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Scienza

Un microorganismo svelerà il mistero della vita?

Rinvenuto in Norvegia, non può essere classificato tra nessuna specie conosciuta

di Sabrina Sartori da Oslo

Ci sono volute 130 mila ore di calcoli con un supercomputer e due anni di ricerche genetiche per concludere che quel microscopico organismo non era un fungo, non una pianta, neppure un’alga o tantomeno un animale. Bensì un enigma vivente, una di quelle scoperte che ogni scienziato spera di fare almeno una volta nella vita (e raramente succede).

La minuscola creatura in questione vive nelle profondità melmose di un lago norvegese, l’Aarungen, a 30 chilometri a sud di Oslo. Non è neppure facile da vedere: con i suoi 30-50 millesimi di millimetro di lunghezza (è una delle specie più piccole esistenti) lo si può osservare solo al microscopio. Gli scienziati sapevano già della sua esistenza, il sobbalzo l’hanno fatto quando ne hanno analizzato i geni. Scoprendo che questo microrganismo è talmente misterioso da non avere antenati conosciuti. "Non può essere vero, è stata la nostra prima reazione" racconta Kamran Shalchian-Tabrizi, capo del gruppo di ricerca dell’evoluzione microbica dell’Università di Oslo. "Abbiamo confrontato attentamente i geni del protozoo di Aarungen con tutte le altre specie sequenziate nel mondo. La conclusione è che si è evoluto nel corso di un miliardo di anni lungo un ramo sconosciuto dell’albero della vita".

Gli esseri viventi della Terra, per capire, possono essere divisi in due gruppi: i procarioti e gli eucarioti. Nel primo gruppo, che comprende i batteri, ci sono le forme più semplici e più antiche, prive di nucleo cellulare. Nucleo che invece possiedono le specie eucariote, come gli esseri umani, gli animali e le piante. Il protozoo norvegese, ribattezzato Collodictyon, è talmente speciale da conquistare un ramo tutto suo.

"Noi crediamo che il piccolo organismo di Aarungen ci aiuterà a trovare una risposta all’eterna domanda: da dove veniamo?" dice Shalchian-Tabrizi. Nel suo gruppo lavorano genetisti, bioinformatici, biologi molecolari  e statistici. "È anche grazie a questa sinergia che abbiamo potuto sequenziare 300 mila frammenti del materiale genetico del protozoo. E ancora non sappiamo quanto lungo sia il suo intero genoma. Per ora ci stiamo concentrando sulle parti più importanti, che possono essere usate come una sorta di telescopio nel microcosmo primordiale" precisa.

Per un test completo occorre molto materiale genetico a disposizione. Dag Klaveness, parte dell’équipe norvegese, è riuscito ad allevare grandi quantità del protozoo di Aarungen. Nessuno c’era riuscito prima di lui. Quando vuole catturare il protozoo, Klaveness preleva un po’ di fango dal fondo del lago e lo ricopre con una disgustosa mistura verde di cianobatteri. Una volta che il numero è sufficiente, il Dna viene estratto e confrontato con quello di altre specie.

Sulla scia di questa scoperta, altri esemplari simili ai protozoi Collodictyon sono stati trovati in Giappone e nel Sud est asiatico. Klaveness mostra orgoglioso i nuovi arrivati, che ha iniziato a nutrire con i cianobatteri. L’obiettivo, oltre a capire meglio l’evoluzione della vita sulla Terra, è anche quello di utilizzare i misteriosi protozoi nella purificazione dell’acqua potabile, eliminando le alghe verdi-azzurre, viscide e maleodoranti, e difficili da contrastare.

I ricercatori non sanno esattamente che cosa mangino i protozoi. Quello di Aarungen predilige laghi inquinati, ed è stato trovato anche nel lago Grunewaldsee di Berlino. Una cosa è certa: «Non sono creature socievoli. Proliferano meglio da soli. Appena il cibo scarseggia, il cannibalismo è all’ordine del giorno» dice Klavesess.

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