Lo spettacolo celeste più atteso dell’anno, la pioggia di stelle cadenti di San Lorenzo, non mancherà di deludere tutti quelli che staranno col naso all’insù sperando di vedere una traccia luminosa attraversare la volta celeste e magari esprimere un desiderio come vuole la tradizione.

Ma, a differenza di quanto appunto tramandato dalla cultura popolare, e benché lo sciame meteorico sia già attivo dalla metà di luglio e continuerà fino al 24 agosto, il picco massimo non cadrà in coincidenza con il giorno dedicato al santo martire, il 10 agosto, bensì nel fine settimana che inizierà subito dopo.

Una buona notizia anche per chi non è in ferie ma non vuole comunque perdersi questo meraviglioso appuntamento con uno dei fenomeni più suggestivi del cielo.

Secondo l’esperto della Nasa, Bill Cooke, l’evento raggiungerà infatti il culmine intorno alle 19 ora italiana del 12 agosto. “Ma anche nelle notti precedenti e in quella successiva sono previste cadere dalle 80 a 100 meteore all’ora”.

Dove e quando guardare

Bisogna osservare verso nord est, in direzione della costellazione di Perseo, da cui lo sciame meteorico prende appunto il nome, e da cui si irradia la maggior parte delle meteore.

Ma c’è un piccolo problema: proprio a fianco di quella zona del cielo si troverà anche la Luna, che essendo quasi piena (tre quarti in fase calante) con il suo bagliore offuscherà le stelle cadenti meno luminose, rendendole invisibili all’occhio umano.

“Le Perseidi sono però palle di fuoco molto brillanti, quindi, nonostante l’interferenza della luce lunare, se ne osserveranno almeno 40 o 50 all’ora, vale a dire quasi una al minuto, il che non è affatto male” rassicura Cooke.

Il momento migliore per guardare il cielo è quindi prima delle 23 (per tutte e tre le serate) quando ancora la Luna non è sorta.

Polvere di cometa

Che cosa provoca il fenomeno delle stelle cadenti? Non sono altro che piccolissimi frammenti, non più grandi di granelli di sabbia, lasciati dal passaggio della cometa Swift-Tuttle, il corpo celeste più grande che ciclicamente si avvicina al nostro pianeta.

La Swift-Tuttle ha infatti un nucleo largo ben sedici chilometri e ogni volta che durante la sua orbita si avvicina al Sole (l’ultima volta è stato nel 1992, la prossima nel 2026) perde un po’ di materiale, scongelato dal calore della nostra stella.

Questi finissimi rimasugli rimangono lì nello spazio, a testimonianza del suo passaggio, e quando annualmente l’orbita della Terra incrocia la zona dove la concentrazione dei detriti è massima inevitabilmente moltissimi si scontrano con il nostro pianeta.

Penetrando così ad altissima velocità (circa 60 chilometri al secondo) nell’atmosfera terrestre, a causa dell’attrito sprigionato dall’aria, si incendiano e bruciano, dando così origine al fenomeno che chiamiamo stelle cadenti.

Un po’ di terminologia

Proprio per le loro minuscole dimensioni questi grani di cometa si consumano interamente nell’alta atmosfera e non raggiungono mai il suolo, come al contrario accade per oggetti simili ma molto più grandi che riescono a precipitare quasi integri fino a terra in residui di roccia: le meteoriti.

Da non confondere quindi con le meteore, che invece sono appunto le scie luminose generate dal pulviscolo che si consuma bruciando a migliaia di metri di quota.

Fotografare le Perseidi

Anche se gli smartphone di ultima generazione hanno fotocamere potentissime e luminose non sono lo strumento più indicato per riprendere immagini delle Perseidi, perché non si può ovviamente prevedere l’arrivo di ogni singola meteora, e poiché, inoltre, solcano il cielo molto velocemente, per meno di un secondo.

Il metodo migliore è usare una macchina fotografica e un treppiede (o un supporto altrettanto stabile) e avvalersi della funzione “time lapse”, presente nella maggior parte degli apparecchi digitali.

Si imposta automaticamente una sequenza di scatti che vengono eseguiti a intervalli di tempo regolari (per esempio un minuto, ma si può scegliere qualsiasi durata) per un tot di minuti (ma anche ore).

In questo modo si avranno tantissime foto della stessa zona del cielo che coprono un periodo di tempo abbastanza lungo per poter catturare il fuggente e rapido bagliore di almeno una meteora che attraversa quella porzione della volta celeste nel periodo impostato.

Consigliamo infine obiettivi luminosi e a grand’angolo, dai 18mm in giù.

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