Società

C’erano una volta i fornelli, ora è design

Le grandi aziende italiane della cucina cavalcano la rivoluzione culturale. E scelgono grandi architetti

Se un architetto della fama del giapponese Kengo Kuma non ha esitato a ridisegnare uno dei capisaldi della tradizione gastronomica italiana come i tajarin piemontesi, non stupisce che Renzo Piano abbia deciso di mettersi a disegnare anche piani cottura, e Mario Bellini forni.

Il mondo della cucina è ormai sinonimo di stile; le archistar si piegano alle leggi del mercato e si adeguano all’ondata di notorietà che invade il settore anche grazie al logo Masterchef. La cucina è l’icona globale di un universo che vuole affermare il principio di affrancamento dalla necessità-e-basta: stare in cucina è cool, chi non ama farlo sbaglia. Ovvio che, davanti a questa specie di mania collettiva, le aziende produttrici di cucine esultino.

"Il connubio cibo-design è vincente in tutto il mondo", dice Stefano Vellucci, a capo della marchigiana Spar, "e ormai in paesi emergenti come Cina e Turchia avere una cucina italiana in casa fa la differenza. È status symbol e proprio per questo in un anno disastroso come il 2012 la nostra azienda ha notevolmente incrementato le esportazioni verso questi due mercati. Del resto, anche in paesi tradizionalisti la cucina ormai si è aperta alla casa ed è diventata parte integrante del cosiddetto living. È valore aggiunto".

Il valore del concept design, un settore nel quale gli italiani sono maestri: ma passare dalla rappresentazione alla realtà, ai tempi di Gordon Ramsey, è comunque una sfida da vincere a suon di ricerca e immaginazione. Lo sa bene Carlo Colombo, architetto fuoriclasse che progetta anche per Varenna, ovvero il top dello stile italiano, il lusso riservato a chi non sente crisi. Colombo risponde al telefono dalla macchina, mentre torna a Milano dalle terre del tartufo, dopo una gara culinaria tra architetti e designer, appunto; ultima moda del lifestyle all’italiana.

"Le cucine oggi sono il fulcro delle abitazioni" dice il creatore della Twelve by Varenna "soprattutto se dotate di un’isola centrale sostituiscono quello che un tempo era il camino di Frank Lloyd Wright; quindi noi nel progettarle dobbiamo anche sapere osare. Per esempio, tenendole sospese, o giocando sulle profondità. Facendo ricerca continua su materiali e tecnologie. E soprattutto, cucinando: perché non si può fare buona progettazione di cucine se non si ama anche usarle".

Si dice d’accordo Matteo Beraldi, anche se, aggiunge, "non sono certo Carlo Cracco". A 29 anni, milanese, Beraldi per l’ispirazione della sua cucina Alicante, prodotta da Febal, è partito dall’immagine del dragone cinese e dell’Artemide di Vico Magistretti per il concept di una cucina che negasse la staticità e fosse pensata per i giovani. "Il design delle cucine è una sfida esaltante" dice Beraldi. "Le isole sono meravigliose, però noi architetti dobbiamo rivolgerci anche a chi vive in un bilocale. E poi è intrigante lavorare sui particolari; l’avreste mai detto che la progettazione di una cucina passa, per un buon 50 per cento, dalla maniglia? Se sbagli quella, hai rovinato tutto".

Fu così che si scoprì che il diavolo, anche in cucina, si nasconde davvero nei dettagli. Altro che Hell’s Kitchen...

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