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Pitti Uomo: il trionfo del made in Italy

Parola di Gaetano Marzotto, presidente della kermesse che si conclude  oggi tra ottimismo ed eleganza. Un'occasione per parlare di moda ma  anche di politica ed elezioni - La stilista Belen - Le chicche - Lo Speciale di Icon - Vip e gente comune

Gaetano Marzotto, presidente di Pitti Immagine alla conferenza stampa d'inaugurazione

Si conclude oggi l’83esima edizione di Pitti Immagine Uomo tra ottimismo ed eleganza. Un’eleganza accessibile, per nulla ostentata, ma ricercata e raffinata. Un’eleganza degna del made in Italy, come sottolinea Gaetano Marzotto, presidente della manifestazione internazionale. Raggiunto da Panorama.it ha fatto un bilancio di questa quattro-giorni e del mood catturato tra gli addetti ai lavori e i numerosi visitatori stranieri che hanno raggiunto l’Italia proprio per l’occasione.

Presidente, le chiedo subito un bilancio a caldo di questo 83° Pitti Uomo

Sicuramente positivo. Sia per l’affluenza di buyer esteri che per la grandissima qualità di quelli italiani. In questi giorni ho avuto l’occasione di passare molto tempo a stretto contatto con gli espositori e non solo, e non ho faticato a percepire l’entusiasmo per il ritorno di quelli che per loro sono i migliori clienti: è difficile in tempi come questi riuscire a fidelizzare le persone e, la maggior parte, è riuscita nell’intento, non con pochi sforzi

Secondo lei a quali fattori si deve questo “successo”?

Il grado di innovazione che si è visto quest’anno è straordinario sia a livello di stile che di design, ricerca e tessuti. Si è arrivati a confezionare capi easy to wear ma soprattutto easy to maintain, oggi più necessario che mai. Ho visto look puliti, belli e un’eleganza e una raffinatezza davvero invidiabili. Ecco perché tutti anelano al made in Italy e tentano invano di copiarci. Gli sforzi ora devono concentrarsi però sull’esportazione dei nostri prodotti  all’estero e perché ciò avvenga, occorre un salto di qualità

Si spieghi meglio

Serve una novità nella distribuzione dei nostri brand all’estero e nel Far East in modo particolare. Gli sforzi che stanno mettendo in campo le aziende italiane sono davvero incalcolabili, perché, si deve tenere presente, che molti Paesi hanno un tipo di distribuzione completamente differente dalla nostra.  Pitti si sta attrezzando, insieme a Unicredit e Ice per fare in modo che vengano istituiti dei desk in questi Stati dove poter mettere in contatto espositori e buyer e riuscire così a “trovare” spazio nei grandi magazzini. Successivamente, retailer locali saranno chiamati ad allestire i corner con i nostri numerosi brand

Un progetto ambizioso di questi tempi…

Con la crisi del sistema redditizio e dei debiti sovrani, la maggiore pressione fiscale e i minori consumi, gli espositori che vendevano esclusivamente in Italia hanno subìto perdite importanti e quest’anno si stima un ulteriore flessione di 4,7 punti percentuali. Si deve necessaramente puntare all’estero. Anche perché il nostro è uno splendido Paese e sono tra i 55 e i 60 milioni gli stranieri che ogni anno ci visitano e acquistano di conseguenza prodotti made in Italy. Il lusso, infatti, soprattutto in grandi città come Roma, Milano, Firenze e Venezia,  sta continuando a dare ottimi risultati. Pensi che nel quadrilatero della moda del capoluogo lombardo, l’85% delle vendite è realizzato da stranieri. Non si tratta più solo di Russi e Arabi. A loro si aggiungono i nuovi ricchi che arrivano da nazioni in crescita come quelle asiatiche, l’Indonesia, il Kazakistan, la Turchia, ma anche Messico e Brasile. E abbiamo anche riscontrato un ritorno dei flussi turistici giapponesi, un popolo dotato di un gusto ineccepibile

Quindi questo è il segreto per riuscire a sopravvivere in tempi di crisi?

Il vero segreto sa qual è? Pensare-cliente, come dico io. Cercare cioè di interpretare al meglio i gusti della propria clientela e agire di conseguenza: esistono buyer che acquistano un capo sapendo già chi lo indosserà. E’ così che si distingue il patrimonio di oltre 200 boutique multibrand di alto livello dislocate su tutto il territorio nazionale: negozi indipendenti multimarca con un rapporto qualità-prezzo eccezionale. E’ proprio questo il tipo di esposizione che dobbiamo esportare. Perché la forza del made in Italy non è fatta solo di griffe

Come vede la situazione politica italiana? Pensa che le imminenti elezioni riusciranno ad eliminare quel senso di instabilità e precarietà del nostro Paese e a dare la scossa necessaria per far ripartire i consumi?

Per fortuna quella dell’anno scorso non è stata una crisi globale. Intendo dire che è diverso dal 2008 o dal 2009 quando sembrava essersi fermato il mondo. Certo, molti Paesi europei come Portogallo, Spagna, Francia, Italia e Grecia sono troppo indebitati per ottenere consensi, ma in questo modo si rischia solo di “fottere” le generazioni future. L’Italia ha sofferto tanto per gli errori passati. E non sto parlando solamente del Governo Berlusconi, ma di tutti i Governi precedenti: il nostro è un Paese fatto di troppa burocrazia, troppe persone che lavorano nello Stato e alzano in modo smisurato i costi della macchina pubblica. E logicamente il Paese è alla frutta: le imprese italiane che sono sempre state sulla cresta dell’onda, dovendo “regalare” oltre il 50% dei loro guadagni proprio allo Stato, non riescono ad essere competitive, non realizzano profitti, non sono più in grado di investire in comunicazione e in ricerca e sviluppo e, di conseguenza, restano indietro e perdono terreno

Che tipo di Governo ha bisogno l’Italia?

Un buon Governo liberale e filoeuropeo che tenga presente i bisogni degli imprenditori ma soprattutto della classe medio bassa che è al collasso. Un Governo di centro-sinistra e non di sinistra-centro. Non un Governo comunista-populista ma democratico. Sono convinto che l’Italia, quella buona, vincerà la sua battaglia. Però si deve capire che il Paese siamo noi: non si può pensare che il Governo faccia tutto. A piccoli passi possiamo cambiarlo anche noi.  In fondo non ci manca nulla: abbiamo un clima meraviglioso, un patrimonio culturale invidiato ovunque, angoli di mare incontaminato, una cucina mediterranea straordinaria e soprattutto gente simpatica…ma cosa vogliamo di più?

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