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Porno, ciak si gira: a Hollywood tutti di nuovo sul set

Dopo lo stop deciso per protesta contro l'obbligo di usare preservativi, riparte l'industria dei film a luci rosse

Nella foto l'attore porno Ron Jeremy, insieme alla star dell'hard Echo Valley. Credits: Getty Images.

Prima la protesta clamorosa degli attori a luci rosse, contro l'obbligo di usare il preservativo sul set. Poi una timida ripresa, fermata da un nuovo "sciopero" delle pornostar (uomini e donne, senza esclusione di colpi), dovuta però questa volta alla scoperta di altri quattro nuovi casi di sieropositività. Ora, dalle parti di Los Angeles, sembrano però aver deciso di ripartire davvero. Il primo ciak, dopo due settimane di interruzione, scatterà proprio oggi.

Secondo il Los Angeles Times , negli studios sembra infatti raggiunto un nuovo accordo per regolamentare i controlli di salute tra le stelle dei film hot: i test per le malattie sessualmente trasmissibili saranno dunque rivisti e i controlli dovranno essere effettuati ogni 14 giorni, invece che ogni 28, come accaduto fino ad ora.

E il preservativo? La questione resta "scottante": è della scorsa settimana l'ennesima bocciatura al disegno di legge che obbligherebbe i porno attori ad indossarlo, per limitare proprio la diffusione del virus dell'Hiv. A dire no sono soltanto i produttori, ma anche i registi delle pellicole hard, forse per timore che i condom tolgano passione ai film e spontaneità ai protagonisti sul set. L'industria del porno, del resto, è convinta che i controlli esistenti siano sufficienti a garantire la salute degli attori.

A chiedere che fosse obbligatorio il preservativo erano stati gli attivisti della lotta all'Aids Healthcare Foundation (Ahf), che a metà 2012 avevano raccolto oltre 360.000 firme (a fronte delle 41.000 necessarie) per chiedere di indire un referendum sul tema, in concomitanza con le presidenziali di novembre, che vide vincere i sì ai divieti col 56% delle preferenze dei cittadini.

Ma dalle parti della San Fernando Valley, a nord di Hollywood, non l'avevano presa bene: gridando all'incostituzionalità, si erano appellati alla libertà di scelta dei singoli cittadini, liberi di far sesso come si desidera, senza che il governo si intrometta. E facendo l'esempio dei pugili, si erano chiesti come potessero impedire ad un boxer di farsi male in nome di un sport (ben pagato). Poi la minaccia: "Se ci obbligano ad usare i condom, gireremo altrove", mettendo però a rischio l'industria dell'hard californiana, che conta su 10-20 mila posti di lavoro, con una produzione stimata intorno ai 50 mila film all'anno e un giro d'affari da un miliardo di dollari (circa 780 milioni di euro).

Di fatto, tra vari stop and go, i divieti non sono mai realmente scattati, anche per la difficoltà di controlli (chi avrebbe controllato e come?!). E se nella cinematografia porno gay, invece, i profilattici vengono indossati, gli attori etero hanno sempre ribadito il proprio no, come Ron Jeremy, che precisò: "La gente crede di farci un favore, ma non è così. Ci sono ricerche in proposito: la gente non vuole vedere i preservativi. Rovinano la fantasia. I nostri film non venderebbero a confronto con la concorrenza europea, con il suo sesso al naturale.

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