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Società

Festival di Roma: Manie, ipocondrie e fobie da star

Dall'ossessione per i cassetti in ordine di Isabella Ferrari alla fissazione per la puntualità di Luca Argentero

Isabella Ferrari sul set di Storia di Laura

Isabella Ferrari – Credits: Olycom

Piccole grandi nevrosi quotidiane. Ne soffriamo tutti, e i divi del mondo dello spettacolo non fanno eccezione. Tic, fobie, ossessioni spiccano poi in un microcosmo come un festival, tra maratone di eventi, interviste e passerelle sul red carpet. Saltando tutte le manie più note di vari nomi del nostro spettacolo  - per citarne solo qualcuna: Francesca Comencini, Ambra Angiolini e Martina Stella pare condividano una certa antipatia, se non  proprio fobia, per l’aereo, mentre Claudia Gerini, Luisa Ranieri e molte altre impazziscono per le scarpe, la lista potrebbe proseguire a lungo – proviamo a concentrarci solo su quello che, giorno per giorno, stiamo vedendo, sentendo, origliando, spiando durante il Festival capitolino.

Gli ipocondriaci

Dici ipocondria e nel cinema italiano risponde Carlo Verdone, la cui ossessione e competenza verso il settore farmaceutico è ormai nota. In Maledetto il giorno che t’ho incontrato la condivideva con Margherita Buy, che nel documentario Carlo! afferma ironica qualcosa come “Il Lexotan? Mi piace molto... le pillole in particolare... le trovo buone”. Poi all’incontro con i giornalisti per il film La Scoperta dell’alba non esita a dichiarare: “Io mi odio delle volte. Oppure odio delle cose che ho fatto da piccola. Sono la migliore nemica di me stessa”.

Fissazioni e manie

Tornando a Verdone, esilarante la confessione di sua figlia Giulia: "Da piccola mi imponeva di pregare non solo per i nonni ma anche per Jimi Hendrix, tutte le sere". Fissazioni, manie, sono pane quotidiano dell’attrice Toni Colette che nel film Mental smaschera tutte le finte e ipocrite falsità quotidiane. Ci si finge normali, e invece “io adoro i folli!”, esclama candida Violante Placido, per poi svelare la sua ostinazione a mettersi in mezzo per dividere la gente che litiga per strada. “Se vedo un ragazzo che urla o aggredisce la fidanzata mi viene spontaneo intervenire, è più forte di me. Una volta l’ho fatto addirittura in Marocco, separando due tizi pieni di ira e di cicatrici che stavano per accoltellarsi per nulla”.

E' al festival per il film Il Cecchino insieme a Luca Argentero. Uno che, oltre al pallino della solidarietà (ha fondato la Onlus 1 Caffè ), ha quello della puntualità. Se un autista deve andarlo a prendere a una certa ora per portarlo su un set, lui scende sempre alcuni minuti prima, per sicurezza. Addirittura ieri si è presentato alle interviste con venti minuti di anticipo. “Ho fatto bene ad andare via prima dalla cena di ieri sera, mi sono riposato”, ammette sorridente e fiero di sé. Isabella Ferrari, senza veli nel criticatissimo E la chiamano estate, confessa invece che la sua mania quotidiana è “mettere a posto i cassetti”. Una fissata dell’ordine che però ha amato “il caos interiore del mio personaggio”.

Ansie e fobie

Se Jude Law da piccolo aveva "paura di essere inseguito, ma non del buio, né dell’Uomo Nero", Michele Placido nutre un’ansia più concreta: “Sul set con Violante l’unica mia preoccupazione era: saprà a memoria la parte? Farà bene questa scena? Riuscirà a convincere Daniel Auteuil?”. Ansie da padre-regista, insomma, che si preoccupa per i figli: “Alcuni hanno scelto il mio stesso mestiere: lo sanno che è difficile?”.

Come bambini

C’è chi per qualche momento torna bambino. Sylvester Stallone approfitta del set: “Avevo sempre sognato una scena di lotta con le asce, finalmente mi sono divertito”, ha confessato presentando Bullet to the head.  Invece Rich Moore, regista del film d’animazione dagli incassi stellari negli USA Ralph Spaccatutto, lo fa tutti i giorni: “Ho videogiocato per tutta la vita e continuo a farlo portandomi il cellulare dietro, pieno di videogames. Non solo: ho trasmesso questa passione ai miei figli, quando il mio bambino mi ha battuto a Super Mario è stato un giorno triste”.

Macabro e sorprendente infine Guillermo del Toro, produttore di Le 5 leggende, che urla a gran voce: “Jeffrey Katzenberg va matto per il gelato alla stracciatella!”, e intanto confessa non solo di essere rimasto “stregato dalla fiaba di Pinocchio”, ma anche di trovare confortevoli i cimiteri: “Fin da piccolo mi sono sempre appassionato a catacombe e soprattutto ai cimiteri: sono i giardini più belli e tranquilli del mondo". Se lo dice lui.

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