Società

Lunghezza, mezza bellezza

Continuano a rimbalzare tra la rete e il mondo reale i risultati della ricerca che fa chiarezza sul più grande dilemma maschile fin dall'adolescenza

L’abbiamo fatto tutti: a casa, a scuola, all’oratorio. “Quanto ce l’ho lungo?” è il quesito che ogni maschio si è posto, in segreto, millantando in pubblico misure che lo tormentavano in privato. Ma la vera domanda, che non avevamo il coraggio di porci, era: “quanto dovrei avercelo lungo?”.

Perché una misura standard avrà pur dovuto esserci, una dimensione che ci potesse dare una patente grazie alla quale vantarci, disperarci, o sentirci, banalmente, “normali”.

Calcoli astrusi, metodologie di misurazione che trasformavano i giovani (e i meno giovani) maschi, in potenziali architetti, disposti a impugnare il calibro e a teorizzare sui punti di partenza per guadagnare centimetri.

Tutta una vita passata a confrontarsi con il trabocchetto:
- Contano più le dimensioni o saperlo usare?
- Saperlo usare.
- Ecco, un altro che ce l’ha piccolo.

Chiunque abbia giocato a calcio, abbia fatto nuoto, o altri sport di squadra in cui dopo allenamenti e partite si finiva tutti sotto la doccia, ha sempre saputo esattamente il suo posto nel mondo.

Allo stesso modo, chiunque abbia abbastanza amiche del sesso opposto sa bene che la comprensione femminile è solo una gigantesca balla. Alle dimensioni ci fanno caso, eccome, e ne parlano e sparlano volentieri, senza risparmiarsi nel deridere pubblicamente i poco prestanti.

Si sa, il detto originario, benché censurato, è sempre stato: "lunghezza, mezza bellezza".

Ma qual è la misura giusta?

La risposta, scientificamente, arriva in questi giorni dallo studio pubblicato sul British Journal of Urology International, che ha confrontato i dati su un campione di oltre 15mila uomini.
Risultato: 9,16 cm flaccido, 13,12 cm in erezione.

E qui cascano gli asini.
Se sommassimo le dimensioni dichiarate dalle tavolate di amici, il conto non tornerebbe mai. Il dato risulterebbe follemente falsato, come il numero dei “nonni partigiani”. Se i partigiani dichiarati corrispondessero ai partigiani effettivamente esistiti, non ci sarebbero stati fascisti da combattere.
Ma sappiamo che non è andata così.

La differenza tra centimetri dichiarati e centimetri effettivi ci inchioda tutti al ruolo grottesco di partigiani di noi stessi, facendo di noi millantatori una categoria trasversale, priva di censo, religione, età, tutti a fingere una dotazione improbabile, tutti a ignorare la realtà, fino a convincere prima di tutto se stessi, di avere in dote qualcosa che non potremmo avere.

Come si misura

Il metodo corretto di misurazione, a quanto pare, considera la lunghezza dall’osso pubico alla punta del glande (quanti bari si staranno sentendo smascherati, leggendo!). Tra gli altri dati da segnalare: solo il 5% degli uomini ha un pene in erezione di 16 centimetri e solo il 5% più piccolo di 10 centimetri.

Un modo per dire: siamo tutti sulla stessa barca.

Questa ricerca dovrebbe decretare la fine delle leggende metropolitane, quelle dicerie che pretenderebbero correlazioni tra dimensioni e altezza, indice di massa corporea, numero di scarpe, distanza pollice indice, e altre astrusità alimentate da chi ha tutto l’interesse a confondere le acque.

In teoria, da adesso, si potrebbe giocare a carte scoperte, ogni uomo, salvo i due 5% estremi (quindi parliamo del 90% di noi maschi), potrebbe vivere il suo corpo con serenità, senza infamia né lode.

Ma così non sarà

Perché la realtà ha sempre meno fascino della finzione. E in fondo, chi non vuole potersi beare di un partigiano in famiglia? Meglio continuare a fingere, pretendere, convincere, rilanciare. Meglio continuare ad arrovellarsi, a non sapere, a persuadere e persuadersi di essere, o meglio, di avere, qualcosa che non abbiamo. Perché, anche se, parafrasando Lucio Dalla, non ci fosse impresa più eccezionale che essere normale, ognuno di noi, nel bene e nel male, preferirà sempre pensarsi speciale.

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