Società

Gli abominevoli turisti delle nevi

In occasione dell’esodo invernale abbiamo chiesto a Ildeboscio* (blog osservatore di costumi e tic contemporanei) di stilare alcuni profili dei frequentatori delle località più note dell’arco alpino. Ne è venuto fuori un reportage ironico, una galleria di personaggi più o meno surreali, a cavallo tra docufiction e letteratura

di Ildeboscio.it* - illustrazioni di Guido Rosa

MADONNA DI CAMPIGLIO
Il figlio del piccolo imprenditore lombardo arriva con il suv nero aziendale del papà, il giaccone a quadretti col pelo, la camicia bastoncino e il maglione rosa. La sua fidanzata ha la borsa Falabella fluo e gli stivali di Ugg e riconosce tutti i tronisti di Uomini e donne che vede passare in paese. Nella valigia di lui: pantaloni azzurri, pantaloni rossi, pantaloni verdi. Nella valigia di lei: iPad, riviste di gossip e 50 sfumature di Grigio, comprato a luglio e non ancora finito.

COURCHEVAL
La coppia di russi si sposta con un Cayenne Turbo bianco con targa personalizzata tipo BAD4SS o 5UP3R R1CH. Sulle piste vestiti Bogner da capo a piedi, la sera italiano sartoriale lui, total look francese lei. Dicono sempre «pruestige, pruestige, pruestige». Comprano il supercorredo da sci per campionissimi per tentare di imparare, ma smettono sempre dopo poche lezioni. Sulle piste preferiscono mangiare l’hamburger col caviale. Ognuno con due cellulari Vertu, quando hanno terminato gli acquisti tornano in albergo (quello più caro) e ricadono nella loro apatia, annoiandosi terribilmente.

SANKT MORITZ
Imprenditore quarantenne, pantaloni gialli, occhiali a goccia, cohiba in bocca, si lamenta che il Cayenne si è piantato sul Julierpass mentre mangia da Hauser un filetto di canguro. La moglie è vestita francese, coi tacchi, ingioiellata come la Madonna di Loreto, e si rimpinza di pretzel col salmone. Sulle piste indossano Bogner o Jet Set. Frase cult: «Al Palace ci vanno solo i nuovi ricchi. Io alloggio da generazioni a Suvretta, dove c’è la vera aristocrazia».

CRANS-MONTANA
Il brillante banker milanese ebreo (non osservante) trapiantato a Londra arriva in aereo da Gatwick atterrando a Ginevra, dove lo aspetta l’affezionato tassista «che viene a prendere la mia famiglia fino a Milano da generazioni». Quest’anno sfoggia la nuova fidanzata newyorkese con scarponcino Ugg in pelo di volpe che, a casa, spiegherà agli amici che Crans è come Aspen, ma infinitamente più chic. Sulle piste dalle 8 di mattina, a pranzo esausto si ingozza di croute au fromage a Chetzeron. Poi, verso le 5, scende allo Sporting, dove i soliti tre amici professionisti di centrodestra intonano Com’è bello far l’amore da Trieste in giù, bevendo una Williamine.

CORTINA D'AMPEZZO
Avvocato romano quarantacinquenne, viene qui con il Range Rover Evoque e la sua bella giacca tecnica. Sa dove sono le case di tutti: dei Barilla, dei Coen, dei Riello, dei De Longhi, della Marta, dei Mondadori. Alloggia con la moglie e i figli all’Hotel Posta. Per scherzare ripete a memoria i dialoghi di Vacanze di Natale 83. Ha la tuta hi-tech Spyder, gli sci da gigante Atomic, ma ormai scia meno e preferisce sfondarsi di polenta, cervo e capriolo, e dunque riversa sui figli le sue ansie competitive, obbligandoli a frequentare scuole di sci da competizione. Accompagna sulle piste i pargoli di città alle 8.15, sonnolenti e agghindati come atleti di coppa del mondo, verso la gloria.

COURMAYEUR
Il genovese col loden non scia e non pratica alcun tipo di sport. Passa le sue giornate a passeggiare, leggere al bar Posta nella sala col camino, bere, fumare, lamentarsi. Pontifica, fa ironia. Compra alla libreria Buona stampa eleganti libretti bianchi sulla storia del paese a cavallo della guerra. Non si spiega il perché di tanta fatica sportiva, ma non ha il coraggio di dirlo. Lui poi sarebbe anche rimasto a casa. Anche in montagna indossa le solite Clark, scivola in continuazione e muore di freddo (ma giura di no) per colpa della giacca non tecnica. La parola che ripete più spesso è understatement. Ha un cellulare che non fa le foto e una sequela di maglioni che pizzicano. La notte, ammorbidito da due bottiglie di temibile Torrette superiore, guarda il cielo limpidissimo della Val Ferret.

VERBIER
L’investment banker compra la casa qui perché è una scelta obbligata, e poi ci sono tutti i suoi colleghi. Indossa cashmere a otto fili, guida una Mercedes classe G, fuma sigari avana, ma alla fine è una persona riservata. In fondo è contento che non ci siano tanti italiani, apprezza la sobrietà calvinista, le tute tecnicissime, gli zaini Patagonia e Peak, l’assenza dei tacchi e delle pellicce. Sta ore al Blackberry e non smette mai di lavorare. La moglie è bionda, nevrotica, lavora al Fai, porta sempre il cerchietto ed è bravissima sugli sci.

SESTRIERE
Consulente quasi quarantenne, arriva con il Fiat Freemont e si presenta sulle piste alle 12.00 perché il pomeridiano costa meno e sono tutti a mangiare. Tiene traccia di quante piste riesce a percorrere e annota i tempi di attesa agli impianti, per poi mettere tutto su Excel e costruire un grafico sugli orari migliori. Alloggia nelle orribili torri costruite dagli Agnelli. Suo padre era un quadro Fiat e lo portava al Sestriere fin da piccolissimo. I suoi punti forti sono l’austerità, le giacche a vento Kway e Robe di Kappa, il borsello a tracolla, il maglione sulle spalle quando è al ristorante, e il pizzetto.

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