Sex & Love

Coppie in fuga per il bene dei figli

Molte coppie di "giovani" genitori scelgono di mollare l'Italia per garantire ai propri figli un futuro migliore. Le mete? Naturalmente i Paesi del Nord dove l'attenzione anche per mamma e papà è di gran lunga superiore 

Nei locali pubblici è facile trovare spazi dedicati a bambini in età prescolare

"È iniziato tutto per caso", racconta Edoardo, "stiamo insieme da otto anni e da un paio conviviamo. Ora che mia moglie Beatrice aspetta un bambino l'idea di andare in un Paese che tiene conto delle nostre esigenze è diventata concreta".
Beatrice Acquarone ed Edoardo De Palma non sono gli unici a voler seguire una strada diversa per la crescita dei figli. Sono sempre di più le giovani coppie - in realtà non si tratta proprio di giovanissimi, ma se si considera il fatto che ora i figli si fanno dopo i 35, certo non si possono dire "maturi"- che decidono di lasciare l'Italia per Paesi "culturalmente più avanti", come spiega Edoardo.

L'Istat ha fotografato una situazione preoccupante: negli ultimi due anni infatti gli italiani tra i 30 e i 40 anni andati a vivere all'estero sono cresciuti del 20% e il numero è in continua crescita. Ma questa volta non si tratta di fughe di cervelli ma di genitori preoccupati di crescere dei figli in un Paese che non li tutela. "Prima di noi altri due amici hanno deciso di andare all'estero per lo stesso problema, se vogliamo chiamarlo così", racconta Beatrice. "La mia amica Mara, laureata in recupero dei beni culturali, due anni fa ha mollato tutto e con il fidanzato si è diretta verso Monaco: hanno un figlio, lavora part time e anche il suo compagno ha avuto tre mesi di congedo paternità così che si sono dati il cambio e affrontato tutto con molta più serenità".

Si, perché i nuovi migranti non solo sono italiani, ma anche persone con un buon titolo di studio: la maggior parte di loro infatti ha una laurea in tasca ma non riesce a trovare una posizione adeguata agli studi fatti. E fin qui nulla di nuovo se si conta che si trovano in questa situazione la maggior parte dei laureati. Ma, nel momento in cui si parla di una nuova vita, allora le esigenze cambiano e, quando gli incentivi per i neonati e per i genitori risultano più appetibili in Nord Europa, allora la scelta risulta quasi obbligata.

Edoardo e Beatrice sono in partenza per Amsterdam dove lei potrà lavorare quattro giorni alla settimana per sei ore fino al compimento del primo anno del bambino e dove lo Stato rimborsa parte della retta dell'asilo nido. "Non solo", sottolinea Beatrice, "siamo riusciti ad ottenere un mutuo senza troppi problemi nonostante tutti e due abbiamo contratti a tempo determinato così non dobbiamo girovagare tra una casa in affitto e l'altra e nostro figlio avrà certamente una solidità che in Italia, purtroppo, non potevamo garantire. È stata una scelta dolorosa e ponderata e fino a quando eravamo solo noi due era un'idea di cui ogni tanto parlavamo ma che non pensavo si potesse concretizzare. Dal momento in cui siamo diventati tre, le scelte vengono fatte per lui o lei è questa ci è sembrata da subito la migliore".

"Tornare in Italia? Solo se avessimo quello che ci garantiscono qui. Noi non siamo andati via dal nostro Paese perché non ci piaceva, ma solo per avere più garanzie e certezze. Forse torneremo quando nostro figlio dovrà fare le scuole superiori che qui sono a pagamento mentre in Italia sono invece gratuite", conclude Edoardo.

Chissà quante sono le coppie la pensano come loro...

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