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Scienza

Usare il Dna per ricostruire l’aspetto del viso

Alcuni scienziati olandesi hanno messo a punto un sistema che rivoluzionerà le indagini scientifiche

Recentemente è trapelata la notizia che il Dna ritrovato su una marca da bollo corrisponderebbe a quello del padre dell’assassino di Yara Gambirasio, la tredicenne uccisa barbaramente nel bergamasco a febbraio 2011. Se si riuscisse a individuare il padre, quindi, si potrebbe trovare il colpevole di questo delitto mostruoso; eppure non sarà facile scoprire chi ha utilizzato quella marca da bollo e la prova potrebbe non reggere durante il processo. Pensate se, invece, fosse possibile ricostruire la faccia del colpevole direttamente dal Dna ritrovato sul cadavere della ragazza?

Se il metodo messo a punto dal Department of Forensic Molecular Biology dell’Università di Rotterdam darà i frutti sperati, un giorno non troppo lontano sarà possibile e il mondo delle indagini scientifiche “alla CSI” ne verrà profondamente rivoluzionato. Il team di genetisti guidato da Manfred Kayser ha, infatti, identificato cinque geni fondamentali per determinare l’aspetto del viso di un essere umano.

Anche se centinaia di altri geni coinvolti restano ancora elusivi, i cinque geni trovati da Kayser studiando lo sviluppo dei gemelli sembrerebbero influenzare tratti molto rilevanti, come la larghezza della faccia, la distanza tra gli occhi e la lunghezza del naso. Uno di questi geni, PAX3, era già stato collegato alla forma della faccia nei bambini, mentre altri due sono riconducibili a malformazioni del labbro o della mandibola.

Nonostante questi successi, il lavoro degli scienziati olandesi - pubblicato sulla rivista online PLoS Genetics - ha purtroppo confermato che non ci sono dei singoli geni responsabili per tratti macroscopici e che l’aspetto di un individuo si basa sulle combinazioni di centinaia e forse migliaia di geni diversi. Ancora per qualche tempo, dunque, i criminali potranno sperare di farla franca, ma una volta che questi geni saranno stati identificati - e ormai è solo questione di alcuni anni al massimo -  ogni capello o traccia di saliva persi sulla scena del crimine equivarrà a lasciare la carta d’identità nella tasca della vittima.

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