Nel frattempo, per le polemiche sul suo matrimonio trasmesso in diretta dalle reti pubbliche, ha quasi fatto saltare i vertici della Rai e costretto il presidente Anna Maria Tarantola a parlare di «incidente che in futuro dovrà ripetersi il meno possibile». Una vicenda abbastanza seria che lei, dalla Croisette di Cannes, vive con la consueta, candida inconsapevolezza.

Una bustina di confetti al vicedirettore di Raiuno Daniel Toaff l’ha spedita?
Per la faccenda dell’esclusiva non completamente rispettata? Lo so, ma è stato il Vicariato di Roma a negare l’ingresso delle telecamere in chiesa, che ci posso fare io? Forse quello che è mancato, me ne rendo conto, è stata una postazione dove fare una bella intervista in diretta, sì, per raccontare le mie emozioni a caldo.

Il problema non è stata la mancanza di commenti a caldo, signora Marini, ma il fatto che una fetta di Paese si sia ribellata giudicando il suo matrimonio non in linea con la mission del servizio pubblico. Le pare un punto di vista snob?
Sa cosa le dico? Non solo la diretta è stata un’operazione intelligente, ma da parte del servizio pubblico anche doverosa. In questi tempi difficili un matrimonio fa sognare, e richiama valori importanti quali l’incontro col Signore e la consacrazione dell’amore.

Per quelli c’è l’Angelus, magari...
Mi limito a far notare che la diretta ha fatto il 26 per cento di share, 10 punti più della media di rete nella stessa fascia oraria. Tecnicamente, l’operazione è riuscita.

Il guardaspalle che ha lanciato la bestemmia in diretta è stato frustato e invitato a recitare 4 mila Ave Maria?
La bestemmia non è stata pronunciata da una persona della mia sicurezza, ma da un fotografo: abbiamo le immagini.

Lo denuncerà?
Potrebbe essere la cosa giusta. Anche se a mio parere dovrebbero pensarci direttamente gli uffici Rai: fornirò tutto il materiale video.

Siamo alle prove filmate, come per le diffide allo stadio.
Abbiamo tantissimo girato. Stiamo persino realizzando una docufiction.

Se «La storia siamo noi» di Giovanni Minoli non saltasse, sarebbe la sua collocazione perfetta. O manda il film direttamente al cinema?
Vuole sapere troppo. Le dico solo che gli incassi, di certo, andranno in beneficenza.

Il titolo l’ha già deciso?
Sì, Un sogno lungo un giorno.

Un sogno ma anche un incubo. Non crede che intorno alla chiesa ci sia stata un po’ troppa concitazione? Cioè: il suo matrimonio se lo immaginava così?
I fotografi in effetti hanno esagerato. Mi si sono buttati addosso. M’hanno urlato ogni tipo d’insulti. Fuori dalla chiesa sono stata inseguita da nove motorini, con a bordo gente che ha persino preso a calci la mia macchina. Brutto. brutto... Pablo, mi metti il bianco?

Sono i rischi dell’esclusiva.
Tornassi indietro, non la concederei.

La prima notte avete fatto l’amore o era troppo scossa e stanca?
No, macché, scherza? Io non sono mai stanca.

Quindi alla grande...
Certo.

Che obblighi di fedeltà vi siete dati?
Totali. Ci siamo impegnati davanti al Signore.

Per lei flirtare è vitale, riuscirà d’ora in poi a non fare la gattina?
Ma che c’entra, un po’ di gattinamento rimane, ma la fedeltà è d’obbligo.

Figli ne farà?
Mi auguro di sì. Uno, almeno.

Meglio avere un lato B come quello di Pippa Middleton o un’agenda di contatti come quella di Valeria?
Un lato B come il mio, se permette.

Su 800 invitati quanti erano gli amici e quanti i clienti?
Ma scherza? Nessun cliente, tutta gente del mio cuore.

Damiani e Loriblu, ampiamente citati, sembravano degli sponsor. Al vostro livello sociale non sarebbe meglio comprarsi le cose ed evitare di fare il carosello?
Ma quali sponsor, tutti cari amici che hanno voluto collaborare e starmi vicini offrendo le loro cose.

Se non con gli scambi merce, come alimenta le sue pubbliche relazioni?
Per le persone che amo, ci sono sempre. Ho una generosità d’animo che gli artisti percepiscono. Tutto qui. Semino ciò che raccolgo... Pablo, metti  ’ste ciglia, dai, che il tempo scade.

Non l’hanno mai candidata?
Ma va’, io sono una donna di spettacolo, la politica è una cosa seria. Per stare in Parlamento devi avere cultura per affrontare i problemi. Io li risolvo ma alla mia maniera, in maniera spiccia, da femmina.

Fare l’ambasciatrice le piacerebbe?
Sì, per l’Onu però.

Nel Terzo mondo in mezzo ai ratti ci si vede?
Come no. Io non ho paura di niente. E in vita mia credo di averlo dimostrato.

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