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Società

Single, coppie di fatto e "mini famiglie": ecco il ritratto dell'Italia che cambia

Sempre più persone scelgono di vivere da sole. O al massimo in tre

Coppie di fatto (Credits: LaPresse)

Michela e Giorgio stanno insieme dai tempi del liceo. Sedici anni di fidanzamento, quattro di convivenza, poi la nascita di una bambina. Fra mutuo, assicurazioni, asilo per la piccola, far quadrare il bilancio è un’impresa difficile. Ma non impossibile. E, a sposarsi, neanche ci pensano.

Giovanni vive solo (o quasi) da nove anni. Divide l'appartamento con il suo fedelissimo cane. E non potrebbe chiedere coinquilino migliore. Il suo grande cruccio da single? Non trovare mai – al supermercato – monoporzioni di carne fresca.

Giuseppe, causa crisi, ha lasciato la sua casa in centro e ora tira la cinghia in periferia: “Una famiglia? Magari! Ma ora i soldi non bastano neppure per me stesso”. Chiara ha fatto il percorso inverso: dopo anni di convivenza, si è trasferita da sola in uno dei quartieri più trendy della città. E, per risparmiare, viaggia solo in bicicletta.

Sempre più multietnici, mobili, conviventi e non sposati, riuniti in nuclei piccolissimi e in dimore altrettanto mignon. Oppure single, per scelta o necessità. E’ il ritratto dei nuovi italiani – quasi sessanta milioni - nell’Italia che cambia faccia. Dove la famiglia del Mulino Bianco, scomparsa per sempre, cede il passo alle protagoniste di Sex and The City, riviste e corrette anche in versione maschile. Solo meno ricche, meno griffate, più concrete. E pronte a rimboccarsi le maniche. Che, allo shopping sulla Fifth Avenue, preferiscono il mercato rionale.

I dati parlano chiaro: l’ultimo censimento Istat – il 15esimo dal 1861 ad oggi – fotografa un Paese inquieto e mutevole. Dove aumentano le famiglie, che diventano “mini” e si frammentano, e le coppie (non sposate, neppure con rito civile) scelgono di avere un solo bambino. Dalle 21.810.676 del 2001 sono passate alle 24.512.012 del 2011. E in queste il numero medio di componenti è sceso da 2,6 a 2,4. Poi ci sono i genitori single, reduci da divorzi o separazioni de facto. Ufficialmente, durante la settimana, il loro nucleo familiare è composto da una sola persona. Mentre sale a due nel weekend. Alle metropoli, inoltre, si preferisce la periferia. E sempre più spesso la campagna, dove la vita costa meno e i generi alimentari possono essere “auto-prodotti”.

In 10 anni sono state costruite 1.576.611 nuove case, un vero assalto alle campagne, alle coste, ma soprattutto ai terreni agricoli attorno alle grandi città. Un fenomeno, quello delle mini-famiglie o della “singletudine”, che come conferma una recente inchiesta de The Economist si registra a livello globale: dagli Stati Uniti (dove un adulto su due non è sposato) fino agli Emirati Arabi passando per il Giappone, dove le coppie di fatto hanno registrato un aumento del 30 per cento.

A fare da apripista, in Italia, c’è la “capitale morale”. All’Anagrafe di Milano, la crescita dei single è ormai inarrestabile: a fine 2009 erano 340mila, il 49% delle famiglie; a dicembre 2011 erano già saliti a 368mila, il 51% dei nuclei residenti in città. Un balzo in avanti di oltre l’8% in due anni. Del 30% in dieci anni. E se le coppie sposate sono quasi 233mila (il 30%), le altre non hanno legami burocratici: le madri o i padri soli con figli sono più di 72mila. Ufficialmente, chi dichiara di convivere rappresenta una coppia su dieci se messa a confronto con gli sposati. Sotto i 40 anni, poi, i conviventi sono un terzo di tutte le coppie. Ma anche Roma non scherza. Qui, i single, sono il 30 per cento.

Ma qual è il ritratto di questi giovani adulti che hanno cambiato la faccia dell’Italia? Le storie sono tante. E ognuno di loro ha il proprio buon motivo per aver preferito – alla famiglia tradizionale – il numero uno. O, al massimo, il tre.

Trentadue anni, napoletano, laureato in Giurisprudenza, Giuseppe si è trasferito a Milano con il sogno di fare lo scrittore. Anni di stage, collaborazioni, contratti a termine: oggi fa i conti con un lavoro precario da 800 euro al mese. “Mentre qualche anno fa riuscivo a permettermi un bilocale da solo in una zona centrale, a mangiare quasi sempre fuori la sera e persino a concedermi alcuni "lussi" come la tintoria e la donna di servizio a casa, oggi sono tornato a vivere di nuovo in condivisione con altri due ragazzi, in periferia, e senza la possibilità concreta, al momento, di programmare un futuro”. Niente cinema, teatro, locali. E gli aperitivi che diventano cene. “L’unico vizio che non mi levo? Il fumo. Toglietemi tutto, ma non le sigarette”.

Chiara, invece, anche lei 32enne, siciliana di nascita ma adottata da Milano, ha fatto un’altra scelta. Ha deciso di investire nella comodità di un quartiere vivace, pieno di locali e divertimenti. E ad alto tasso di single. “Qui ci sono poche famiglie e tanti giovani che vivono da soli. Ci conosciamo quasi tutti e ci diamo una mano l’un l’altro”. I trucchi, per arrivare a fine mese senza poter contare su uno stipendio “di coppia”, lei li conosce tutti. “Niente auto per risparmiare su assicurazione e benzina. Ma solo, rigorosamente, la bicicletta. Poi il pranzo portato da casa, la spesa nei mercati rionali o le offerte al supermercato”. Senza rinunciare, però, a palestra ed estetista.

Poi c’è chi, come Stefano, 37 anni,  ingegnere, romano “purosangue”, lamenta una mancata comprensione verso il popolo dei single. “La società cambia e si evolve ma non tutti stanno al passo con i tempi. Basta andare a fare un giro al supermercato: le “confezioni risparmio” sono riservate solo alle famiglie, con pacchi ultra abbondanti di alimenti. Le monoporzioni, per noi single, sono rare. E molto spesso carissime. Come se vivere soli fosse una colpa”.

Michela e Giorgio, invece, al supermercato, fanno la spesa per tre. Dopo un fidanzamento lungo 16 anni, nato ai tempi del liceo, due anni fa è arrivata Anna. Per loro niente appartamenti nella metropoli caotica ma una casa nella cittadina marittima di Fano, nelle Marche, comprata con il mutuo dopo 18 mesi in affitto. Lei, trentatrè anni, una laurea in Lingue per le imprese, è libera professionista a partita Iva. Lui, laureato in Scienze Politiche, guadagna 1.250 euro al mese. Le spese, nella loro “mini-famiglia”, sono tante: fra pannolini, omogeneizzati, retta per l’asilo, benzina, bollette e ovviamente il mutuo, Michela e Giorgio spendono in media mille euro al mese. Un aiuto fondamentale arriva dai nonni. Che, abitando in campagna, li riforniscono di ortaggi e frutta fresca. E ovviamente, fanno da baby sitter alla piccola Anna. Il matrimonio? Per loro non è un sogno né un miraggio. “Stiamo insieme da una vita e non abbiamo certo bisogno di un pezzo di carta che certifichi il nostro amore, né davanti a un altare né di fronte allo Stato”, spiega Michela. Che poi, fra fermezza e autoironia, arriva dritta al nocciolo della questione: “Parliamoci chiaro: non ho mica sposato Aristotele Onassis. Ci manca solo che – se la nostra unione dovesse un giorno finire – debba obbligare il mio compagno a pagarmi gli alimenti”.
Non ha problemi di omogeneizzati e pannolini – per ora – Giovanni, 39 anni, barese trapiantato a Milano, professione avvocato. Lui ha scelto di vivere da solo nove anni fa. Unica eccezione alla sua “singletudine”: il suo cane, che adora, e con cui condivide un appartamento acquistato con il mutuo. Il suo segreto per risparmiare? Fare acquisti (anche di gruppo) su Internet. Dove però, ancora una volta, la “discriminazione” per chi non è in coppia si sente: “Le offerte di viaggi e soggiorni – spiega – sono quasi tutte rivolte a due persone”. Nonostante questi piccoli intoppi, come i pochi supermercati per single in città, la sua vita scorre a gonfie vele. “La vera libertà? E’ poter pranzare fuori, da solo, senza doversi vergognare”.

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