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L’Italia che ce la fa (e lavora, Agosto incluso)

Uno dei vantaggi del mio mestiere è che ti mette in contatto con i mondi più disparati. Politici e avvocati, assassini e vittime, soubrette e clochard, prostitute e drogati, ma anche persone “comuni” con storie incredibili. I più mi invidiano …Leggi tutto

Uno dei vantaggi del mio mestiere è che ti mette in contatto con i mondi più disparati. Politici e avvocati, assassini e vittime, soubrette e clochard, prostitute e drogati, ma anche persone “comuni” con storie incredibili. I più mi invidiano la possibilità di avvicinare personaggi che vivono in un mondo distante dal nostro, magari anche fisicamente, come le star di Hollywood o gli sportivi più pagati. Ma più di tutto questo mestiere, negli ultimi anni, mi ha dato la possibilità di scoprire forza, genio e risorse della nostra Italia.
Un targhetta di una maglia ritrovata per caso dopo una diretta e acquistata tanti anni fa, mi ha permesso di arrivare dal consumatore al produttore. Privilegio del mestiere. Non è distribuito nelle grandi catene, quindi mi impunto e chiamo l’azienda, sperando sia italiana. Cercato il numero, chiesto dove potevo trovare ancora quella marca nella mia città, e una chiacchera tira l’altra… E la storia dell’etichetta è diventata la storia di un’azienda tutta italiana che si è “salvata” da pre e post crisi. Di una famiglia, mamma, papà e una bimba, che mi hanno raccontato come guardare avanti e non voltarsi indietro sia già la prima bella spinta. L’azienda è di Castano Primo, e siamo in un piccolo paese (altre che super fabbriche alle porte delle grandi metropoli) vicino Magenta. Si chiama Cotton Srl, produce e distribuisce svariati marchio di abbigliamento, linee giovani e più rigorose, per teen-ager ma anche per signora. Insomma ce n’è per tutti. E forse già qui c’è uno dei segreti di questa piccola (si fa per dire) azienda di 38 dipendenti , anzi 38 “famiglie”, tutte italiane. Pensare a più soluzioni, più possibilità. Certo investire e’ un rischio, ma evidentemente i rischi possono ripagare..
Marco Fermi, il titolare, ha iniziato a 28 anni e oggi ne ha 19 di più. Una moglie e una bimba, Claudia, la “nenette” di casa. All’epoca credere in un progetto significava poter sognare, perché in quel periodo la situazione economica era diversa e ingegno e impegno erano sinonimi di successo. “Sì però io non mi sento mai arrivato, anzi…” Mi racconta al telefono che se dovesse spiegarmi come è sopravvissuto a questi anni di carestia la risposta è triplice “Essere in prima linea.. prendere gli schiaffi.. farne tesoro e rialzarsi”
Tradotto – vado ai numeri perché questi davvero mi fanno capire come dalla crisi l’italia che vanta la qualità altissima dei suoi prodotti può sollevarsi – vuol dire che nel 2011 il fatturato era di 12 milioni di euro, nel 2013 sono già attorno ai 17, e la previsioni del 2014 è superiori ai 20. “lo sa che per il 2015 puntiamo a vendere 30?”
E’ un’azienda italiana. Che si è mossa prima di altri per sopravivere ai mostri sacri del pret a porter vendendo anche in Russia, in Spagna, etc etc. Sacrifici. Pochi sprechi. Passione.
E’ la storia di tante imprese del made in Italy, ma con la differenza che ci ha creduto. Che non ha mollato. La telefonata di “curiosità” che poi si trasformerà nella storia che leggete si deve interrompere. “scusi sa, siamo alle prese con l’estivo..” c’è ancora qualcosa da vendere..? “no, no.. l’estate dell’anno prossimo si vende ora. Vedesse che collezione..” Insomma quel che si dice ragionare con largo anticipo. O semplicemente essere avanti.
Ps. L’azienda non chiude nemmeno d’estate. Solo i due giorni di ferragosto. Questo si chiama rimboccarsi le maniche.

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