Sex & Love

Io, Chiara, fidanzata per finta (per il bene di un amico)

Qualche giorno in una bolla paradossale per fare un favore al migliore amico, gay, in vacanza dai genitori del compagno

Premessa: il mio migliore amico, F., gay, vivendo in una città cosmopolita e senza pregiudizi come Milano, non si è mai posto il problema di nascondere il suo orientamento sessuale. Conosce lui, C., la sua dolce metà, romeno. Tutto fila liscio fino a poche settimane fa, quando i genitori di C. chiedono di vederlo per l'estate. "Porta chi vuoi!", gli dicono. E' l'inizio della fine.

C. non vuole rinunciare a vedere i suoi genitori, ma nemmeno ha voglia di lasciare a casa il suo amato fidanzato. Nessuno sa che lui è gay.

Lampo di genio : "Chiara, cosa fai domani? Andiamo in Romania, ho bisogno di te. Ti va di essere la mia fidanzata per qualche giorno?"

Io, sempre pronta a nuove sfide ed eccitata dalla situazione paradossale, faccio la valigia e parto.

Stiamo aspettando l'aereo per un paese mai sentito: Tirgu Mores. Tutto pare normale, con occhio sospettoso continuo la mia ronda, mentre i due innamorati si abbracciano felici occhi negli occhi.

Mi appisolo, con i miei due fastidi che mi fotografano e mi punzecchiano in continuazione

Arrivo in Romania. Leggo Transilvania Airport e lo faccio notare a tutti come se fosse la cosa piu eccitante mai vista.

Usciamo, e la tensione sale.

Chi abbraccia chi? Una fila indiana? Decidiamo di uscire stampandoci in faccia un sorrisone e salutiamo la famiglia accorsa in massa a prenderci in aeroporto.

La madre mi vede e si illumina. (Per cosa poi? Ho una maglietta da basket che mi arriva alle ginocchia e collane pacchianissime che mi stanno tagliuzzando il collo)

Mi abbraccia facendomi schioccare le costole che nemmeno un chiropratico e io, con il mio minuscolo frasario "italiano-rumeno" in tasca, non so far altro che sorridere e dire buonasera. Iniziamo bene.

Per il mio amico, l'accoglienza è molto diversa: cordiale e fredda, che ottiene in risposta solo qualche sorriso imbarazzato.

In macchina, viaggio infernale. Partiti alle 19.30 arriviamo a casa alle 1.30: sei ore a 40km/h, con il fratellino di C. che parla solo rumeno, i genitori che discutono tra di loro, io che dopo mezz'ora ho finto di dormire.

Lungo il tragitto, non posso fare a meno di notare la quantità di croci. Tantissime, piantata fuori da ogni casa, tutte uguali, tutte grandissime.

Siamo arrivati. L'hotel si chiama Perla Brasilor. (cosa vorrà dire? Lo chiederò domani).

Ci sediamo a tavola (e si son fatte le 2.00 di notte) e ci ingozzano con duecento versioni di pollo, verze, peperoni, polenta, un amaro alle amarene, e sua madre che mi continua a parlare, e io che rispondo sempre di sì.

Finalmente la giornata è finita. Le camere sono in mansarda, una singola, una doppia.

Note buoena. Poi via, con lo scambio delle stanze.

Proposito numero uno di domani: ricordarmi almeno come si dice "grazie"

Anche se qualcosa mi dice che impareranno prima loro.

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