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Scienza

Staminali, ok per le cure a Celeste. Il padre: sono felice

Il tribunale ha ordinato di non sospendere il trattamento a base di staminali. E il padre della bambina annuncia che continuerà la sua battaglia

staminali

“Sono felice, abbiamo guadagnato tempo e possibilità per la mia bambina. Ma non intendo rompere il silenzio sulle vicende giudiziarie perché ci sono altre battaglie che ci aspettano”. Queste le poche parole con cui Gianpaolo Carrer, il padre della piccola Celeste , ha commentato la sentenza di questa mattina con cui il Tribunale del lavoro di Venezia ha ordinato all'ospedale di Brescia di continuare somministrare a sua figlia le cure a base di cellule staminali.

A dargli la notizia sono stati gli avvocati di famiglia e il dottor Mariano Andolina, il pediatra che segue la bimba di 27 mesi afflitta da atrofia muscolare spinale, una malattia infantile piuttosto rara e finora incurabile. “Ovviamente siamo soddisfatti” ha ribadito Andolina “Ritengo che oggi i giudici abbiano aperto una pagina fondamentale: in Italia ci sono mille pazienti che attendono questa cura e per loro ora si apre una strada di speranza".

Del caso della piccola Celeste, e di un’altra dozzina di pazienti curati presso gli Spedali Civili di Brescia con il cosiddetto protocollo Stamina, si era occupato nei mesi scorsi anche Panorama. La terapia compassionevole a base di cellule staminali, in un primo tempo regolarmente autorizzata dalle autorità sanitarie, era stata sospesa lo scorso maggio dall’Agenzia del farmaco a causa dei rilievi mossi alla Stamina foundation (in passato già finita nel mirino della magistratura) che somministra il trattamento.

Per molti ricercatori la terapia è priva di riscontri clinici, eppure la bimba, come molti altri pazienti affetti da patologie differenti ma sottoposti alle stesse iniezioni di cellule staminali mesenchimali a Brescia, aveva dato segni visibili di miglioramento. Confermati dalle cartelle cliniche e dalla casistica medica, visto che di norma i piccoli affetti da Sma1 (questa la sigla medica dell’atrofia muscolare spinale) non raggiungono i 18 mesi di età.

Il caso ricorda da vicino la controversia Di Bella, anche se genitori e medici interessati hanno sottolineato che, contrariamente a quanto detto e scritto da molti, Celeste non si stava sottoponendo a un “protocollo sperimentale”, ma a una “terapia compassionevole”, cioè uno strumento espressamente previsto da una legge dello Stato, la Turco-Fazio del 2006, prorogata nel 2010.  

La scorsa settimana il giudice del lavoro, a cui la famiglia di Celeste aveva presentato ricorso, in attesa della sentenza aveva disposto che la piccola dovesse proseguire in via transitoria le cure perché in pericolo di vita. Oggi è arrivata invece la sentenza definitiva che, in attesa di una prossima pronuncia del Tar, permette a Celeste di continuare le cure. E ai suoi genitori di continuare a sperare.

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