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Spazio

Un nuovo buco nero gigante scoperto nel cuore della Via Lattea

Vicino al centro galattico ci sarebbe un divoratore cosmico con una massa centomila volte quella del Sole

Dieci seguito da trentaquattro zeri. È la massa, in chilogrammi, di quello che gli astrofisici pensano essere un buco nero a ventiseimila anni luce da noi, cioè a soli duecento anni luce dal centro della nostra galassia.

La scoperta si deve a un team di ricercatori del Department of Physics, Institute of Science and Technology, della Keio University in Giappone.

Come spiegano sull’articolo apparso il 4 settembre sulla rivista Nature Astronomy, gli astrofisici nipponici hanno indagato sulle strane proprietà di un ammasso compatto di gas, chiamato CO–0.40–0.22, che si trova appunto vicino al cuore della Via Lattea.

A inizio 2016, con il radiotelescopio da 45 metri del Nobeyama Radio Observatory (in Giappone), hanno cominciato a misurare la velocità dei gas, principalmente composti da acido cianidrico e monossido di carbonio, di questa immensa nube che misura più di mille anni luce in larghezza.

Successivamente hanno condotto ulteriori indagini con il sistema di radiotelescopi ALMA, in Cile. E da queste osservazioni è emerso che CO–0.40–0.22 emette onde radio simili a quelle irraggiate dal grande buco nero Sagittarius A*.

Quest’ultimo è il buco nero che risiede al centro della Via Lattea (si ritiene che ogni galassia ne abbia uno proprio al centro ma non si sa ancora perché) e il nome deriva dalla direzione da dove provengono le emissioni di onde elettromagnetiche generate dalla sua attività, cioè verso la costellazione del Sagittario.

“Basandoci su un’attenta analisi della cinematica dei gas di CO–0.40–0.22 abbiamo concluso che all’interno di questa nube ci sia un oggetto centomila volte più massiccio del Sole che sta divorando l’ammasso stesso di gas” affermano i ricercatori.

L’anello mancante nell’evoluzione dei buchi neri supermassicci

Il “mostro stellare” scoperto dai giapponesi è però cinquecento volte più piccolo di Sagittarius A*, che in un diametro di quarantaquattro milioni di chilometri, cioè dieci milioni di chilometri in meno della distanza tra Mercurio e il Sole, condensa una massa pari a quattro milioni quella della nostra stella.

Si tratta insomma di un buco nero di dimensioni “intermedie”, il primo che si osserva di questo tipo nella nostra galassia, dove, oltre a Sagittarius A*, gli altri oggetti di questo tipo sono molto più piccoli e derivano dal collasso di quel che rimane di stelle che concludono la loro esistenza esplodendo.

Proprio quello che da tempo gli astrofisici stavano cercando per spiegare come si è generato Sagittarius A*. Infatti a lungo è stato ipotizzato che il gigantesco buco nero al centro della Via Lattea si potrebbe essere formato dalla fusione di molti buchi neri di taglia intermedia: peccato che finora non ne era stato osservato alcuno.

Quindi il buco nero dentro a CO–0.40–0.22, così vicino a quello del centro galattico, diventa la prima prova osservativa in grado di sostenere la teoria pocanzi enunciata.

I prossimi passi saranno quindi monitorare il movimento di CO–0.40–0.22 e di quel che porta nel suo grembo: se emergerà che sta scivolando lentamente verso Sagittarius A*, sarà un’ulteriore conferma che nel corso di miliardi di anni quest’ultimo si è accresciuto proprio tramite tale meccanismo.

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