Kim Davis
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Il caso Kim Davis e il cortocircuito delle libertà in Usa

Come coniugare il diritto al matrimonio gay a quello di professare la propria religione?

Non pare destinata a placarsi in tempi brevi la tempesta giuridica sollevata da Kim Davis, impiegata della Contea di Rowan in Kentucky, diventata famosa per la sua obiezione di coscienza a concedere le licenze per i matrimoni tra persone dello stesso sesso.

La donna, dopo essere stata denunciata da alcune coppie, è finita in prigione con l'accusa di oltraggio alla Corte per non aver applicato la legge (La storica sentenza della Suprema Corte che estende a tutti il diritto di sposarsi a prescindere dal sesso) su decisione del giudice distrettuale David Bunning.

Da lunedì, così, la donna è in carcere ma, tramite i suoi legali, ha fatto sapere di non essere intenzionata a mollare la presa e ha aggiunto che vuole chiedere una sorta di certificato d'esenzione dall'obbligo del rilascio dei certificati in nome della libertà di religione.

Insomma invoca la libertà per negare un'altra libertà creando un corto circuito che in America sta facendo discutere. La Corte non si è ancora espressa anche se un capannello di persone con cartelli di salidarietà la sera si apposta fuori dalla prigione chiedendo che fine abbia fatto la vera libertà religiosa e di pensiero dell'America.

A far visita alla David è stato anche il candidato repubblicano Mike Huckabee che ha promesso di aiutare la donna prendendo le sue difese e organizzando una fiaccolata per le vie di Cincinnati.

Di più ha fatto il senatore texano Ted Cruz, uno dei candidati alle primarie repubblicane del prossimo anno. Cruz ha difeso con forza la Davis: "Chiedo a ogni credente, a ogni costituzionalista e a ogni amante della libertà di stare con Kim Davis e fermare la persecuzione – ha sottolineato – Per la prima volta in assoluto, il governo degli Stati Uniti ha arrestato una donna cristiana perché vuole vivere secondo la sua fede. Questo è sbagliato. Questa non è America".

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