Attorno a Proxima Centauri, piccola stella rossa che dista solo 4,2 anni luce dai noi, c’è un pianeta che potrebbe rivelarsi un clone della Terra.

È roccioso, un po’ più grande del nostro (di circa un terzo) e si trova alla giusta distanza dall’astro per mantenere l’acqua allo stato liquido, condizione fondamentale per supportare la vita.

Lo hanno annunciato in una conferenza stampa il 23 agosto gli astronomi che hanno individuato il pianeta, battezzato Proxima-b, e che ne danno notizia sul numero di Nature di questa settimana.

È una scoperta di portata storica: sebbene siano stati identificati finora quasi una decina di mondi simili al nostro, anche attorno a stelle quasi identiche al nostro Sole, Proxima-b è particolarmente speciale.

Infatti Proxima centauri, come suggerisce il nome, è la stella meno distante dal nostro sistema e questo colloca Proxima-b come il pianeta extrasolare più vicino a noi in assoluto.

E lo restera per sempre: non ci sono infatti altre stelle a una distanza inferiore e dunque non si potrà trovare un altro pianeta così prossimo alla Terra.

Tra questo mondo alieno e la nostra dimora c’è solo il freddo e il buio spazio interstellare e nient’altro.

La scoperta osservando la variazione di moto della stella

Il gruppo di astronomi guidato da Guillem Anglada-Escudé della Queen Mary University di Londra ha analizzato i dati raccolti dallo spettrografo UVES e dallo strumento HARPS montato sul telescopio da 3,6 metri di diametro dell’European Southern Observatory di La Silla, in Cile, durante una serie di osservazioni condotte dal 2000 al 2014 e da successive rilevazioni effettuate dal 19 gennaio al 31 marzo di quest’anno.

HARP e UVES hanno misurato la variazione delle frequenze delle radiazioni elettromagnetiche emesse da Proxima centauri per determinarne il moto: se la stella infatti si avvicina anche minimamente nella direzione della Terra allora queste risultano spostate verso il rosso, mentre se l’astro si allontana le frequenze variano verso il blu.

Il fenomeno è noto come effetto Doppler e ha consentito di calcolare con estrema precisione il moto periodico del corpo celeste nello spazio.

Studiando ulteriormente questi spostamenti, impercettibili dalla Terra e quasi impossibili da rilevare con un telescopio ottico, è emerso che il movimento di Proxima centauri è causato dalla forza gravitazionale di un corpo celeste che le orbita attorno.

Una probabile Terra bis attorno a un sole rosso

Dai dati osservativi è risultato che si tratta di un pianeta roccioso con una massa pari a 1,3 volte quella terrestre e che compie una rivoluzione attorno alla stella ogni 11,2 giorni a una distanza di sette milioni e mezzo di chilometri, circa un ventesimo del diametro dell’orbita terrestre.

A quella distanza un pianeta nel nostro sistema solare si squaglierebbe come neve in estate, data la vicinanza col Sole. Ma Proxima centauri è una nana rossa, cioè una stella molto piccola e poco calda. Ha un diametro di soli duecentomila chilometri, appena una volta e mezza cioè quello di Giove e otto volte minore di quello del Sole, con una massa dieci volte inferiore.

Rispetto alla nostra stella, poi, la sua luminosità totale è addirittura cinquanta volte più flebile. Come tutte le nane rosse, la tipologia di stelle più abbondante nell’universo e che costituisce l’ottanta per cento degli astri della Via Lattea, anche Proxima centauri emette radiazione prevalentemente infrarossa.

Significa che alla distanza di 7,5 milioni di chilometri il pianeta Proxima-b riceve la giusta quantità di calore per avere un clima temperato e poter mantenere sulla sua superficie acqua allo stato liquido.

Vita extraterrestre?

Proxima-b ha dunque tutte le caratteristiche per poter essere potenzialmente abitabile. Ma può esserci vita laggiù? Il dibattito è apertissimo.

Innanzitutto la stella è legata gravitazionalmente ad Alfa centauri, un sistema di stelle doppio, ma questo non dovrebbe influire più di tanto.

Quel che invece potrebbe giocare un ruolo negativo allo sviluppo della vita sono le forze mareali esercitate dalla stella madre così vicina che potrebbero impedire una regolare circolazione atmosferica. Ma gli scienziati discordano sugli eventuali effetti di questo fenomeno su una potenziale atmosfera di Proxima-b.

Inoltre a quella distanza il flusso del campo magnetico della stella raggiunge un’intensità seicento volte quella del Sole: tuttavia diversi studi hanno dimostrato che pianeti di questo tipo possono aver un campo magnetico in grado di proteggere la loro atmosfera dall’erosione esercitata da tale flusso.

E poi ci sono i bombardamenti di raggi X, stimati quattrocento volte più forti di quelli a cui è sottoposta la Terra. Anche in questo caso studi di sistemi planetari simili indicano che i danni provocati sarebbero relativamente limitati.

Viaggi interstellari

Insomma, gli scienziati non sono concordi nello stabilire se ci siano o meno le condizioni idonee alla vita. Di certo si sa che la stella rimarrà stabile ancora per parecchie migliaia di miliardi di anni: se non si sono evolute forme di vita c’è tutto il tempo necessario perché si sviluppino in futuro.

Per togliere ogni dubbio si potrebbe inviare una sonda interstellare verso Proxima centauri per esplorare il suo sistema planetario. Ma quanto impiegherebbe per giungere a destinazione?

La sonda New Horizon, l’oggetto più veloce che l’uomo abbia mai spedito nello spazio e che lo scorso anno è arrivata nei pressi di Plutone, può raggiungere una velocità di venti chilometri al secondo. Per coprire i quattro anni luce che ci separano da Proxima centauri a un velivolo simile occorrerebbero circa centoquarantamila anni.

Gli scienziati non escludono che nei prossimi secoli, quando la tecnologia permetterà di realizzare motori in grado di spingere una sonda a velocità adeguate, sarà possibile raggiungere Proxima-b in qualche secolo o addirittura nel giro di poche decine di anni.

Spetterà dunque ai nostri pronipoti essere testimoni del primo vero contatto dell’umanità con un mondo alieno.

 


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