Spazio

Gli asteroidi non fanno paura. Parola di esperti

A Padova il Centro interdipartimentale di studi e attività spaziali studia come annientare i detriti spaziali. E intercettare e rispedire al mittente eventuali asterodi che puntano la Terra. Piero Benvenuti, direttore del Cisas, spiega il progetto a Panorama.it

L’asteroide Lutetia ripreso dalla camera Osiris - credits Cisas

I Maya sono ormai un ricordo. Ma guai a pensare che il nostro pianeta sia immune da ogni tipo di pericolo. Soprattutto legato a asteroidi che si muovono minacciosi verso il nostro pianeta. Per superare il problema ci ha pensato Il Cisas, Centro interdipartimentale di studi e attività spaziali di Padova, con un progetto che da un lato vuole studiare un metodo efficace per intercettare e rispedire al mittente eventuali asteroidi pronti a impattare sulla Terra, dall'altro risolvere il problema della spazzatura spaziale, pezzi di razzo o satelliti che girano beati nello spazio.

L’obiettivo del progetto, o meglio dei progetti, riguarda il problema dell’eliminazione dei detriti spaziali, ovvero di quei satelliti non più operativi, pezzi di satellite o sezioni di razzi vettori che affollano lo spazio circondante la Terra. “Questa spazzatura spaziale solo raramente rappresenta un pericolo diretto per la popolazione, in quanto la quasi totalità dei detriti ha dimensioni tali da essere completamente bruciati durante l’eventuale rientro nell’atmosfera terrestre" spiega a Panorama.it Piero Benvenuti, direttore del Cisas. "Il pericolo maggiore riguarda i satelliti operativi, come quelli dedicati alle telecomunicazioni, al posizionamento, alla meteorologia e alle altre applicazioni spaziali e soprattutto alla Stazione spaziale internazionale . Un impatto accidentale con un detrito, anche piccolo, può provocare danni irreparabili. I nostri progetti, che proponiamo in risposta al Bando Space della Commissione europea, si propongono di studiare una serie di tecnologie utili all’eliminazione dei detriti, almeno dei più pericolosi, facendoli deviare dalla loro orbita incontrollata e indirizzandoli verso la Terra, in modo tale che vengano distrutti dall’attrito con l’atmosfera. Creeremo molte stelle filanti, spettacolari ma del tutto innocue e contemporaneamente renderemo lo spazio più sicuro”.

Il progetto ha una parte che riguarda anche l'impatto con eventuali asteroidi, anche se in realtà questa applicazione futura non fa parte dei progetti attualmente allo studio. “I problemi da risolvere sono molto simili: si tratta innanzitutto di avvicinarsi al detrito, o all'asteroide, cosa non semplice perché questi non hanno luci di posizione lampeggianti, poi bisogna determinare come l’oggetto stia rotolando lungo la sua orbita in modo da individuare la migliore strategia per deviarne il cammino – aggiunge Benvenuti -. Nel caso del detrito indirizzandolo a Terra, nel caso dell’asteroide, allontanandolo. Si tratta di problemi concettualmente simili, ma enormemente diversi dal punto di vista delle quantità in gioco, sia in termini di dimensioni che di masse coinvolte”.

Per tranquillizzare i lettori, dal centro padovano fanno sapere che gli asteroidi veramente pericolosi per la sopravvivenza del genere umano, cioè capaci di creare catastrofi simili a quella probabilmente responsabile dell’estinzione dei dinosauri circa 65 milioni di anni fa, sono molto rari e attualmente nessuno di quelli noti desta preoccupazioni per i prossimi decenni. Rimane il problema di quelli minori, più difficili da individuare, o delle comete a lunghissimo periodo che, come quelle spettacolari, ma innocue di quest’anno, arrivano nella zona interna del sistema solare per la prima volta da quando quest’ultimo si è formato. Esiste la remota possibilità che una di queste, in futuro, si avvicini pericolosamente alla Terra ed eventualmente vi si schianti.

Per quanto riguarda le tecnologie utilizzate, vengono perseguite tre linee di ricerca complementari. La prima cerca di risolvere il problema dell’aggancio fisico al detrito spaziale del dispositivo che dovrà poi “de-orbitarlo” verso l’atmosfera. Una seconda alternativa  è quella che prevede l’impiego di un tether elettrodinamico, per il quale esiste uno studio finanziato dalla comunità europea cui il Cisas partecipa sotto la coordinazione del professor Lorenzini. Si tratta di uno sviluppo applicativo del concetto di “satellite al guinzaglio”, ideato dal professor Giuseppe Colombo, cui il centro padovano è dedicato, che lo propose e sperimentò in due voli dello Shuttle. In questo caso si sfrutta la proprietà di ottimo conduttore elettrico dell’atmosfera residua, totalmente ionizzata, per creare una sorta di “spira conduttrice” formata da un lato da un filo conduttore isolato saldato al detrito e dal gas ionizzato che “chiude” la spira sulle parti metalliche del detrito. L’interazione elettrodinamica della spira con il campo magnetico terrestre può quindi essere utilizzata per far perdere energia orbitale al detrito e portarlo a disintegrarsi nell’atmosfera più densa. La terza linea di ricerca non prevede un contatto fisico con il detrito, ma si propone di cambiare l’orbita dello stesso attraverso la spinta realizzata da un getto plasma, ovvero gas ionizzato, ad alta velocità emesso verso il detrito da un sistema propulsivo, per esempio un razzo.

Ma al Cisas si guarda anche al futuro. "Il progetto attualmente più impegnativo, condotto dal professor Debei, riguarda la costruzione della strumentazione scientifica Dreams che verrà montata sul modulo di discesa della missione europea ExoMars, prevista per il 2016. La strumentazione di Dreams , acronimo di Dust characterisation risk assesment and enviromental analyzer on the m surface, permetterà di effettuare misurazioni sui parametri atmosferici di Marte in fase di discesa" conclude Benvenuti.

"Un altro progetto, condotto dal professor Barbieri e realizzato una decina d’anni fa, che darà però i suoi frutti a partire dal gennaio del 2014, è la camera televisiva Osiris montata sulla missione europea Rosetta . Lanciata nel marzo del 2004, la navicella Rosetta è in rotta verso la Cometa periodica 67P Churyumov-Gerasimenko attorno alla quale entrerà in orbita per rimanervi circa due anni. Dalla navicella madre partirà un piccolo modulo che discenderà sulla superficie ghiacciata del nucleo della cometa per analizzarne la composizione. Durante tutte le operazioni la camera Osiris invierà a terra immagini ad alta risoluzione del nucleo. Anche se lo strumento è stato realizzato molti anni fa, il Cisas è ancora impegnato nelle operazioni dei meccanismi della camera. Durante il viaggio verso la cometa, Osiris ha potuto riprendere delle bellissime immagini di asteroidi, di quelli innocui, dimostrando di essere all’altezza di una missione tanto delicata quanto affascinante”.

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