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Società

Famiglie allargate. Estate matrigna...

...o patrigna, figliastra, multiparentale e chi più ne ha più ne metta. L’Italia ormai fa i conti con la famiglia allargata e lo slalom degli affetti

di Terry Marocco e Bianca Stancanelli  

La più cattiva del reame rimane lei, la matrigna. Quando Charlize Theron appare, bellissima e crudele in sinistro abito nero, nell’ultimo remake di iancaneve (e il cacciatore), tutti sappiamo che per la ragazza si mette male. Poi però c’è la vita vera. E dalla fiaba a Valérie Trierweiler, compagna del presidente francese François Hollande, è un attimo. È lei la matrigna di Francia. D’altronde, la donna che prende il posto di una mamma non ha mai goduto di buona fama. E buona stampa.

Ma oggi che 2,7 milioni di italiani vivono in famiglie cosiddette ricostituite, con le matrigne bisogna fare i conti. In Italia, certifica l’Istat nel Rapporto 2012, sono 893 mila le famiglie al secondo giro di giostra con nuovi partner al fianco. Vent’anni fa, nel 1993, non arrivavano a 600 mila. "La famiglia tradizionale non è più il modello prevalente, nemmeno nel Mezzogiorno" stabilisce l’Istat nell’ultimo rapporto.

"Sono bifamiglie con bigenitori, i figli possono trovarsi fino a quattro figure genitoriali" spiega la sociologa Chiara Saraceno. "Genitori che sono costretti a negoziare più di un tempo, figli che devono districarsi fra otto nonni per scoprire che quello con cui sono affini è quello acquisito". Si apre così la strada alle nuove "famiglie liquide", come le ha definite il sociologo Pierpaolo Donati, presidente dell’Osservatorio nazionale sulle famiglie, in un rapporto appena pubblicato dall’editore Carocci. Spiega Donati: «In Italia la famiglia normocostituita, il nucleo stabile formato da un uomo, una donna, i figli, è ormai una minoranza, riguarda il 40 per cento del totale". L’altro 60 assume le forme più svariate: può capitare di crescere con una madre single, più raramente con un padre single, in una coppia dove a uno dei genitori naturali si è sostituito un nuovo partner. O in una casa con due mamme o due papà. E trovarsi sempre più spesso in situazioni simili a quelle descritte da Susanna Novaro, romana, impiegata all’università, due figli da due uomini diversi e un fidanzato con coppia di figli di madri diverse: "L’incubo era il rinnovo dei passaporti. Arrivavamo in commissariato in massa: ex mariti, ex mogli, nuovi compagni, nuove compagne, i figli degli uni e delle altre, e cominciavamo a declinare nomi e date di nascita. Capitava sempre che il funzionario si accasciasse sfinito mormorando: “Non ci capisco più niente. Chi è il padre di chi?'".

Quante famiglie può avere oggi un bambino? Secondo il demografo Alessandro Rosina "le coppie con figli sono 9,5 milioni. Le 'stepfamily', cioè le ricostituite, sono aumentate circa di un terzo. Quelle monogenitoriali sono raddoppiate negli ultimi 20 anni e oggi sono il 13 per cento dei nuclei familiari, circa 2,2 milioni di genitori che fanno le veci di entrambi. Soprattutto madri». Sono ancora le donne a reggere le sorti della famiglia, anche se subentrano a matrimoni troppo brevi e si trovano a educare bambini così piccoli che a malapena parlano. E fanno persino fatica a trovare loro un nome appropriato.

"L’anno scorso, per la Festa della mamma, la bambina mi ha dato un cuore gigante. C’era scritto: auguri alla seconda mamma più brava del mondo» racconta Maria Teresa Galgano, 42 anni, divorziata senza figli. Sette anni fa, in vacanza nel Cilento, ha incontrato un uomo con una bambina che ora ha 10 anni e si sono messi insieme. «Da piccola ha provato a chiamarmi mamma, ma io le ho sempre detto: posso essere la tua più grande amica, ma di mamma ce n’è una sola".

Forse una volta di mamma ce ne era una sola, oggi non è più così. Racconta Lillia Bonomi, teologa che sulla sua esperienza (ha sposato un uomo con tre figli) ha scritto Matrigne (Ancora editrice). "È un manuale di sopravvivenza per mogli di seconda scelta" scherza mentre racconta del rapporto più importante che ha avuto in questi anni: "Non con mio marito, ma con la “mia ex moglie”. La chiamo così perché è nel rapporto tra la matrigna e la ex che si gioca il futuro di una famiglia ricostituita, purtroppo spesso sulla pelle dei figli". La sua ex moglie è stata intelligente, non le ha mai messo i figli contro «e ha capito che con tre adolescenti essere in due l’avrebbe aiutata». Da parte sua Bonomi ha sempre rivendicato il nome di matrigna, "senza quell’appellativo non sarei stata nessuno".

Il problema del nuovo lessico familiare è parte centrale del cambiamento. "Mancano le parole, i figli stessi non sanno come chiamare i nuovi compagni dei genitori e questo, secondo i più recenti studi anglosassoni, sarebbe all’origine della fragilità di questi nuovi nuclei ricostituiti" osserva arzio Barbagli, il sociologo che nel 2004 pubblicò per Il Mulino Fare famiglia in Italia, uno studio completo sul tema. "Non c’è più una definizione di famiglia coniugale, dove tutti hanno lo stesso cognome. Sempre più spesso oggi persone con cognomi diversi vivono insieme. Non sono chiari i diritti e i doveri dei genitori e dei nuovi genitori. Se un ragazzo ha un incidente, il compagno della madre, che magari lo ha cresciuto, non può dare neanche il consenso per un’operazione d’urgenza".

Simona Izzo, madre di tutte le matrigne, antesignana della «famigliastra», termine da lei inventato negli anni Novanta, quando scriveva la sceneggiatura per una delle prime fiction tv sulle nuove coppie, è invece così positiva da scriverci un libro che uscirà a settembre per la Mondadori: Baciami per sempre, diario di una famiglia allargata. «La famigliona è più capiente, più elastica, più concava di una famiglia tradizionale. Questi figli crescono con padri e madri spirituali che danno un’idea diversa di come si può essere uomini e donne» sostiene.

Saranno anche spirituali, ma ascoltando le loro storie sembrano delle vie crucis. Almeno per quanto riguarda le donne. «I patrigni sono sant’uomini che salvano una donna sola con i figli. Noi invece siamo le rovinafamiglia, non abbiamo un ruolo sociale né legale» spiega Rossella Calabrò, copywriter e autrice del libro Di matrigna ce n’è una sola (Sonzogno). Nel 2007 ha fondato il Club delle matrigne, sulla scia del francese Club des maratres: "Ci incontriamo a Roma e Milano per confrontarci tra povere ingenue, che pensavano che un uomo divorziato fosse un uomo libero".
Niente di più sbagliato: "I figliastri all’inizio ti remano contro, l’ex moglie ti calunnia, il tuo compagno preferisce fingersi morto pur di non affrontare la situazione. A me è andata bene, mi sono sposata e ho due figliastre adorabili. Ma all’inizio piangevo tutto il giorno" racconta. Innamorata di un uomo separato con due bambine avute da due madri diverse, Calabrò si è trovata sbalzata in un mondo "in cui le mie esigenze pratiche non venivano prese in considerazione. I weekend erano decisi dagli impegni delle altre due donne, che li dovevano concordare con fidanzati e altre ex, così i vari Natale e compleanni in differita: legami che non si possono spezzare".

È la dura vita delle matrigne di oggi: quasi tutte soffrono della sindrome Rebecca la prima moglie, come nell’inquietante romanzo di Daphne du Maurier sulla supremazia della donna che è venuta prima; devono sopportare le foto dell’ex nuora che le suocere imperterrite tengono in camera da letto e si sognano di partecipare al saggio di danza della scuola, perché lì tocca alla vera mamma.

Ma dura è anche la vita dei figli che si trovano un’estranea a fare da madre: "La chiamavamo Crudelia. Con me e i miei fratelli era insofferente, anaffettiva, passava le giornate a spostare piatti e bicchieri perché pensava che dando una sua sistemazione agli oggetti si sarebbe sentita a casa. Oggi dopo tanti anni insieme mi fa quasi pena: era insicura, fragile, non sapeva che ruolo avere con noi": racconta così Raffaella il rapporto con la compagna del padre. La crisi dei modelli tradizionali non è indolore, avverte il sociologo Donati. "La liquefazione delle relazioni familiari ha spesso come conseguenza l’emergere di comportamenti a rischio, specie nell’adolescenza".

Secondo lo psicoanalista Gustavo Pietropolli Charmet, "quando il nuovo compagno non pretende di avere un ruolo paterno o materno, ma solo di essere un adulto di riferimento, le cose vanno bene. Quello che invece prima non esisteva, e queste nuove famiglie hanno portato alla ribaltà, è la sessualità dei genitori". Per generazioni i genitori sono stati visti come essere asessuati, oggi i bambini fin da piccoli si trovano a cercare nuove spiegazioni. L’antropologo Pier Giorgio Solinas racconta un episodio: "Mamma e bambino, sul lettone, sfogliano fumetti insieme con il nuovo compagno di lei. D’un tratto il piccolo si rivolge all’uomo: 'Io ho più diritto di te di stare in questo letto perché io sono più parente della mamma'". La famiglia borghese del film di Ettore Scola non esiste più, e tanto meno quella del Mulino Bianco. "Meglio così, più crescono le figure genitoriali di riferimento e più affetto avranno i figli" crede Laura Pigozzi, psicoanalista che ha scritto Chi è la più cattiva del reame? Ecco, chi è?

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