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Società

"Smammas", mamme in paillettes cantano per l’indipendenza dei loro bamboccioni

Non una bandiera politica, ma un modo leggero per trasmettere i giusti valori ai propri figli. Prima di tutto quello dell’indipendenza. Anche per il bene di future fidanzate e mogli. Parola di Smammas

Le SmammaS: Carla, Benedetta, Ana Flora e Gisella hanno formato una band e combattono, a suon di musica, per l'indipendenza dei loro ragazzi

Finché vivi in questa casa comandiamo io e papà, perciò cerca di smammare appena hai l’opportunità”. E’ sulla base di questo orecchiabile motivetto che Ana Flore, Gisella, Carla e Benedetta, in arte Le Smammas, puntano per far uscire i loro ragazzi di casa. Quattro mamme, ma soprattutto quattro amiche, che svestono i panni delle casalinghe disperate, per vestire quelli delle moderne Supremes: tute dorate, tacchi vertiginosi, un tripudio di paillettes e via a combattere per l’indipendenza dei propri figli.

Sì, perché quello dell’autonomia dei ragazzi è un problema comune a una mamma italiana su tre.  Le Smammas hanno quindi deciso che non bastava più discutere solo tra di loro di questo tema, che erano stanche di restare in silenzio a guardare i figli crescere senza poter muovere un dito. E hanno scelto un modo, forse un po’ insolito ma si augurano efficace, per portare all’attenzione dell’opinione pubblica la questione, squisitamente made in Italy, dei giovani che, seppur meritevoli, rimangono in casa fino a trent’anni, quando non oltre. Quelli, per intenderci che qualcuno ha definito bamboccioni.

Ed ecco che la polemica assume decisamente altri toni. E nello specifico, i toni sono quelli di una canzone, “composta e cantata per urlare al mondo, ai figli ma anche alle istituzioni, senza però prendersi troppo sul serio, che le mamme sarebbero felici di poter dire “smamma” al proprio “pargolo”, se la società lo consentisse”, spiega Carla, una delle quattro mamme, a Panorama.it, “che non è vero che siamo così possessive e che godiamo della permanenza dei nostri figli tra le quattro mura domestiche. Che li vorremmo vedere fuori, a prendersi l’onere e l’onore delle proprie responsabilità”.  

E’ così che nasce il singolo “Smamma”, cantato per la prima volta ieri sera presso la Dream Factory a Milano: una canzone e video che hanno uno scopo semiserio.

Le Smammas sono autoironiche e si prendono in giro: parlando il linguaggio dei loro figli, vogliono infatti incoraggiarli a tirare fuori questo problema ma anche a trovare insieme la soluzione. “Noi lo facciamo per il bene delle loro future fidanzate e mogli”, scherza ancora Carla che racconta come questa hit non voglia essere una bandiera politica, “ma semplicemente un modo carino per spronare i ragazzi a prendersi le loro responsabilità. Perché, parliamoci chiaro, non è solo colpa della classe politica se i nostri figli trentenni se ne stanno ancora a casa: tanti non hanno alternative, ma sono molti quelli che invece se la prendono con comodo perché stanno bene da mammà”.

Le Smammas si rivolgono ai giovani con un linguaggio semplice fatto di tante frasi che tutti si sono sentiti urlare dai propri genitori: “Questa casa non è un albergo”, “Con tutto quello che abbiamo speso per farti studiare”, “Sei un disgraziato, ti sembra l’ora di tornare?” e ancora “La moto te la scordi” e “Se ti fai il piercing cambio serratura”. Ma cantate fanno tutto un altro effetto. E cantate da quattro mamme travestite e un po’ “incazzate” ancora di più. “Abbiamo ritenuto questo l’unico modo per parlare ai giovani”, conclude Carla, “che ormai si fanno avvicinare solo dalla tecnologia e dalla musica. Speriamo ci seguano. In fondo non abbiamo molte pretese, solo farci ascoltare dai nostri figli”.

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