Spazio

Un disco volante su Marte

È la soluzione che la Nasa pensa di adottare per portare l’uomo sul pianeta rosso. Effettuato il primo test del nuovo veicolo, con risultati non del tutto soddisfacenti

Un disco volante è ammarato sabato 28 giugno nell’Oceano Pacifico, al largo della base della Marina Statunitense di Kauai (Hawaii) alle 11,35 ora locale. Non si è trattato ovviamente di uno sbarco alieno, ma del primo test eseguito dalla Nasa per verificare la tenuta in fase di atterraggio del Low-Density Supersonic Decelerator (Ldsd), il modulo di sbarco scelto dall’agenzia spaziale americana come il veicolo che avrà il compito di far scendere i primi esseri umani su Marte.

Le sue fattezze però ricordano proprio un disco volante, tanto che se uno spettatore ignaro avesse assistito alla sua discesa, avrebbe potuto tranquillamente scambiarlo per un velivolo uscito da un film tipo "incontri ravvicinati", vista l’impressionante somiglianza con la forma, plasmata per decenni nell’immaginario collettivo dalla rappresentazione iconografica dei racconti e pellicole di fantascienza, come antonomasia di ipotetiche astronavi extraterrestri.

La Nasa ha invece scelto una struttura a disco perché considerata dagli ingegneri aerospaziali come la più funzionale per attraversare l’atmosfera del pianeta rosso in decelerazione e posarsi al suolo senza causare danni ai suoi occupanti.

Qualsiasi veicolo spaziale verrà impiegato per traghettare i primi uomini in viaggio dalla Terra (o dalla Stazione Spaziale Internazionale) verso Marte, sarà infatti il modulo Ldsd ad occuparsi del loro sbarco, sganciandosi dalla nave madre in orbita attorno al pianeta e planando verso la superficie. Proprio come facevano i Lem (Lunar Excursion Modules) con gli astronauti delle missioni Apollo che misero piede sulla Luna.

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Però nel caso del pianeta rosso le cose sono ben diverse: atmosfera, forza di gravità e altri fattori hanno limitato finora a una tonnellata e mezzo il carico utile dei velivoli che hanno portato laggiù i vari Curiosity, Opportunity e le altre sonde giunte sul suolo marziano, come le Viking nel 1976. Per una missione umana, sarà necessario decuplicare il peso del modulo di discesa, con tutti i rischi che ciò comporta.

Da qui la prova, costata cento milioni di dollari, realizzata dalla Nasa per testare l’efficienza del progetto Ldsd. Un pallone aerostatico l’ha portato fino a trentacinquemila metri, dopodiché l’Ldsd ha acceso i motori di bordo portandosi fino a cinquanta chilometri d’altezza, al limite della stratosfera.

Lì, a una velocità quattro volte quella del suono, ha cominciato a scendere a Terra, simulando le condizioni di un atterraggio marziano. Per prima cosa si è aperto una sorta di ciambellone gonfiabile di sei metri, con lo scopo di rallentare la sua caduta aumentandone la circonferenza e di conseguenza l’attrito con l’atmosfera.

Poi è entrato in funzione il sistema di frenaggio tramite l’apertura di un paracadute largo trentacinque metri. Telecamere installate sul modulo e da terra hanno registrato tutte le fasi del test. Che non si è concluso coi risultati sperati. Il disco volante è arrivato sì sano e salvo sull’oceano, ma il paracadute non si è dispiegato completamente, come documenta questo video. Un problema serio se fosse accaduto su Marte per l’incolumità dei passeggeri. Nonostante ciò, la Nasa afferma che il test è passato positivamente, ma altre prove sono già pianificate per ovviare agli inconvenienti riscontrati.

 

 

 

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