Spazio

Gli universi sono tanti: parola di astrofisico

GIovanni Bignami spiega quanto può essere vasto lo spazio ancora sconosciuto

Se pensate di vivere nell’unico universo possibile, pensate (probabilmente) male. Esiste, racconta l’astrofisico inglese John Barrow nel suo ultimo saggio (Il libro degli universi, Mondadori), una lunga galleria di universi possibili. E molto vivaci, quanto a personalità cosmica, per così dire: «Alcuni si espandono» scrive Barrow «altri si contraggono, altri ancora ruotano come trottole o sono totalmente caotici. Ve ne sono di perfettamente omogenei, di grumosi, di agitati da maree cosmiche, di oscillanti per l’eternità, di freddi e senza vita, di sospinti verso un tumultuoso futuro di espansione crescente».

Composizione-spazio_emb4.jpg

A ciambella. Come potrebbe essere uno dei tanti universi  teorizzati dai fisici: una sorta di cilindro arrotolato, a forma toroidale o a ciambella.

universo-ciambella_emb4.jpg

Quasi tutto oscuro. La composizione dell’universo in cui viviamo secondo le ipotesi. Il 72% è formato dall’energia oscura che accelera l’espansione dell’universo. Il resto consiste di materia luminosa, visibile, e di materia oscura (composta probabilmente di un tipo ancora sconosciuto di particelle).

Bello. Forse un po’ inquietante.  Certo, si tratta di ipotesi ma, assicurano gli studiosi, sono universi coerenti con le leggi della fisica e della gravità. Visitarli non sarà forse mai possibile, peraltro. E dunque, a noi umani confortevolmente ospitati nel nostro consueto universo, cosa importa di questi infiniti mondi possibili?

Importa, o dovrebbe. Se pure nulla cambia, nella realtà quotidiana, anche solo immaginare altri orizzonti ci rende (dopo averlo fatto) diversi. Abbiamo chiesto all’astrofisico Giovanni Bignami di spiegarci qualcosa in più su questi  universi alieni. Potremmo sempre introdurli come argomento di conversazione tra amici. Non tutti riuscirebbero a capirci, ma certo faremmo un figurone.

Il fatto che possano esistere tanti universi anzichè un soltanto, che cosa comporta?

Nella pratica nulla, ovvio. Persino io, come astrofisico, potrei infischiarmene. Ho già il mio daffare a lavorare su un universo accessibile, quello in cui riesco ad arrivare con i fotoni, le particelle della luce o qualche altro scarno messaggero. Eppure pensare che ci siano multiuniversi mi importa eccome, e per due motivi.

Il primo.

Per il principio antropico, innazitutto.

Ossia?

È il principio per cui questo universo ci appare perfettamente congegnato  per permettere la vita umana. Sembra fatto apposta per l’uomo, perché è incredibilmente accurato nelle sue costanti, come la forza elettromagnetica e la forza di gravità: se questi valori fossero anche di poco diversi, le stelle non si formerebbero, per esempio, oppure brucerebbero subito, magari solo in un milione di anni. E allora, in entrambi i casi, addio vita sulla Terra. C’è chi pensa che solo Dio abbia potuto congegnare un universo simile. È un po’ un Dio come tappabuchi, secondo me.

E che cosa c’entra questo con la possibilità che ci siano, da qualche parte, altri universi?

C’entra eccome. Perché se il nostro universo è solo uno dei tanti, allora non è più così misterioso il fatto che proprio questo sia idoneo alla nascita della specie umana. Se ne esistono moltissimi altri, uno compatibile con la vita, cioè con i valori giusti delle costanti fisiche, doveva pur saltare fuori. Si spiega un apparente mistero e si ridimensiona anche la nostra centralità, in un certo senso. Non solo non siamo al centro del sistema solare, come scoprirono Copernico e Galileo, non solo la nostra stella è una qualunque  di 100 miliardi di altre nella nostra Galassia; la nostra galassia è una fra le 100 miliardi che ci sono, e persino il nostro universo, forse, non è nulla di speciale, è uno tra i tantissimi possibili.

Ha detto che il concetto di multiuniversi è importante per due motivi. Il secondo qual è?

Ha a che fare con l’energia oscura, che per noi scienziati è un problema pressocché insolubile. L’energia oscura è una forza misteriosa che accelera l’espansione del nostro universo, ma noi non capiamo che cosa sia. Quando misuriamo la quantità di energia oacura che riempie tutto l’universo e poi cerchiamo di calcolarla con le leggi della fisica che conosciamo, c’è una differenza  spaventosa, che ci lascia attoniti. Invece il concetto di multiuniverso fornisce una nuova architettura matematica che potrebbe rappresentare una soluzione all’enigma della materia oscura.

In che modo?

Anche per la energia oscura vale, in qualche modo, il principio antropico: cioè che l’universo dove viviamo ha la giusta quantità di energia e materia oscura per consentire la nostra vita, attraverso la formazione di stelle, galassie e così via, al ritmo «giusto». Ancora una volta, se gli universi fuori dal nostro sono tantissimi (c’è chi dice 10 alla 500…), proprio la loro molteplicità spiegherebbe il valore «giusto» dell’energia oscura del nostro. Insomma, per fare un Universo che vada bene per noi ce ne vogliono tanti.  

Scoprire i multiversi immagino sia impossibile. Ma riusciremo mai a provare se davvero esistono in un altrove, o sono solo una fantasia di voi astrofisici?

Chi lo sa…mai dire mai. C’è un esempio storico di gaffe sul futuro della comprensione del cielo e della fantasia degli astronomi…Nel 1835 il filosofo francese Auguste Comte pomposamente scrisse: «Mai, con nessun mezzo, riusciremo a studiare la composizione chimica delle stelle». Solo una ventina di anni dopo questa affermazione tranchante, arrivava la prima analisi chimica  del Sole, fatta usando proprio la sua luce. Direi di risentirci tra vent’anni.

© Riproduzione Riservata

Commenti