Chelsea Manning
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Chelsea Manning, storica cover di Vogue per il soldato trans

L'ex talpa di WikiLeaks è stata ritratta da Annie Leibovitz per il magazine femminile. Ecco perchè si tratta di una copertina tanto importante

Costume da bagno intero rosso fuoco, pelle candida e mani tra i biondi capelli. Posa così Chelsea Manning davanti all'obiettivo di Annie Leibovitz che immortala l'ex soldato trans di WikiLeaks per la cover del numero di settembre di Vogue.

Soldato Bradley

"Credo che la libertà sia fatta così" scrive Chelsea su Instagram condividendo la foto. Dopo sette anni di carcere militare la Manning è stata graziata da Barack Obama. In prigione avrebbe dovuto trascorrerne 35 di anni per aver inviato a WikiLeaks migliaia di documenti riservati del Pentagono scoperchiando il vaso di Pandora della segretezza Usa.

Allora Chelsea si chiamava Bradley ed era un analista dell'intelligence dell'esercito Usa. Proprio durante la detenzione in carcere il soldato ha ottenuto - primo nella storia - la possibilità di assumere le terapie ormonali funzionali al cambio di sesso.

Non è stato facile per lui che, sin da bambino, sapeva di vestire il sesso sbagliato e guardava alla sorella maggiore con ammirazione. Ha tentato due volte il suicidio in prigione e ha seguito lunghi scioperi della fame per ottenere la possibilità di diventare se stesso.

La battaglia per i diritti dei militari trans

Obama ha deciso di graziare Chelsea lo scorso maggio e da allora la donna ha ingaggiato una battaglia per il riconoscimento dei diritti dei transessuali nell'esercito Usa.

Il titolo dell'articolo che le viene dedicato da Vogue recita: "Ha cambiato il corso della storia, ora si concentra su se stessa" e spiega come la Manning, 29 anni, ora si senta libera. "Non vivo nella paura, sono felice di essere libera" e poi aggiunge: "Sono rimasta sorpresa dalla quantità di affetto e supporto che ho ricevuto".

 

Indecisa se impegnarsi in politica la donna sta lavorando a un memoir sulla sua esperienza di passaggio di genere per aiutare tanti che come lei non si riconoscono nel proprio sesso eppure vorrebbero servire il Paese da un punto di vista militare. In questo senso la passata amministrazione Usa aveva disposto che il personale trans potesse servire "apertamente" nelle forze armate.

La chiusura di Trump

Un'apertura cui il Governo Trump vorrebbe porre un freno e l'attuale Presidente, via Twitter, ha commentato: "Il Governo americano non accetta o consente che le persone transgender servano nell'esercito americano in qualsiasi funzione. Il nostro esercito dovrebbe concentrarsi su vittorie decisive e travolgenti e non può sostenere il peso dei tremendi costi medici e del disordine che avere transgender nell'esercito comporterebbe".

Dichiarazioni che hanno creato scompiglio tra le forze armate tanto che il Capo di Stato Maggiore Joseph Dunford è dovuto intervenire invitando il personale a restare concentrato sul compimento delle missioni assegnate e a "trattare tutto il nostro personale con rispetto".

Cinque soldati in Tribunale

Ora cinque soldati transessuali, tra i quali tre che hanno servito tanto in Iraq quanto in Afghanistan, hanno chiamato in causa direttamente Trump e altri alti funzionari di Washington, con l'intento di sfidare in tribunale il "bando" sui soldati transgender. "È l'inizio di una lotta importante", ha detto Jennifer Levi, legale impegnato sul caso e direttore di Transgender Rights Project (Glad).

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